ACCORDO DI COOPERAZIONE IRAN-CINA: TEHERAN PUNTA A PECHINO PER SFUGGIRE ALL’ISOLAMENTO INTERNAZIONALE

Fonte immagine: Ansa.it

Nella giornata di Sabato 27 Marzo i vertici iraniani e quelli cinesi hanno firmato un nuovo accordo di cooperazione tra Teheran e Pechino. Un piano globale e di lunga durata che consoliderà le relazioni tra la Repubblica islamica degli ayatollah e il Dragone.

L’intesa non riguarderà solo i rapporti economici e militari tra i due Paesi, ma sarà cruciale anche e soprattutto in chiave di equilibri politici e geopolitici.La firma infatti arriva in un momento di stallo della negoziazione del JCPOA ( il piano sul nucleare iraniano). Sebbene Joe Biden abbia aperto ad una possibile cooperazione con l’Iran in materia di nucleare, al momento le sanzioni su Tehran restano in essere, senza accenno ad essere almeno diminuite. L’America vuole giocare la carta dello “stick and carrot” e aspetta che Tehran faccia la prima mossa per fare eventuali concessioni. L’intesa con la Cina però, rischia di mettere pressione alla Casa Bianca che potrebbe perdere la leverage sulla dirigenza iraniana, già restia a compromessi e ora, con questo avvicinamento al Paese di Xi Jinping, verosimilmente meno bisognosa della benevolenza degli Stati Uniti.

Il piano di cooperazione: 

L’accordo firmato lo scorso sabato è senza dubbio molto importante per l’Iran. In primo luogo in chiave energetica. Teheran infatti, tra i più grandi produttori mondiali di greggio, si trova strozzata dalle sanzioni statunitensi e impossibilitata a commerciare il petrolio in Occidente. La Cina rappresenta la chiave di volta per il mercato del greggio, che potrebbe così essere venduto ai cinesi e dare una scossa all’economia iraniana. 

Oltre alla questione petrolifera l’intesa prevede anche un’intensificazione del  volume degli scambi commerciali e una spinta al settore privato. Sul piano infrastrutturale infatti la Cina si è impegnata a  destinare 120 milioni alla costruzione di strade, ferrovie e reti aeroportuali. C’è inoltre il tema vaccini; con l’accordo Pechino si impegnerà ad aumentare le forniture all’alleato mediorientale. Fino ad ora a Teheran sono già state recapitate 250.000 dosi del vaccino Sinopharm; cifra che verrà ulteriormente incrementata. 

Questa partnership è molto strutturata e mira a consolidare le relazioni bilaterali sul lungo periodo. L’arco temporale di riferimento è infatti di 25 anni, segno che da ambo le parti c’è una forte volontà di stringere i rapporti. Del resto per Teheran questo accordo quadro potrebbe voler dire sopravvivenza, data la morsa delle sanzioni americane che di fatto isolano l’Iran su scala globale. Pechino da parte sua mira ad integrare il paese del presidente Rohani nell’ambizioso progetto della “Nuova via della seta” e ad assicurarsi un approvvigionamento di petrolio stabile e a basso costo per un lungo lasso temporale. 

Pressione su Washington: 

La risonanza dell’intesa sino-iraniana è forte. Washington dovrà fare attenzione ai prossimi sviluppi. L’accordo con la Cina infatti potrebbe portare l’Iran ad uscire, almeno parzialmente, dall’isolamento internazionale in cui versa attualmente, data l’impossibilità di instaurare legami commerciali con l’Occidente. Inoltre l’intesa arriva in un momento delicato in cui i rapporti tra Cina e Stati Uniti sono ai ferri corti. Il vertice tenutosi in Alaska la scorsa settimana infatti non ha portato ad alcun disgelo, anzi. Quello che Antony Blinken ha definito essere “il più grande test geopolitico del mondo” sembra aver fallito e ora Joe Biden deve marcare stretto i cinesi. 

L’accordo Cina-Iran, oltre a rafforzare un legame di vecchia data tra i due paesi, si basa su una comunanza di intenti: arginare gli Stati Uniti. L’Iran, con Pechino dalla sua, avrà sicuramente un alleato potente al tavolo negoziale per il piano nucleare, nel caso in cui Biden e gli altri dovessero decidere di riaprire il dossier e Pechino, tra i maggiori acquirenti di greggio globali, si assicurerà prezzi competitivi e un’alleanza stabile in chiave espansionistica nella regione eurasiatica. 

Conclusione:

In un contesto multipolare e mutevole come quello odierno, un accordo con base temporale fissata a 25 anni è sicuramente un segnale forte. Entrambi i paesi hanno le idee molto chiare su quali equilibri vorranno mantenere nelle prossime due decadi. 

Lo scacchiere geopolitico mondiale è sempre più infiammato e a quanto pare, l’accoppiata Teheran-Pechino sembra aver fatto scacco matto. Ora si attendono contromosse statunitensi. 

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