LA RIAPERTUA DI ALCUNI VALICHI COMMERCIALI NON SALVERÀ L’ECONOMIA SIRIANA

FONTE: L’INDRO.IT

Mosca rafforza i bombardamenti contro gli insorti nella Siria nord-occidentale ma stipula un accordo per riaprire dei valichi commerciali. Difficilmente ciò servirà all’economia di Damasco avviare la sua ripresa.

Situazione attuale del conflitto

Ormai giunto al suo decimo anno, il conflitto siriano ripropone le stesse dinamiche e gli stessi attori con le loro strategie geopolitiche. Poche le certezze a lungo termine, se non quella di assistere ad una divisione sempre più marcata dei territori. Il nord-ovest è ancora nelle mani dei ribelli cooptati dalla Turchia e dai terroristi Haya’t Tahrir Al-Sham (ex Fronte Al-Nusra) che sembrano non voler cedere alle pressioni politico-diplomatiche e militari russe, di Assad e degli alleati iraniani.

Per quanto riguarda l’area orientale, qui si attesta la presenza degli Stati Uniti che supportano militarmente i Curdi delle Forze Democratiche Siriane e di militari russi che garantiscono la sicurezza dell’area, e delle milizie filo-turche dell’opposizione. Spingendoci più a est, invece, verso l’Eufrate, le Forze Democratiche Siriane (FDS) dominano quasi incontrastate e controllano i pozzi petroliferi, nonostante sporadici scontri con forze russe e milizie filo-iraniane.

Attualmente, in prossimità delle elezioni legislative e presidenziali di maggio-luglio che dovrebbero confermare la figura del presidente Assad, la Russia è sempre più decisa a dettare le sorti del conflitto.

Infatti Mosca, non solo intensifica i bombardamenti sui territori controllati dai ribelli filo-turchi nella parte nord-ovest ma, per l’ennesima volta, non è una novità, detta le regole geopolitiche del conflitto.

Recentemente ha annunciato la nascita di un accordo con Ankara per riaprire alcuni valichi commerciali nel territorio siriano.

Economia salva con la riapertura dei valichi? No

Il raggiungimento dell’accordo in questione tra Mosca e Ankara è stato annunciato da fonti del Cremlino, nonostante l’opposizione siriana e il governo di Damasco e il regime siriano non abbiano fatto trapelare ancora nulla a tal proposito.

Nel dettaglio, dopo 10 anni di conflitto, si assisterebbe alla riapertura dei valichi situati nell’area governativa sotto il controllo della Russia e dell’Iran (Siria centrale), in quella nord-orientale controllata dalle FDS, dai Russi e in parte dalla Turchia, e in quella orientale.

La prima difficoltà legata a tale accordo consisterebbe nel fatto che difficilmente le milizie dell’opposizione sul campo e le diverse sigle terroristiche potranno dare il proprio consenso, soprattutto nel momento in cui l’aviazione russa intende indebolirle ulteriormente con attacchi massicci.

Dal punto di vista economico sarà molto difficile far riprendere l’economia siriana e stabilizzarla gradualmente. La persistente svalutazione della lira è un fattore che non può essere tralasciato nel complesso puzzle nazionale; le merci, da diverso tempo, fanno registrare costi elevati e il divario tra le diverse aree del Paese è sempre più visibile.

E ancora, nel dettaglio, l’accordo contempla la riapertura del valico tra la zona nord-occidentale di Idlib e la pianura posta a sud di Aleppo (nelle mani di Assad e dei suoi alleati). Tuttavia pesa l’impossibilità di avviare il prima possibile la ricostruzione del Paese, anche considerando le continue offensive dei vari attori sul campo che non sono disposti ad abbandonare le aree conquistate fino ad ora.

Le motivazioni geopolitiche della riapertura dei valichi

Contemporaneamente al rafforzamento dei bombardamenti russi contro l’opposizione armata nelle zone occidentali del Paese e in corrispondenza dei valichi commerciali tra l’area nord-occidentale e quella nord-orientale, si può comprendere come l’obiettivo di tali azioni, da parte del Cremlino, sia quello di costringere i ribelli legati alla Turchia e le milizie curde ad abbandonare i territori da loro occupati. Questo per facilitare la riapertura dei valichi a vantaggio di Damasco e per ridurre i numerosi episodi di illegalità e di contrabbando del petrolio e di altre risorse che si sono susseguiti in tutti questi anni.

Detto questo, la riapertura dei valichi serve non solo a Damasco che tenta il tutto per tutto in vista delle elezioni dell’estate, ma anche a Mosca. La Russia riuscirebbe, a partire da questo “successo”, ad allontanare qualche speranza nutrita dai ribelli e dai Curdi di controllare ancora a lungo i traffici commerciali in alcune aree del Paese. 

Inoltre, con la riapertura dei valichi, specialmente le FDS non sarebbero più in grado di gestire le mancate autorizzazioni sull’entrata del greggio nei territori controllati dal regime siriano. E questo metterebbe in difficoltà anche gli Stati Uniti che supportano le milizie curde nella Siria orientale, perché la protezione dei pozzi petroliferi di quella zona potrebbe diventare più difficile. Damasco potrebbe avanzare richieste più incisive e chiedere, per l’ennesima volta, l’allontanamento dei militari di Washington dal territorio occupato.

La riapertura dei valichi non sarà sufficiente a migliorare la situazione dell’economia siriana nel breve periodo e gli scontri tra i vari attori e le disparità tra le varie aree, così come il malcontento che serpeggia ancora tra la popolazione, continueranno ad incidere sulle sorti del conflitto.

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