BLOCCO DEL CANALE DI SUEZ, CHE SUCCEDE ORA?

Fonte: https://www.fanpage.it/esteri/il-canale-di-suez-e-ancora-bloccato-dalla-nave-ever-given-navi-in-attesa-e-danni-economici/

La notizia di pochi giorni fa del blocco del Canale di Suez evidenzia la fragilità del sistema commerciale marittimo globale. Sarà il Nord la soluzione? 

L’incidente accorso all’enorme cargo della compagnia navale Evergreen e al suo enorme carico partito dalla Cina e diretto a Rotterdam sarà destinato a durare diversi giorni. Con già oltre 150 navi in coda, il corto circuito del commercio marittimo globale ha già causato l’innalzamento dei prezzi di risorse quali petrolio e gas. 

Niente di nuovo. Viene così ribadita l’attualità della teoria dell’ammiraglio statunitense Alfred Mahan (1840-1914) secondo cui il potere sul mare è strettamente legato a tendenze ed influenze commerciali ed il dominio dei canali commerciali marittimi rappresentano una preziosa occasione di prosperità economica.

Il controllo di vie marittime, in questo caso del Canale di Suez, da cui dipende circa il 7% del commercio marittimo mondiale e che rappresenta un’entrata consistente per le casse de Il Cairo, è venuto meno a causa di una raffica di vento che ha fatto incagliare il colosso della Evergreen.

E allora torna in auge la questione dell’eccessiva dipendenza da alcune vie marittime che così profondamente condizionano l’andamento dei mercati e così imprevidibilmente subiscono un arresto. Come per il commercio, così come in materia di energia, la differenziazione spesso rappresenta la soluzione.

Ed è cosi che ora lo sguardo di molti, non solo degli operatori di settore, volgerà a Nord e a quella calotta in rapido scioglimento che sta aprendo le rotte artiche che già hanno registrato una notevole intensificazione del traffico marittimo, pandemia a parte. 

Molto dipenderà da quanti giorni ci vorranno realmente perchè il traffico nel canale torni ai regimi usuali e, molto di più, dalla quantificazione delle perdite che questo incidente avrà causato.

Ma se tempo fa rivolgere uno sguardo a Nord era troppo complesso o qualcosa che avrebbe richiesto degli sforzi troppo ingenti, dai prossimi giorni, probabilmente, sembrerà qualcosa di più facilmente realizzabile. A fronte di notevoli difficoltà per mancanza di infrastrutture e delle estreme condizioni atmosferiche, i vantaggi delle rotte del nord sono declinabili in termini di tempo e di distanza. Eccone alcuni dettagli:

Fonte: www.geopolitika.hu
  • Passaggio a Nordest: di cui oltre 2600 miglia sono incluse nella Zona Economica Esclusiva russa, aperta al commercio internazionale dal 1991.
  • La rotta Transpolare: circa 2300 miglia di navigazione dallo Stretto di Bering alle Isole Svalbard (Norvegia) attraverso acque per la maggior parte fuori dalla giurisdizione nazionale.
  • Passaggio a Nordovest: il passaggio nelle acque territoriali statunitensi e canadesi risulta molto complesso a causa della presenza di migliaia di piccole isole.  

Una tempistica, quella dell’incidente, che Mosca, una volta ereditato il testimone dall’Islanda per la Presidenza del Consiglio Artico nelle prossime settimane, difficilmente non sfrutterà per sostenere le proprie posizioni all’interno del Consiglio nell’ottica di un’intensificazione del commercio lungo la Northern Sea Route.       

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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