LE RED FLAGS DELLA CORRUZIONE

https://pixabay.com/photos/croatia-man-swimming-boat-2613957/

Gli arbitrati MOL nascono dai reclami in merito all’asserito fallimento da parte del Governo croato nel potenziare l’attività di trading del gas della società INA in cui MOL, azionista ungherese, aveva investito (in perdita), nonché per presunti ritardi e irregolarità nella concessione delle licenze e l’azione penale dell’AD.

Nel 2003 le autorità croate avviarono la privatizzazione di INA Industrije Nafta d.d. (INA), la più importante impresa croata nel settore petrolifero e del gas. MOL Hungarian Oil and Gas PLC (MOL), una società ungherese, ne acquisiva una quota azionaria pari al 25% + 1. 

Il governo croato proseguiva il processo di privatizzazione di INA riducendo via via la propria partecipazione azionaria. I negoziati culminavano in due accordi conclusi il 30 gennaio 2009 (‘2009 Shareholders’ agreements’). In esito, MOL diveniva principale azionista di INA con una quota di proprietà azionaria di poco inferiore al 50% e il controllo di gestione della società. 

Due arbitrati hanno visto quali parti contrapposte MOL e il governo croato: un arbitrato UNCITRAL amministrato dalla Corte Permanente di Arbitrato (CPA), conclusosi a favore della Croazia, e un arbitrato ICSID, in corso, per trattamento ingiusto e iniquo ed espropriazione posti in essere dal Governo croato ai danni di INA. 

In entrambi gli arbitrati la principale argomentazione croata era ed è quella per cui il CEO di MOL e il suo presidente Zsolt Hernadi avrebbero ottenuto gli accordi del 2009 corrompendo il Primo Ministro croato, Ivo Sanader. 

La Croazia evidenziava come, nel novembre 2012, Sanader aveva subito una condanna da parte del tribunale croato per aver ricevuto, appunto, tangenti pari a cinque milioni di euro da MOL in cambio della facilitazione degli accordi del 2009. Nel luglio 2015, però, la Corte Suprema croata annullava tale condanna per corruzione contro Sanader, non già nel merito ma per errori procedurali, ordinando la revisione del processo. 

Le autorità croate sollevavano anche un’accusa contro Zsolt Hernadi per aver pagato tangenti per assicurare a MOL una quota azionaria significativa in INA, ma Hernadi ha sempre eluso il processo.

Secondo la Croazia, quindi, l’investitore non avrebbe mai effettuato un investimento valido, in quanto affetto da corruzione. 

D’altra parte, MOL ha sempre negato la commissione di qualsivoglia illecito, affermando che le accuse di corruzione sono state intentate nello sforzo da parte della Croazia finalizzato ad assumere nuovamente il controllo in INA. 

La prova della corruzione è tutt’altro che agevole in quanto solitamente vi è scarsa – se non alcuna – prova concreta. Il tribunale ICSID dovrà stabilire quindi, anzitutto, come affrontare questa particolare situazione dal momento che l’investitore contesta fermamente la denuncia di corruzione mentre i fatti e le circostanze del caso suggeriscono che gli accordi del 2009 potrebbero essere stati, in effetti, contaminati da corruzione.

Il tribunale ICSID dovrà quindi stabilire se la prova possa essere soddisfatta semplicemente attraverso l’asserzione delle cd. red flags, ossia quegli indici stabiliti dalla comunità internazionale, come indicatori di attività corruttiva. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from LAW & RIGHTS