XI JINPING E LA LOTTA ALLA POVERTÀ ESTREMA

Fonte: https://www.electiondaynews.it/cina-ha-eliminato-la-poverta-estrema/

La sfida globale per sradicare la povertà estrema nel mondo: la Cina è stato il primo paese a riuscirci, ma a quale prezzo? Analisi del progetto d’investimento del Premier Xi Jinping e degli obiettivi raggiunti attraverso l’ausilio dell’approccio socialista. 

L’ANNUNCIO DEL MIRACOLO CINESE 

Eliminare definitivamente la povertà assoluta nel mondo è una delle missioni che l’umanità punta a raggiungere. A tal proposito, la Cina è stata la prima nazione al mondo a conquistare tale primato globale. Lo scorso 25 febbraio 2021, l’attuale Presidente della Repubblica Popolare cinese e Segretario Generale del Partito Comunista cinese, Xi Jinping, ha annunciato ufficialmente nella Grande Sala del Popolo di Pechino l’eliminazione definitiva della povertà estrema dal paese.

La sua campagna, avente l’obiettivo di sradicare la povertà assoluta per migliorare il benessere generale delle persone entro il 2020, fu lanciata 8 anni prima, nel 2012 quando Xi salì definitivamente al potere. In quell’occasione, il Premier invitò il Partito e il popolo cinese a unirsi alla sua grande causa, attraverso l’investimento di 1,6 trilioni di yuan (equivalenti a 248 miliardi di dollari) per alleviare definitivamente il paese dalla piaga della povertà estrema.

LA STRUTTURA DEL PROGETTO

Per raggiungere lo scopo prefissato, la Cina ha messo in campo un approccio tripartito che prevede uno sforzo congiunto tra Governo, mercato e società, percepito come un unico corpo in grado di collaborare sinergicamente su più fronti. Oltre a ciò, Xi Jinping ha potuto giovare anche dei vantaggi politici derivanti dal sistema socialista, attraverso il quale ha avuto la possibilità di coordinare tutte le risorse in suo possesso.

Il grande progetto cinese è risultato vincente per tre motivi: in primo luogo, si tratta di un programma per la riduzione della povertà che copre molteplici settori, contribuendo alla creazione di nuovi posti di lavoro, oltre a fornire la formazione necessaria; in secondo luogo, al fine di assicurare una maggiore espansione e, dunque, efficacia del progetto, il programma non si limita soltanto alle sole 22 province della Cina, ma raggiunge anche le contee, i villaggi e le famiglie; infine, il programma si basa su un approccio metodologico sistemico, in quanto si tratta di un progetto fortemente dettagliato, orientato allo sviluppo, focalizzandosi sulla governance dei dati e sulla distribuzione decentralizzata. Partendo da un censimento di 128 mila villaggi e 832 contee, si stima che oltre 10 milioni di persone all’anno, per un totale di 99 milioni di cittadini siano ufficialmente usciti dalla povertà estrema. 

L’AGENDA 2030 COME QUADRO DI RIFERIMENTO

Nel corso del tempo, la percentuale di residenti che vivono al di sotto della soglia di povertà in Cina ha subito un calo costante, partendo dal 2000 con un tasso di povertà rurale del 49,3%, toccando lo 0% nel 2021. Tuttavia, è importante sottolineare che, mentre la soglia globale definita dalla Banca Mondiale è di 1,90 dollari al giorno, la Cina, invece, considera la povertà estrema un reddito pro capite pari a 1,52 dollari al giorno.

Lo sradicamento della povertà estrema in Cina ha rappresentato per anni una sfida che il Governo centrale ha colto con entusiasmo per fornire al mondo un modello esemplare da seguire per alleviare l’indigenza, anche dal punto di vista sociale. 

Sebbene il grande progetto cinese per sconfiggere la povertà estrema sia stato già lanciato nel 2012, Pechino ha riconosciuto anche la validità dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, entrato in vigore nel gennaio del 2016. In particolare, tra i 17 obiettivi del documento di soft law, il primo Goal invita le nazioni a “porre fine a ogni povertà nel mondo”, prefissando di raggiungere tale obiettivo entro il 2030. Secondo l’Agenda, il target 1.1 recita ‘entro il 2030, sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata sulla base di coloro che vivono con meno di $ 1,25 al giorno’. 

Poiché l’attuale Presidente cinese percepiva l’adesione della Cina agli obiettivi di sostenibilità globale dell’Onu come una sfida nazionale, è riuscito addirittura ad anticipare di 10 anni l’obiettivo globale prefissato nel 2015. Oltre a sconfiggere la povertà estrema, il progetto cinese ha voluto mostrare al mondo, non solo l’immagine di una Cina fortemente interessata alla coesione nazionale, prendendosi cura delle persone più deboli del proprio territorio, ma il suo obiettivo primario premeva a diffondere il proprio modello di sostenibilità e sviluppo a livello internazionale, così da ottenere maggior prestigio e ammirazione da parte dei paesi in via di sviluppo.

IL PREZZO DA PAGARE DIETRO L’OBIETTIVO CINESE

In che modo la Cina è riuscita a realizzare il ‘miracolo sociale’ in soli 8 anni? Il metodo adottato dal Governo centrale probabilmente poco si addice alle pratiche dei paesi democratici, in quanto a molte famiglie che vivevano nelle zone rurali dell’entroterra sono stati imposti traslochi forzati, per assicurare un reinsediamento coatto dalle zone arretrate ai centri urbani più vicini.

Sebbene si garantisca per i primi anni pratiche di sussidi per assicurare un sostegno economico necessario per le famiglie, cui è stato chiesto di ricominciare una nuova vita, nessuno è a conoscenza dei termini dell’erogazione dei bonus.

A questo punto la domanda sorge spontanea: la Cina ha fatto il passo più lungo della gamba velocizzando questo processo che ancora oggi non è stato compiuto nemmeno dall’Agenda delle Nazioni Unite? E ancora, il metodo cinese può essere considerato un valido esempio per sradicare la povertà nel mondo?

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