26 MARZO 1991: IL MERCOSUR COMPIE 30 ANNI

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Con il Trattato di Asunción del 26 marzo 1991 nasce 30 anni fa il MERCOSUR con lo scopo di creare uno spazio di cooperazione e di integrazione economica nella regione latinoamericana. Dopo 30 anni a che punto siamo? 

Sotto la presidenza di turno dell’Argentina, il 26 marzo si sono celebrati via web – a causa della pandemia in corso – i 30 anni del MERCOSUR (Mercado Comun del Sur), l’organizzazione per il libero scambio tra Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay.

Nel 2012 si è unito anche il Venezuela -sospeso dal 2016 – mentre il Cile e Bolivia, in qualità di paesi associati, hanno stretto legami molto forti con il Mercosur anche se il primo, ad oggi, non ha alcuna intenzione di aderirvi poiché considera tale organizzazione ancora troppo debole per assicurare una stabilità economica nella regione latinoamericana, mentre il secondo incalza in maniera decisiva la sua richiesta di adesione – ufficializzata nel 2015 – a membro effettivo dell’organizzazione. 

Facendo un breve excursus storico, l’unione del Cono Sud dell’America Latina non è un’idea nata effettivamente trent’anni fa. Già agli inizi del XX secolo – precisamente nel 1909 – iniziò a circolare l’idea di creare il progetto di un’unione doganale tra i paesi membri e fondatori oggi dello stesso Mercosur. 

Il progetto inizia a farsi strada in modo concreto solo negli anni ’80 quando sia l’Argentina che il Brasile, entusiasti della loro ritrovata democrazia, cominciano a pensare che la possibilità di un’unione economica e doganale sia fattibile.

Le due economie principali del Cono Sud si erano ignorate per più di un secolo, per poi ritrovarsi a metà degli anni ’80 sulla stessa strada, ossia quella dell’ammodernamento – e dell’apertura – dei loro sistemi economici sostanzialmente basati su forme obsolete e autarchiche. 

La necessità di fare investimenti di modernizzazione e rendere competitive le proprie economie sul mercato internazionale, uniti al peso dei debiti esteri contratti negli anni precedenti e la difficoltà di trovare nuovi creditori, rese più conveniente un percorso “comune”.

Con la dichiarazione di Foz de Iguaçu del dicembre 1985, si sigla l’impegno a presentare entro metà dell’anno successivo le linee guida per il rapporto di cooperazione, e nel luglio dello stesso anno viene firmato un accordo – Acta para la Integración  Argentino – Brasilena – formato da dodici protocolli commerciali. 

Segue nel 1988 un vero e proprio trattato tra i due paesi ai quali si aggiunge l’Uruguay fino al 1991 dove il Paraguay fa il suo ingresso e si sigla il Trattato di Asunción che sancisce di fatto la nascita del Mercosur.

Dopo trent’anni a che punto siamo? La risposta non è del tutto positiva viste le enormi potenzialità che questo mercato ha al suo interno e dell’impatto internazionale che lo stesso esercita nel contesto geopolitico internazionale.

A dispetto della sua bassa densità di popolazione, l’area del Mercosur è popolata da circa 295 milioni di abitanti, un territorio con enormi risorse energetiche rinnovabili e non e comprendente una delle più grandi riserve d’acqua dolce al mondo: l’Acquifero Guaranì. 

Eppure l’importanza del Mercosur non è ancora riconosciuta appieno, nemmeno da quegli stessi Stati che la compongono – Argentina e Brasile su tutti – i quali nel corso degli anni hanno preferito adottare un approccio che andasse a favore dei propri governi nazionali piuttosto che all’integrazione regionale auspicata ad Asunción nel 1991.

L’attuale situazione pandemica non ha fatto altro che accentuare questa disgregazione, dovuta anche dalla diversa incidenza che il virus ha avuto e sta avendo su ogni singolo Paese membro – il Brasile attualmente resta il più colpito – e più che trovare inclusione sembra che il Mercosur sia terreno fertile per il libero scambio di vedute e organizzazioni completamente diverse tra loro.

Testimone di ciò è il discorso di apertura del Presidente uruguaiano Luis Lacalle Pou, che ha definito il regolamento attuale “una zavorra” che non permette al suo Paese di intraprendere rapporti commerciali con altri partner, determinando da un lato perdite e possibilità commerciali, e dall’altro richiedendo dunque una maggiore flessibilità. Di qui la replica di Fernández: “non vogliamo essere la zavorra di nessuno, se siamo una zavorra che prendano un’altra nave”, ha concluso il leader della Casa Rosada.

Se il  j’accuse del Presidente uruguayo raccoglie i malumori insiti da tempo nei paesi più piccoli che si sentono schiacciati dalla preponderanza dei due giganti – Argentina e Brasile – che si dividono gran parte del mercato intrazonale e  mette in risalto ancora dopo 30 anni la debolezza del Mercosur inadatto a creare ancor prima che un’unione doganale, un’unione politica, dall’altro la scarsa risposta diplomatica da parte dell’Argentina, mostra l’intransigenza di aprire il Mercosur al mercato internazionale chiedendo piuttosto maggiore integrazione ai membri intrazonali, richiesta che trova le sue basi nella difficoltà del governo di Fernández di gestire una fortissima crisi finanziaria che va ben al di là delle conseguenze dell’impatto della pandemia, e ritiene necessario rafforzare l’integrazione regionale prima di esporsi ad ulteriori aperture commerciali come richiesto dai governi di orientamento liberista di Brasile, Uruguay e Paraguay.

Al netto delle preoccupazioni delle richieste dei paesi liberisti, si trova uno degli obiettivi più importanti raggiunti nel 2019 dal Mercosur: dopo vent’anni di trattative finalmente è stato firmato l’accordo con l’Unione Europea , un trattato che vale circa 88 miliardi di euro.

Al di là delle diverse vedute politiche ed economiche dei singoli Paesi, la debolezza del Mercosur si ritrova nella lentezza del volume degli scambi commerciali degli ultimi vent’anni tra i paesi membri: tale empasse si è accentuata con l’ingresso prepotente della Cina come maggior competitor nel mercato globale e soprattutto sudamericano.

Alla luce di queste situazioni, le considerazioni da fare non sono molte e sono del tutto evidenti: se l’obiettivo dell’unione doganale è stato raggiunto, quello economico è ancora un miraggio.

Nei suoi trent’anni di attività, il Mercosur non è ancora riuscito a ragionare in termini di gruppo ma il bipolarismo rappresentato dall’Argentina da un lato, e dal governo di Bolsonaro dall’altro, continuano a condizionare il buon funzionamento di un’associazione che se rafforzata, diventerebbe un punto di forza economico, politico, sociale su chiave globale e non solo regionale.

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