LA CRISI UMANITARIA DEI MIGRANTI AL CONFINE TRA MESSICO E STATI UNITI

https://www.nbcnews.com/news/latino/mexicans-support-migrant-caravan-drops-sharply-poll-finds-n940246

A pochi mesi dal suo insediamento, il presidente statunitense Biden sta fronteggiando una delle più imponenti crisi migratorie degli Stati Uniti che riguarda la frontiera meridionale con il Messico. Attualmente, migliaia di migranti si trovano al confine in stato di fermo.

Tra ottobre 2020 e febbraio 2021, la U.S. Customs and Border Protection, ovvero l’agenzia americana per la sicurezza delle frontiere USA, ha individuato circa 400 mila persone fermate ai confini meridionali statunitensi, un numero mai registrato dal 2006 e il doppio in confronto alla cifra osservata tra il 2019 e il 2020 nel medesimo lasso di tempo.

Gli individui che tentano di entrare negli USA in modo illegale mediante la frontiera sud-occidentale con il Messico sono trattenuti in strutture di detenzione, le quali vengono utilizzate per individuare e smistare i migranti. In particolar modo nella Valle del Rio Grande, tra il Texas e il Messico, è in atto una grave emergenza.

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda tuttavia i bambini che giungono al confine non accompagnati dai genitori, per cui il governo USA ha stimato che possano raggiungere una cifra di quasi 120 mila bambini. Una legge statunitense prevede infatti l’accoglienza e l’assistenza dei minori separati dai genitori a prescindere dal loro diritto di asilo.

Ciò ha inevitabilmente spinto i genitori a mandare i figli verso gli Stati Uniti alla ricerca di migliori condizioni di vita, causando un ulteriore sovraffollamento delle strutture di accoglienza già in uno stato di avanzata trascuratezza e non provviste di sistemazioni adeguate per i minori.

Nei campi improvvisati allestiti a Tijuana sono bloccate centinaia di famiglie, fuggite dal Messico e da Paesi dell’America Centrale a causa della povertà, di catastrofi naturali e di violenze subite. Adulti e bambini si trovano disorientati e in condizioni avverse in celle di detenzione, in attesa di successive disposizioni che tardano ad arrivare da parte del governo statunitense o messicano.

Il nuovo governo Biden ha avanzato alcune proposte di legge su questioni legate all’immigrazione. Tuttavia, esse sono messe a repentaglio dall’attuale afflusso dei migranti, divenuto insostenibile. Poco tempo dopo la nomina da presidente, Biden ha presentato un piano legislativo che ponesse tra i principali obiettivi quello di regolarizzare gli immigrati presenti sul territorio statunitense non in possesso della documentazione adeguata e consentita dal governo.

Inoltre, tra le diverse proposte, la richiesta di uno stanziamento di fondi per alcuni Stati dell’America Centrale, ritenuti i luoghi da cui provengono il maggior numero di richiedenti asilo; il ripristino del provvisorio permesso di soggiorno in possesso di individui il cui ingresso negli Stati Uniti è stato consentito per ragioni umanitarie; l’abolizione del Migrant Protection Protocols, detto anche “Remain in Mexico”, un ordine governativo imposto da Trump che permetteva di bloccare in Messico ed allontanare gli individui stranieri che richiedevano di essere ammessi negli Stati Uniti in attesa del termine della procedura burocratica di immigrazione, spesso in condizioni pericolose.

Tale programma era stato istituito per disincentivare gli stranieri che richiedevano l’ingresso negli USA per futili motivi o per coloro i quali si pensava volessero trarre benefici dalle politiche americane. L’amministrazione Biden ha tuttavia deciso di utilizzare e mantenere in vigore il Titolo 42, un’ordinanza governativa emanata da Trump che, per motivi di sicurezza sanitaria dovuti alla pandemia, impedisce ai richiedenti asilo, ad eccezione dei minori non accompagnati, di oltrepassare il confine nonostante siano in fuga da un pericolo, causando così il rinvio ai paesi d’origine di un cospicuo numero di persone.

Recentemente, il presidente Biden ha nominato la vicepresidente Kamala Harris per la gestione del flusso migratorio, mediante una cooperazione con il Messico e con l’Honduras, il Guatemala ed El Salvador, ovvero gli Stati del triangolo settentrionale dell’America centrale.

Gli effetti di questa vicenda si ripercuotono inevitabilmente sul piano della politica interna. C’è infatti aria di tensione tra la fazione di sinistra del Partito Democratico e la nuova amministrazione statunitense.

Il Partito infatti ha accusato Biden di tenere in vigore alcune efferate manovre di Trump e non approva lo stato di reclusione all’interno di strutture di accoglienza in cui sono costretti migliaia di individui, condannando le problematiche condizioni in cui essi si trovano.

Anche il Partito Repubblicano ha avanzato delle critiche nei confronti dell’amministrazione Biden, reputando la gestione dei confini da parte del governo non più sotto controllo. Durante una conferenza stampa in Texas, nei pressi di El Paso, il leader repubblicano membro della US House of Representative Kevin McCarthy ha dichiarato che l’aumento degli arrivi al confine è una conseguenza della nuova politica sull’immigrazione dell’amministrazione Biden.

Come è stato affermato dal senatore Ted Cruz e da altri repubblicani, nonostante siano state abolite alcune rigide politiche anti-immigrazione dell’ex amministrazione Trump, le nuove disposizioni del governo Biden hanno incoraggiato migliaia di persone a partire verso gli Stati Uniti, senza tuttavia un programma d’azione ben definito.

A novembre del 2020, quando milioni di americani sono stati chiamati a votare, più della metà degli ispanici ha scelto infatti Biden come presidente. Egli ha più volte ribadito come il supporto dei gruppi minoritari sia stato decisivo per decretare la sua vittoria e ha dichiarato di esserne riconoscente.

Già durante la sua campagna elettorale, Biden si era schierato con alcune associazioni per la tutela dei migranti proponendo una sospensione delle espulsioni, la quale era stata successivamente approvata il 20 gennaio 2021. Al fine dunque di procedere ad un controllo sull’efficacia del processo che regolamenta l’immigrazione, il Dipartimento americano per la Sicurezza Nazionale ha emanato il blocco dell’espatrio degli immigrati irregolari già nel territorio americano per una durata di 100 giorni a decorrere dal 22 gennaio 2021.

Tuttavia, nel mese di febbraio tale moratoria è stata bloccata da un giudice federale del Texas. Ultimamente, l’inversione della precedente politica di immigrazione dell’amministrazione Trump si è concretizzata attraverso l’ammissione negli USA di una parte di richiedenti asilo bloccati in Messico.

Il criterio di ammissione è stato stabilito dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il quale ha selezionato determinati individui ritenuti particolarmente vulnerabili. Tuttavia, considerata l’attuale situazione fuori controllo, i funzionari dell’amministrazione Biden hanno esortato i richiedenti asilo a rimanere nei propri luoghi d’origine e di non intraprendere il viaggio verso gli Stati Uniti.

Nonostante le politiche di immigrazione della nuova amministrazione Biden rappresentino un incoraggiante passo in avanti, la mancanza di un solido piano d’azione potrebbe mettere a dura prova la concretezza e l’attendibilità di tali iniziative.

Sarà necessario del tempo prima che tali programmi sulla politica migratoria siano consolidati, rischiando dunque di non poter giungere ad una soluzione efficiente in questo particolare momento: da una situazione in cui per anni ha prevalso una politica che non ha tutelato individui fuggiti da situazioni pericolose, ripristinare un nuovo equilibrio sarà una sfida complicata per il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.

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