LA DISOCCUPAZIONE INDIANA PREOCCUPA ANCORA

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Il tasso di disoccupazione indiano, nonostante gli interventi statali, è ancora molto alto. Questo sta ad indicare un momento di sofferenza dell’economia indiana che fatica, dunque, a riprendersi dal lockdown totale del marzo/aprile 2020.

Il 25 marzo 2021 per l’India è stato un giorno da ricordare. Lo stesso giorno, ma di un anno fa, il Presidente Modi, con l’intento di arginare il più possibile i contagi, decise di mettere in lockdown tutto il Paese. Ad un anno di distanza, quali sono state le conseguenze di questa decisione?

Secondo gli ultimi dati, il blocco di tutte le attività ha colpito duramente l’India. Essa si è trasformata, nell’arco di quest’anno, da un’economia promettente e influente, a livello regionale e globale, in una nazione ufficialmente in recessione. I dati statistici, riguardanti l’andamento del tasso di disoccupazione, lo dimostrano ampiamente.

Da quando è stato proclamato il lockdown, questo indicatore ha avuto una dinamica volatile, passando da un picco del 23,5%, ad aprile 2020, ad una progressiva diminuzione nei mesi successivi, con il graduale allentamento delle chiusure, per attestarsi, attualmente, intorno al 6,53 %, dato molto più basso rispetto all’anno precedente, ma ugualmente preoccupante.

I lavoratori più colpiti sono stati quelli appartenenti alla categoria dei “salariati giornalieri”, lavoratori pagati a giornata, i quali sono stati letteralmente abbandonati dai loro datori di lavoro che, essendo stati colti alla sprovvista dalle estreme misure del governo, non hanno avuto il tempo di organizzarsi diversamente. Perdendo il lavoro, molti di essi sono diventati indigenti e hanno iniziato a dipendere dalle associazioni di beneficienza.

È aumentata, di conseguenza, anche la povertà, con conseguenze disastrose sulla sicurezza sociale delle popolazioni rurali, più isolate rispetto ai centri urbani. Le indagini hanno anche rilevato che c’è una profonda differenza dell’andamento dell’occupazione tra le zone urbane e quelle rurali: sarebbero, infatti, quest’ultime a soffrire maggiormente la mancanza di lavoro e a registrare un tasso di disoccupazione più alto in confronto alle prime.

Sicuramente, il settore più colpito è stato quello dell’agricoltura che, nonostante abbia registrato una modesta ripresa, è ancora affetto da una forte disoccupazione. Inoltre, tutta la vicenda legata alle leggi agrarie, che ha portato a varie sollevazioni  degli agricoltori, non ha aiutato nel rilancio occupazionale di questo settore.

In generale, il governo indiano, rendendosi conto della situazione, ha cercato di incentivare le assunzioni, avendo un occhio di riguardo per garantire la sicurezza sociale della popolazione, con un progetto attuato dal Ministero del Lavoro: il progetto Atmanirbhar Bharat Rozgar Yojana, di cui hanno già beneficiato quasi 2 milioni di persone e si spera di poterne aiutare tantissime altre.

Questo progetto rappresenta un primo passo per gestire il gap occupazionale ma non è sufficiente, considerando anche la difficile condizione del mercato finanziario caratterizzato da un’inflazione galoppante a causa dell’aumento del prezzo del petrolio. Ci si augura, dunque, che il governo metta in atto altre misure per il pieno rilancio economico.

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