IRAQ E SIRIA: LOTTA ALLO STATO ISLAMICO E TURCHIA CONTRO KURDISTAN

https://www.lavocedinewyork.com/onu/2015/08/21/turchia-tra-isis-curdi-e-iran-i-calcoli-spericolati-di-erdogan/

Tra Iraq e Siria i miliziani dell’IS continuano a combattere per rimettere in piedi un Califfato che sembrava essere ormai territorialmente sconfitto. Curdi iracheni e siriani, russi e forze armate nazionali combattono ogni giorno per evitare che si riapproprino dei territori riconquistati. Ma Ankara ha ripreso la sua guerra contro il Kurdistan e, ancora una volta, questo potrebbe essere controproducente.

In Iraq ci sono le ISF (Iraqi Security Forces) ed i Peshmerga del Kurdistan iracheno che combattono contro gli ultimi baluardi dello Stato Islamico ed è proprio delle ultime ore la notizia secondo cui un gruppo consistente di affiliati all’IS sia stato circondato e bloccato nelle aree montuose vicino Erbil.

In Siria, invece, si destreggiano in questa battaglia per lo più le SDF (Syrian Democratic Forces) composte in gran parte dalle milizie curde Ypg ed Ypj e la Russia, che nella guerra siriana è schierata al fianco del presidente Assad. 

Le forze armate irachene e siriane, i curdi dei rispettivi Paesi, i russi stanno tutti combattendo per distruggere le roccaforti e le basi ricostituite dai jihadisti e solo nelle ultime settimane sono state sferrate centinaia di offensive. Solo negli strike di due giorni fa sono stati uccisi 27 militanti e tra loro Abu Jarnas, nuovo comandante ISIS dell’area in oggetto.

E poi c’è la Turchia, che nella guerra civile si colloca all’estremo opposto delle truppe di Putin ed è sempre pronta, in prima linea, ad attaccare l’area del Rojava, casa delle SDF, nemesi del presidente turco. Ed è proprio qui che è difficile districare l’imbroglio: in linea teorica tutte queste forze, seppur distanti ed opposte nella linea d’azione che vede al centro la guerra siriana, dovrebbero essere unite nel combattere contro le forze ISIS. 

Ma è un peccato che, da parte di Ankara, ci sia un doppio gioco in corso che non fa altro che complicare una situazione di per sé già critica. 

Erdoğan insiste nel continuare ad attaccare il Kurdistan siriano. Prima i bombardamenti a Sayda che hanno interrotto una tregua lunga 17 mesi, poi il lancio di razzi da parte delle TAF sempre nell’area di Ain Issa. L’obiettivo? Sempre le SDF. Il motivo? Storico, etnico, delirante, niente a che vedere con l’ISIS, con Assad o con qualsiasi motivazione ufficiale la Turchia possa dare per coprire ancora una volta l’ennesimo attacco contro il Rojava. 

All’inizio si parlava di guerra di proxy, ma Ankara ha trasformato la situazione in una questione personale contro le SDF, e nemmeno gli attacchi che le TAF hanno subito nei giorni scorsi da parte di alcune milizie minori sono riusciti a distogliere l’attenzione del presidente turco dall’odio che cova contro il popolo curdo.

Infatti la ribellione delle milizie minori, probabilmente alimentata dall’esclusione di queste dagli aiuti forniti dall’alleato turco HTS (Hayat Tahrir al-Sham), costituisce comunque un problema per Ankara nella regione di Idlib, ma doveva essere fatta una scelta e alla luce degli eventi delle ultime 48 ore sembra che sia chiara la strada che Erdoğan ha scelto di intraprendere.

Ad ogni modo, per ora, indipendentemente da quelle che sono le mosse di un Paese troppo malinconico per lasciar perdere l’ideale di ricostituzione di un Impero caduto oltre 100 anni fa, l’offensiva contro l’IS continua e staremo a guardare se ci sarà, e quale sarà, la reazione della Russia, garante della tregua, e quella della comunità internazionale dopo l’ennesima violazione perpetrata da Ankara.

Nel frattempo nel territorio iracheno, grazie ad Inherent Resolve e all’ultima offensiva dell’operazione Ready Lion lo Stato Islamico è messo alle strette. Questo infatti è solo uno di una serie di oltre 300 colpi che le varie forze armate attive sul territorio hanno messo a segno nel corso di questa settimana, distruggendo oltre un centinaio di rifugi e lasciando i jihadisti senza basi a cui potersi appoggiare nel quadrante interessato. 

È sicuro che Ready Lion abbia reso molto più vulnerabili i gruppi di militanti islamici operativi nell’area e abbia diminuito la loro capacità operativa, ma tutto questo potrebbe non avere un’utilità duratura o addirittura permanente se Ankara non mette da parte il rancore personale che nutre nei confronti dei curdi bloccando le offensive dirette contro le forze curdo-siriane che, nonostante tutto, continuano a battersi contro la resistenza islamica. 

Seppure la storia è profondamente diversa, anche i raid portati avanti dall’amministrazione Biden dello scorso mese hanno avuto come obiettivo brigate minori attive sul territorio contro l’IS.

C ’è da dire che Kataib Hezbollah aveva preso di mira innumerevoli volte i convogli americani sia prima che dopo il ritiro delle truppe americane dall’Iraq e che, dopo la fine della lotta all’ISIS nel 2017, aveva ripreso questi attacchi contro le forze statunitensi anche in maniera più assidua; ma è pur vero che KH, appoggiato dall’Iran e dalla parte di Assad in Siria, si batteva contro lo Stato Islamico e contro i ribelli sunniti, per cui colpirlo ha avuto il duplice significato di colpire un gruppo classificato come organizzazione terroristica dal governo americano ma anche un gruppo appoggiato e finanziato dall’Iran. Poco importa se, in quel momento, poteva comunque essere utile ad abbattere definitivamente il pericolo di un ritorno dell’IS.

E, se si volesse approdonfire la questione, potremmo anche analizzare quali sono le motivazioni che spingono i gruppi che combattono così assiduamente a farlo. 

In questo caso, ad esempio, KH combatteva nelle aree sunnite sotto assedio e solo contro ribelli sunnit. Questo aiuta a capire che anche da parte di chi si batte c’è sempre una motivazione personale ad innescare il meccanismo. Lo stesso accade con i curdi. 

Con la determinante differenza, in questo tentativo quasi impossibile di fare un paragone tra le due situazioni, che non sono stati i curdi ad attaccare Ankara negli ultimi decenni, ma l’esatto contrario.

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