IL GASDOTTO NORD STREAM 2 RIACCENDE LE TENSIONI TRA STATI UNITI E GERMANIA

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Se gli scontri tra Trump e Merkel avrebbero potuto rappresentare solo un ricordo del passato, le tensioni legate alla realizzazione del gasdotto che collegherebbe Russia e Germania via mare, riaccendono le ostilità tra i due Paesi. 

Il Segretario di Stato Antony Blinken non ha usato mezzi termini: le aziende che partecipano alla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2 devono interrompere i lavori, in caso contrario saranno sottoposte a sanzioni da parte degli Stati Uniti. Il progetto, secondo il governo americano, oltre a rappresentare un accordo sconveniente per molti Paesi europei, è, di fatto, uno strumento politico russo, la cui realizzazione corrisponde ad un preciso piano strategico. 

Il Nord Stream 2 è un progetto da 11 miliardi di euro, di proprietà di un’azienda russa a partecipazione statale, la Gazprom, che va a completare il gasdotto Nord Stream 1.

Alla sua realizzazione concorrono delle società europee, strategiche per Paesi come Francia, Paese Bassi, Regno Unito, Austria e Germania, cosa che rende complicata l’opposizione alla sua realizzazione per gli Stati Uniti, dati i rapporti che il Presidente Biden intende ricostruire con i partner del vecchio continente. 

Come stanno reagendo i Paesi europei? La Francia, che si è sempre detta contraria alla costruzione del gasdotto, ha dichiarato che nemmeno le sanzioni sarebbero sufficienti a disincentivare la piena realizzazione del progetto, ormai arrivato quasi alla conclusione.

Per il Paese di Macron, il Nord Stream 2 rappresenta l’ennesimo punto di forza della Russia, uno Stato che, come dimostrato dal caso Navalny, non rispetta i minimi standard democratici. 

Di contro, le minacce statunitensi rischiano di non far bene alla ripresa dei rapporti tra Germania e Stati Uniti: se da una parte permangono annosi problemi politici tra Mosca e Berlino, dall’altra la Cancelliera Merkel rivendica la natura esclusivamente economica del progetto, che non intende in alcun modo boicottare.

Se veramente gli Stati Uniti arrivassero a porre la Germania sotto sanzioni, le speranze di una ritrovata alleanza, positiva e pacifica, tra Washington e Bruxelles, svanirebbero. 

La posizione del governo tedesco, oltre ad incontrare l’avversità dei partner sia europei che d’oltreoceano, deve far fronte anche all’opposizione di molte realtà interne al Paese, primo tra tutte il partito dei Verdi, che lamenta la non conformità del gasdotto agli impegni in difesa del clima siglati dal Paese. Anche i liberali tedeschi si sono posti in posizione analoga nei confronti del progetto.  

Nel corso del vertice dei Ministri degli esteri della NATO di mercoledì scorso, Blinken ha ribadito che il gasdotto rappresenta una minaccia alla sicurezza dell’Europa. Chi sperava che il vertice sarebbe servito a distendere le tensioni, si è dovuto ricredere dopo le parole del Segretario di Stato. Mentre il progetto continua a progredire, arrivando ormai al 95% della realizzazione, Berlino continua a resistere alle pressioni di Washington.

Blinken, nel corso di un dialogo diretto con il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, ha riportato anche le parole di piena contrarietà di Joe Biden, secondo cui il gasdotto rischia di dividere l’Europa, esponendo gli stati centro-europei alla coercizione russa. Inoltre, il gasdotto, passando dalla Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico, escluderà l’Ucraina, partner cruciale per gli Stati Uniti nell’area, da future relazioni strategiche. 

Anche l’amministrazione Trump aveva imposto sanzioni, in particolare ad una nave russa operante nella costruzione del gasdotto. La nuova amministrazione Biden quanto si discosterà dalle misure adottate dalla precedente? Il rischio sempre più concreto è che la disputa sul Nord Stream 2 vanifichi molti degli sforzi necessari alla ricostruzione di un leale rapporto di alleanza tra Germania e Stati Uniti, cui tutti avevano brindato all’indomani dell’elezione del democratico Biden. 

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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