IMMIGRAZIONE LATINOAMERICANA NEGLI STATI UNITI: IN CRISI L’AMMINISTRAZIONE BIDEN

Fonte immagine: https://www.tempi.it/messico-sempre-piu-ostile-alle-carovane-di-migranti-bisogna-ristabilire-lordine/

Centomila arresti sono stati fatti al confine tra Messico e USA, a causa dell’aumento delle persone che stanno tentando di attraversarlo. Il caso segna la prima vera crisi dell’amministrazione Biden. 

Aumento del flusso migratorio negli Stati Uniti 

Nell’ultimo mese, migliaia di migranti provenienti dall’America Centrale si stanno accalcando al confine tra Messico e Stati Uniti. Alcuni collaboratori di Reuters hanno affermato che gli Stati Uniti stanno espellendo molti migrantivicino al confine, di fatto aprendo una crisi importante -ufficialmente la prima- dall’insediamento dell’amministrazione Biden.

Secondo la Customs and border protection (Cbp), agenzia statunitense responsabile del controllo e della sorveglianza dei confini, era dal 2019 che non accadeva un aumento così rilevante dell’attraversamento del confine da parte di numerosi latinoamericani. Purtroppo l’evento ha causato l’arresto di circa 100.000 persone.

Tra il totale dei migranti, una grande porzione è composta da famiglie -ben 20.000- e minori non accompagnati -all’incirca 9.500-. Nell’area dove avvengono i maggiori attraversamenti di confine, in Texas più precisamente nella Valle del Rio Grande, ad alcuni nuclei familiari è stato concesso il rilascio ed è stato loro permesso di chiedere asilo. 

Il Presidente Biden, riconoscendo la gravità della situazione, ha lanciato ai migranti  un appello, chiedendo loro di non recarsi negli Stati Uniti per il momento e di rimanere nelle proprie case almeno finché la situazione difficile presentata dalla pandemia non si alleggerisce.

Il segretario per la Sicurezza Nazionale, Alejandro Mayorkas, ha ribadito la necessità di mantenere chiuso il confine, perchè per il momento la gestione della pandemia è la priorità. È stata fortemente messo in crisi il sistema previsto dal Presidente Biden durante il suo insediamento alla Casa Bianca, il quale prevedeva che ci sarebbe stato un allentamento delle misure contro l’immigrazione irregolare, che interessa soprattutto i latini americani.

L’accoglienza non solo è stata messa in discussione dall’incremento del flusso migratorio ma anche a causa della pandemia, che ha visto la diminuzione dei posti disponibili all’interno dei centri di accoglienza. 

Trump e tolleranza zero verso i migranti

Uno dei principali punti che ha portato il Presidente Trump ad essere eletto è stato sicuramente il suo atteggiamento aggressivo rivolto verso l’immigrazione irregolare. Appena dall’insediamento erano stati approvati tutta una serie di provvedimenti volti a limitare l’ingresso degli immigrati negli Stati Uniti, di aumentare i controlli di frontiera e rafforzare il sistema di espulsione.

Quest’ultimo specialmente avveniva grazie al restringimento della lista di reati per la quale un migrante può essere espulso dal paese. Questa politica anti-immigratoria non veniva rivolta soltanto nei confronti dei latinoamericani, ma anche verso coloro che provenivano da paesi musulmani. 

In questo modo, il Presidente della propaganda del “build the wall”, ovvero la costruzione -anche se in realtà sarebbe più corretto parlare di estensione (in quanto già esistente)- del muro al confine con il Messico e del Travel Ban -ovvero la sospensione temporanea dell’ingresso di cittadini di alcuni paesi di religione musulmana come l’Iran-, si era potuto assicurare la diminuzione del flusso migratorio verso gli Stati Uniti. 

A facilitare la politica anti-immigratoria del Presidente Trump comunque è stata la pandemia da Coronavirus. I provvedimenti adottati nel 2020 dall’ex inquilino della Casa Bianca hanno interessato la questione della salute pubblica, per cui c’è stata l’introduzione di un codice di emergenza, chiamato Titolo42 che voleva la limitazione dei viaggi non essenziali, volto inoltre ad un ulteriore rafforzamento delle espulsioni che avvenivano in modo immediato, di fatto non contemplando nemmeno l’arresto e la possibilità di richiesta d’asilo. 

La prima crisi per l’amministrazione Biden 

Per cambiare la direzione intollerante del suo predecessore, che ha causato trattamenti disumani come rimpatri approssimativi e divisione delle famiglie, il Presidente Biden sin dal suo insediamento a gennaio 2021, ha avanzato una proposta di regolarizzazione di milioni di immigrati.

A causa della cancellazione delle politiche trumpiane, molti migranti hanno colto l’occasione di attraversare il confine, spinti dalle migliori condizioni che si stavano prospettando. L’aumento del flusso causato da una politica migratoria più aperta e il rallentamento del rinnovamento delle strutture di accoglienza, trascurate dall’amministrazione precedente, hanno originato la prima crisi dell’attuale governo, il quale si è dovuto impegnare a mettere da parte alcuni dei progetti per difendere la salute pubblica, mantenendo alcune delle misure tanto criticate.

Una di queste riguarda il mantenimento del Titolo42, anche se è stato applicato un esonero nei confronti delle categorie più vulnerabili e dei minori non accompagnati, che ha visto un aumento non indifferente dei minorenni che attraversano il confine, mandati avanti dai genitori nella speranza di un ricongiungimento futuro.

Anche se il Presidente stesso non la definisce una crisi vera e propria, comunque tale avvenimento sta creando delle conseguenze politiche preoccupanti, in quanto sia il Partito Repubblicano che quello Democratico hanno mosso delle critiche nei confronti della cattiva gestione dimostrata dall’amministrazione. I primi accusano di non avere controllo dei confini e di essere troppo permissivi nei confronti dei migranti, mentre i secondi -soprattutto l’ala più a sinistra- incolpano il mantenimento di politiche disumane. 

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