LA NUOVA STRATEGIA MILITARE AMERICANA PER UN ARTICO A STELLE E STRISCE

Immagine: https://www.army.mil/

Regaining Arctic Dominance: così è stata intitolata la nuova strategia artica dell’esercito statunitense. Le intenzioni sembrano più chiare che mai.

Lo scorso 16 marzo, il Dipartimento dell’Esercito degli Stati Uniti ha pubblicato la versione non classificata della nuova US Army Arctic Strategy.

In seguito alla recente diffusione della strategia artica della Marina (gennaio 2021) e del progetto strategico dell’Aeronautica (luglio 2020), questo documento va a ribadire ulteriormente l’attenzione del Dipartimento della Difesa verso l’Artico, confermando la più generale volontà di Washington di potenziare gli strumenti di hard power nella regione e di mantenere un ruolo di primo piano nel contesto delle operazioni militari locali.

Alla luce della crescente rilevanza geoeconomica e della massiccia militarizzazione del Polo Nord, il ruolo dell’esercito americano potrebbe rivelarsi decisivo ai fini del posizionamento strategico della Casa Bianca in Artico.

Sebbene l’esercito degli Stati Uniti vanti una lunga storia di operatività in ambienti polari, e sebbene dunque possa contare su un’esperienza considerevole, l’intensificarsi della concorrenza regionale con Cina e Russia ha reso necessario l’aggiornamento della strategia militare.

Non a caso il Maggior Generale Peter Andrysiak – comandante dell’esercito americano in Alaska – ha evidenziato l’importanza di dotare le forze militari nazionali di nuove competenze, modernizzare gli equipaggiamenti e ricostruire competenze specializzate di alto livello.

A questo proposito, la nuova strategia prevede da un lato una serie di cambiamenti strutturali, finalizzati a fronteggiare le complessità e le singolarità dell’ambiente artico e, dall’altro, una maggiore cooperazione con gli alleati regionali (soprattutto gli Stati rivieraschi europei più avanzati in ambito tecnologico, come la Norvegia), dai quali gli Usa “hanno molto da imparare”.

Rispetto alla minaccia rappresentata da Mosca e Pechino, la strategia contiene espliciti riferimenti sia alle rivendicazioni di sovranità e di controllo territoriale da parte russa, sia alle mire cinesi sulle risorse artiche, che garantirebbero alla Repubblica Popolare una serie di progressi notevoli in termini di ascesa economica, scientifica e militare a livello globale.

Che le attività di Putin e Xi in Artico preoccupino gli Stati Uniti è noto da tempo, come dimostrato dal lancio di un’ampia strategia regionale da parte del Dipartimento della Difesa nel 2019, che metteva in guardia il Congresso su scenari futuri caratterizzati da incertezza e instabilità.

Più di recente, durante il suo discorso di presentazione della nuova strategia militare (in occasione della conferenza virtuale Global Force Nextdell’Associazione dell’esercito), il Capo di Stato Maggiore James McConville ha affermato la necessità di proteggere i cospicui interessi nazionali in Artico dalle ambizioni degli attori più ostili, anticipando al contempo un’altra notizia, in base alla quale l’esercito statunitense sarebbe in procinto di divulgare altri due documenti strategici, relativi rispettivamente alla trasformazione multi-dominio e alla grande competizione di potere ormai evidente. 

Prima di procedere ad un’analisi contenutistica della nuova strategia, è bene ricordare che per gli Stati Uniti l’Artico rappresenta un’area di importanza vitale. Oltre a custodire parte del tesoro nazionale di risorse naturali e a rientrare fra gli interessi di sicurezza interna, è anche un territorio conteso a livello internazionale e, pertanto, costituisce un’opportunità per estendere ulteriormente l’influenza nazionale e per implementare l’avanguardia tecnico-scientifica e militare.

Potenziare le capacità operative in Artico equivale ad aumentare le capacità dell’esercito di operare in ambienti ostili e, più in generale, a rafforzare la competitività e il potere statunitense di deterrenza nella regione. La strategia contiene infatti una serie di obiettivi in ambito di addestramento, organizzazione ed equipaggiamento delle forze armate, nonché delle linee guida in ambito di cooperazione con i partner regionali. Gli scopi principali sono la tutela degli interessi nazionali, il mantenimento della sicurezza regionale e la proiezione del potere statunitense a livello globale.

Mentre la Russia esibisce la più grande flotta di rompighiaccio al mondo e continua a costruire basi aeree e marittime per ospitare altre capacità operative, e mentre la Cina avanza nella corsa alle risorse (beneficiando peraltro dell’apertura di nuove rotte grazie allo scioglimento dei ghiacci), la nuova strategia artica dell’esercito americano prevede un notevole rafforzamento delle forze nazionali sul territorio. 

Innanzitutto, stabilisce l’installazione di un nuovo quartier generale multi-dominio che si configuri come principale punto di riferimento regionale, all’interno del quale verranno addestrate forze in grado di destreggiarsi in condizioni climatiche particolarmente avverse.

Nello specifico, l’obiettivo è quello di stabilire una Multi-Domain Task Force (MDTF) in Alaska, definita nel documento “il primo passo per creare le condizioni per il successo”: questa unità, collegata a strutture di addestramento delle forze armate statunitensi nel resto del mondo, migliorerebbe la gestione delle operazioni estese nella regione artica e consentirebbe un salto di qualità nell’addestramento individuale e collettivo, così come nella qualità della vita dei soldati e dei civili che vivono e/o lavorano nella regione artica. 

Oltre al progetto della MDTF, la nuova strategia suggerisce una riconfigurazione della catena di comando delle unità operative in Artico, impegna l’esercito a migliorare la mobilità, richiede lo sviluppo di un sistema più avanzato di infrastrutture ed evidenzia opportunità di sviluppo di tecnologie senza pilota per le operazioni di aviazione e di ottimizzazione delle capacità cibernetiche.

Nel testo del documento, l’esercito statunitense prevede espressamente di usare le sue forze in Artico per “condurre e sostenere operazioni estese in competizione, crisi e conflitti da una posizione di vantaggio”.

Il progetto strategico dell’US Army è chiaramente un progetto ambizioso, per la cui realizzazione non mancheranno senz’altro le risorse.

Un progetto che, peraltro, sembra rispecchiare appieno l’approccio del presidente Joe Biden: non dimentichiamo che, all’inizio di febbraio 2021, l’amministrazione appena insediata ha dispiegato per la prima volta quattro bombardieri B-1 e circa 200 militari nella base norvegese di Orland, fornendo così agli avversari regionali un’importante prova di forza.

Eppure, non sarà così semplice portare a compimento gli obiettivi elencati nella strategia militare in quanto i tre comandi di combattimento regionali continuano a rivendicare le proprie aree di responsabilità, il freddo estremo dell’Alaska non facilita l’integrazione della rete di comando e di quella operativa e, nel complesso, la natura ostile dell’Artico pone una serie di sfide logistiche che richiederanno molto probabilmente la predisposizione (e l’attuazione) di piani specifici.

I tempi potrebbero pertanto prolungarsi più del previsto. Ma una cosa rimane chiara: gli Stati Uniti vogliono tornare in prima linea nella partita artica e non accetteranno facilmente di essere “secondi” al Cremlino né a nessun altro attore regionale. 

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