LA CINA IN AFRICA: UNA LUNGA STORIA

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Le relazioni tra Cina e Africa hanno una lunga storia e risalgono a tantissimi anni fa. Al contrario di ciò che si pensa, i rapporti tra questi due paesi, non sono sempre stati basati su interessi economici. All’inizio le relazioni si basavano su una curiosità reciproca e tutto era molto lontano da concetti come sfruttamento, crescita e infrastrutture. 

LE ORIGINI DEI RAPPORTI TRA CINA E AFRICA 

Di fatto le relazioni tra Cina e Africa risalgono ad epoche remote. Intorno al 1220 infatti un primo commissario addetto al commercio estero cinese descrisse l’Africa in uno dei suoi rapporti.

La descrizione verteva sulla popolazione africana. Negli scritti si legge che gli abitanti della cosa Zani appartenevano al ceppo Tasci — ceppo arabo di religione musulmana, si avvolgevano in panni blu e si cibavano di farina, prevalentemente utilizzata per la cottura di focacce. Inoltre i commissari cinesi descrive anche come il terreno era irregolare e disseminato da villaggi adagiati su colline e bastioni terrazzati.

Gli abitanti del luogo commerciavano zanne di elefante, legno di sandalo giallo, porcellane e rame. Le esplorazioni però non provenivano soltanto da commissari cinesi. Infatti anche l’Africa inviava viaggiatori esperti, uno dei più noti era Ibn Battuta, marocchino, che dettagliatamente descrisse il territorio cinese. 

Con l’avvento al potere della dinastia Ming, i viaggi si intensificarono e le relazioni tra i due paesi si rafforzarono. I viaggi vennero utilizzati sempre di più per saldare i rapporti instaurati in precedenza. Con la dinastia Ming la Cina iniziò ad importare avorio, ambra e seta.

Anche le descrizioni e le narrazioni aumentarono e si iniziò, proprio in questo periodo, ad accumulare il prezioso materiale recuperato dagli storici che ci permette oggi di attingere al patrimonio conoscitivo dell’epoca. Per ciò che riguarda l’Africa, era sopratutto la parte orientale ad essere oggetto di interesse da parte dei viaggiatori cinesi.

In molte descrizioni si parla dell’isola di Capo Verde. I viaggiatori ci narrano della popolazione dell’isola, una popolazione virtuosa nei comportamenti. Un popolo di pescatori vestiti con camice corte e pezze di cotone. 

Successivamente con l’avanzare degli anni le relazioni commerciali e le esplorazioni si intensificano sempre di più e questo produsse di fatto un continuo rapporto tra questi due mondi. Le relazioni continuarono fino all’avvento dell’imperialismo, ma pochi mesi dopo le relazioni si interruppero bruscamente.

Sarà soltanto con la decolonizzazione che la Cina e l’Africa riprenderanno i loro rapporti. I cinesi che di fatto non erano né conquistatori né emigrati in Africa, ma abili navigatori curiosi, non si posero allo stesso modo dei francesi o degli inglesi. L’interesse che al principio nutrivano per l’Africa era frutto di uno scambio reciproco. 

IL RUOLO DI MAO ZEDONG 

Una figura importante per la ricostituzione dei rapporti tra Africa e Cina è Mao Zedong, leader della rivoluzione cinese che sostenne con forza i movimenti di liberazione africana che lì promosse allo stesso tempo grandi opere (come per esempio la ferrovia che collega la Tanzania allo Zambia).

In questi anni la Cina sostenne la lotta per l’indipendenza degli stati africani e si impegnò per contribuire al loro sviluppo economico. Nel 1955 fu la Conferenza di Bandung a far incontrare per la prima volta Mao e i leader africani. L’Egitto riconobbe la repubblica popolare cinese instaurando con essa delle relazioni diplomatiche. 

I tre momenti più importanti, chiave, del XX secolo per ciò che riguarda le relazioni bilaterali avvengono nel 1970 con la costruzione della ferrovia Tanzania-Zambia, nel 1971 e nel 2000.

Le negoziazioni per la costruzione della ferrovia si avviarono nel 1966 dopo l’Occidente rimase sordo alle loro richieste di finanziamenti. Il secondo momento importante fu il 1971, anno della risoluzione 2758 che riconosceva la repubblica popolare cinese e non Taiwan membro del consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Dei 76 voti a favore, 26 provenivano da stati africani. Il terzo momento chiave fu la creazione del FOCAC (Forum sulla Cooperazione Sino-Africana) che nel 2000 focalizzò la sua attenzione sui rapporti politici ed economici tra i due paesi. 

IL FOCAC

Gli anni 2000 sono gli anni in cui vengono indette numerose conferenze sul tema della cooperazione tra Cina e Africa. Conferenze che denotano e sottolineano l’evoluzione nei rapporti tra i due paesi. Nella prima conferenza del FOCAC per esempio parteciparono 80 ministri da 44 paesi africani.  

In questo meeting vennero promulgati il Beijing Declaration of the Forum on China-Africa Cooperation e il Programme for China-Africa Cooperation in Economic and Social Development. Questi due documenti divennero fondamentali e vennero adottati come la grande norma per i rapporti sino-africani.

Ma oltre all’aspetto meramente diplomatico, in occasione di questo forum la Cina si impegnò in un programma in più punti centrato su una linea di crediti e prestiti per un valore di 5 miliardi di dollari. In più promise di raddoppiare gli sviluppi del continenti entro il 2009 e di accrescere il commercio bilaterale per 100 miliardi di dollari entro il 2010.

Sostanzialmente il 21 secolo si aprì con la creazione della rotta asse Pechino-Africa, un canale sempre più potente all’interno del panorama dei commerci internazionali. Rinnovare questo rapporto per la Cina è fondamentale e recentemente questa ha rinnovato i punti della sua politica estera in Africa che può essere riassunta in: perseguimento dell’uguaglianza, riconoscimento delle diversità presenti su tutto il territorio africano, enfasi su risultati concreti, condivisione degli sforzi per raggiungere il progresso.

IL BEIJING CONSENSUS

Questo linguaggio denso di retorica —tipico della “win-win cooperation”— , era in realtà radicato a livello teoretico e infatti una comune agenda di sviluppo basato sui valori democratici venne posto da sempre sia come pre-requisito allo sviluppo sia come base solida per una cooperazione proficua tra i due paesi.

Gli obiettivi dichiarati in questo documento inquadrano il rapporto in una più ampia difesa degli interessi dei paesi in via di sviluppo. Cina e stati aderenti al FOCAC individuano norme per stipulare contratti economici e regole più pertinenti per accrescere la capacita di contrattazione collettiva, democratizzazione delle relazioni internazionali e la creazione di un ordine giusto ed equo. Si tratta del famoso “Beijing consensus”.

LE FASI NEL RAPPORTO SINO-AFRICANO

La prima fase che caratterizza il rapporto tra Cina e Africa si situa negli anni ’50 e termina negli anni ’70. Questa fase vede l’avviamento delle relazioni economiche e politiche. Nell’Aprile del 1955 il premier cinese incontra i premier d’ Egitto, d’Etiopia e di Libia. Questa prima fase vede un intensificarsi dei rapporti tra Cina e Africa.

Sopratutto l’Algeria di Ben Bella in questa fase mostra tutta la sua gratitudine alla Cina. Questa infatti aveva affermato che l’Africa doveva essere liberata. Questa libertà però doveva avveniva per mezzo del popolo africano stesso e non da forze esterne. Ben Bella infatti risultava un critico nei confronti di altri leader socialisti africani con Sengor che invece avevano mantenuto dei buoni rapporti con i paesi colonizzatori, come per esempio con la Francia.

Un altro paese che da subito accolse con favore il ruolo della Cina nel continente fu l’Egitto. L’Egitto di Nasser che con la sua visione pan-arabe aveva l’idea di costruire una repubblica tra paesi arabi uniti, con Siria e Iraq.

La seconda fase dei rapporti sino-africani è quella che va dagli anni ’70 agli anni ’90. E’ una fase che vede la Cina indirizzata verso relazioni commerciali sempre più concrete. Gli obiettivi erano lo sviluppo della cooperazione economica e tecnologica. La terza fase invece inizia negli anni 2000.

Sono anni in cui formalmente si concretizzano i rapporti politici ed economici. Nel 2006 avviene la promulgazione del Libro Bianco, libro che si propone di analizzare e evidenziare la politica cinese in Africa. Nel primo rapporto pubblicato dal Libro Bianco si afferma che i tre aspetti fondamentali della politica cinese sono: il riconoscimento della parità politica, la volontà cinese di cooperare economicamente con obiettivi comuni e l’assicurazione che la politica cinese non sarà mai condizionata da misure politiche. Da questi anni però l’azione cinese in Africa è si più concreta ma anche più criticata e opinabile.

CONCLUSIONE

Da anni la Cina sta aumentando la sua presenza nel territorio cinese, molto spesso con comportamenti e azioni opinabili da parte della comunità internazionale. Il “soft power” utilizzato dalla Cina è stato sicuramente uno strumento diverso da quelli utilizzati per esempio dagli Stati Uniti, ma non per questo oggi privi di conseguenze. Nonostante Xi Jinping abbia stanziato 2 miliardi di dollari per i paesi in via di sviluppo e per quelli più colpiti dal covid-19, comunque questa mossa serve al presidente cinese per rafforzare ulteriormente il radicamento economico-politico sul territorio africano. 

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