L’IMPATTO MULTIDIMENSIONALE DEL CONFLITTO LIBICO IN TUNISIA

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Il conflitto libico ha avuto un impatto importante sulle dimensioni socioeconomica e securitaria della vicina Tunisia. La stabilità del nuovo governo beneficerebbe entrambi i Paesi. 

Pochi giorni fa il Presidente tunisino Kais Saied si è recato in Libia per una visita ufficiale, la prima dal 2012. L’Incontro mira a mostrare il sostegno della Tunisia al processo di democratizzazione in Libia. Questo processo ha subito una svolta importante, anche se incerta, con l’insediamento del nuovo governo, sostenuto dalle Nazioni Unite, con l’incarico di portare la Libia alle elezioni parlamentari e presidenziali che si terranno nel dicembre 2021. 

La visita si propone di rilanciare e rafforzare la cooperazione tra Tunisia e Libia, in particolare nei settori quali l’economia, la sanità, i trasporti e il sistema educativo, con l’obiettivo di restaurare stabilità e prosperità in Libia, anche a beneficio della Tunisia. Infatti, a causa dei forti legami tra i due paesi, il conflitto in Libia ha influenzato l’economia e la società tunisina attraverso diversi fattori interconnessi tra loro.

L’impatto del conflitto libico in Tunisia. L’aumento del costo della vita. 

Con lo scoppio delle rivolte nel 2011, molte famiglie libiche hanno deciso di lasciare il proprio paese e spostarsi nella vicina Tunisia. Questi spostamenti, di carattere inizialmente provvisorio, diventano permanenze sempre più lunghe, anche se la volontà rimane quella di tornare in Libia una volta migliorata la situazione. 

Gran parte di coloro che si spostano in Tunisia, per periodi più o meno lunghi, appartiene alla classe media e possiede, quindi, un potere di acquisto molto più alto rispetto alle famiglie tunisine. È infatti da ricordare che, prima delle rivolte e del conseguente conflitto interno, la Libia registrava uno dei redditi pro capite più alti del continente africano. 

La presenza di famiglie libiche appartenenti alla classe media destabilizza la società e l’economia tunisina. Ad esempio, nel 2019, un’analisi pubblicata da Agenzia Nova riporta varie testimonianze dell’aumento esponenziale dei prezzi degli affitti dal 2011, arrivando ad aumentare del 100 per cento già nel 2013. Questo perché il mercato affittuario si adegua alla richiesta crescente dei libici e alla loro disponibilità a pagare consistenti somme di denaro per appartamenti di valore medio, provocando un aumento del costo della vita. 

Diversi proprietari di appartamenti approfittano dell’andamento del mercato e aumentano i prezzi degli affitti alle famiglie tunisine residenti. Alcune di queste, non potendo permettersi tali cifre, devono lasciare le loro case. Nel tessuto sociale, questa dinamica scaturisce il malcontento dei tunisini e la nascita di risentimento nei confronti dei libici.

Il settore sanitario 

Un altro fattore fondamentale per comprendere l’impatto del conflitto libico in Tunisia è il settore sanitario, il quale è sempre stato elemento di cooperazione tra Libia e Tunisia. La Tunisia e più in particolare la città di Sfax, situata sulla costa orientale del paese, è da anni meta per coloro che vengono definiti come medical tourists, ossia libici che si spostano in Tunisia per necessità di cure mediche. 

Le rivolte in Libia del 2011, tuttavia, segnano un cambiamento significativo. Sfax diventa la meta non più solo per coloro che necessitano di assistenza medica di routine ma anche, e in modo più prominente, per i feriti di guerra e coloro che non hanno la possibilità di accedere a cure urgenti a causa delle infrastrutture mediche danneggiate o distrutte dagli attacchi armati nel paese

I servizi sanitari tunisini spendono per adeguarsi e per offrire cure ai feriti di guerra, solitamente più costose rispetto a quelle per i pazienti regolari. Il pagamento di questi costi spesso tarda ad arrivare, dato che lo stato libico è in una situazione di instabilità e crisi. Questo provoca l’indebitamento delle cliniche private di Sfax, facendo inevitabilmente pressione sull’economia tunisina. 

La riduzione delle rimesse e l’aumento della disoccupazione

Un ulteriore fattore è individuabile nel rientro di molti lavoratori tunisini dalla Libia. Prima del 2011, migliaia di tunisini risiedevano ufficialmente in Libia. Lo scoppio del conflitto e il susseguirsi di violenze nel paese portano molti a decidere di tornare in Tunisia. Secondo uno studio effettuato dalla Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia Occidentale (ESCWA), la Banca Mondiale e l’Istituto Tunisino di Competitività e Studi Quantitativi, 91.669 tunisini vivevano in Libia nel 2010. Nel 2015, solo 31.681 tunisini risiedevano in Libia. Questi ritorni comportano una riduzione delle rimesse e un conseguente shock della domanda nel mercato del lavoro tunisino, con un tasso di disoccupazione al 15% nel 2015 e in continuo aumento negli anni successivi, fino ad arrivare al 16% nel 2019. 

La percezione di insicurezza

Un ulteriore fattore può essere individuato nell’aumento della percezione di insicurezza nella regione. Nel corso degli ultimi dieci anni, la Tunisia subisce diversi attacchi terroristici tra cui, nel 2015, l’attacco al Museo del Bardo nella capitale Tunisi. Secondo le autorità tunisine, gli autori di molti di questi attacchi sono stati addestrati nei campi jihadisti in Libia. Nello stesso anno, l’ex primo ministro Habib Essid dichiara che “la sicurezza in Libia significa la sicurezza in Tunisia”, evidenziando il legame stretto tra i due paesi in tema di sicurezza.

Il governo tunisino risponde a questa situazione aumentando la spesa per la difesa e la sicurezza nazionale. Nel 2010, la spesa per la sicurezza e la difesa ammontava a circa l’11% del bilancio del governo, raggiungendo il 18% nel 2015. Per aumentare gli investimenti nel settore della sicurezza, il governo ricorre alla riduzione della spesa per impegni sociali e all’aumento delle tasse. Inevitabilmente, questa decisione esercita forti pressioni sui risparmi e i sui consumi delle famiglie tunisine, aumentandone le difficoltà e il malcontento. 

L’interesse tunisino per il processo di pace in Libia

Il perpetuarsi del conflitto libico ha avuto un impatto multidimensionale rilevante sulla Tunisia: la pressione economica, il malcontento sociale e la percezione di insicurezza nella regione sono chiaramente connessi all’instabilità politica in Libia. La possibilità per la Libia di voltare pagina dopo dieci anni di guerra e sofferenze rappresenta un mutuo beneficio per Libia e Tunisia

Recuperando il suo storico partner commerciale, la Tunisia può trovare beneficio a livello domestico, risollevando l’economia e rilanciando la cooperazione in diversi settori, così come a livello internazionale, posizionandosi in maniera strategica nella regione del Maghreb e impedendo ad attori esterni, come la Turchia, di giocare un ruolo chiave nella futura Libia. 

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