L’ANDAMENTO DELLA CAMPAGNA VACCINALE IN MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA

fonte: The Economist

La campagna vaccinale nei paesi appartenenti all’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) presenta un elevato livello di eterogeneità e appare come il riflesso di dinamiche geopolitiche ben più complesse di quanto possa sembrare.  

In generale, la strategia di vaccinazione per i Paesi dell’area MENA seguirà le stesse logiche già adottate dai paesi Europei e dagli Stati Uniti. La campagna si focalizzerà in un primo momento a coprire le fasce più vulnerabili ed esposte, e proseguirà successivamente secondo meccanismi di età decrescente.

Tuttavia, le strategie di pianificazione e realizzazione del piano vaccinale nell’area dovranno indubbiamente fare fronte ad un numero di ostacoli nettamente superiore rispetto a quelli che i paesi Europei o altre aree altamente industrializzate stanno già affrontando. Oltre a tali ostacoli, infatti, si aggiunge un elevato grado di disomogeneità tra i paesi che compongono l’area e che possiedono capacità ricettive estremamente differenti.

Per questo motivo, possiamo delineare tre gruppi principali tra i paesi dell’area MENA in base a criteri che determinano l’attuale grado di permeazione della campagna vaccinale.

I paesi in prima linea sono le nazioni più ricche dell’area, come il Bahrain, l’Egitto, Israele, Kuwait, Marocco, Oman e Qatar. Essi, oltre ad essere economicamente più ricchi, possiedono un alto grado di rilevanza dal punto di vista strategico e sono sostenuti da alleanze con le principali potenze del mondo.

È questa la ragione per cui sono riusciti a garantirsi degli accordi di acquisto anticipato con le principali aziende farmaceutiche internazionali e il motivo per cui saranno in prima linea come centri di stoccaggio e distribuzione capillare nell’area. Secondo le proiezioni, tali paesi potrebbero raggiungere il completamento della vaccinazione della maggioranza della popolazione entro il terzo o quarto trimestre del 2021.

Seguono poi tutti i paesi che riscontreranno un accesso tardivo (circa entro l’estate del 2021) a causa delle proprie possibilità di acquisto e capacità finanziarie limitate. Nel novero di questi paesi rientrano Algeria, Giordania, Libano, Tunisia, Cisgiordania e Gaza.

In particolare, proprio in Cisgiordania e a Gaza, l’OMS ha fatto pervenire 60mila dosi grazie al meccanismo COVAX alla fine di settimana scorsa. Con 5,2 milioni di abitanti, Gaza e la Cisgiordania hanno accumulato un totale di 37mila dosi, inviate precedentemente da Israele, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Emirati Arabi Uniti. A gennaio l’Algeria aveva dichiarato la solidale decisione di condividere le dosi del vaccino con la Tunisia in nome dello spirito di fratellanza che accumuna i due paesi.

La Tunisia, che ha cambiato due volte ministro della Salute dall’inizio della pandemia, aveva iniziato ad intensificare i contatti diplomatici internazionali per garantirsi un maggiori numero di dosi di vaccino e ha finalmente avviato la campagna vaccinale lo scorso 13 marzo.

I restanti paesi dell’area riceveranno un accesso al vaccino limitato e posticipato. Rientrano in questo gruppo Iran, Iraq, Libia, Siria e Yemen, dove la campagna sarà conclusa, sempre secondo le proiezioni, entro la fine o metà del 2022. Vista l’impossibilità per questi paesi di accedere ai meccanismi di accordi di acquisto anticipato, essi dovranno fare affidamento ad iniziative di solidarietà globali come il sistema COVAX promosso dall’OMS. 

Tutti i paesi dell’area MENA hanno firmato lo strumento COVAX promosso dall’OMS per l’equa gestione della campagna vaccinale tra i suoi 190 paesi firmatari. Il sistema prevede infatti la stipulazione di una serie di accordi di acquisto anticipato finalizzati a fornire un totale di 2 miliardi di dosi entro il primo trimestre del 2021, per poter vaccinare così fino al 20% delle popolazioni di tutti i suoi firmatari entro la fine del 2021 e raggiungere successivamente una copertura completa entro la fine del 2022. 

Tuttavia, sebbene COVAX possieda un’agenda ambiziosa, le difficoltà riscontrate nella sua realizzazione sono state notevoli. I numerosi ritardi nella produzione, distribuzione e gestione delle principali case farmaceutiche ha reso il sistema particolarmente vulnerabile. Inoltre, uno dei problemi principali di COVAX resta il protagonismo dei paesi più sviluppati e più ricchi del mondo, che si sono accaparrati buona parte della fornitura globale di vaccini per uso nazionale, sottraendola alla distribuzione globale. 

Come già anticipato, i meccanismi che sono stati implementati dai paesi dell’area MENA per supportare il piano vaccinale sono vari e hanno riscontrato gradi di penetrazione differenti tra i paesi dell’area MENA come conseguenza dei loro diversi gradi sviluppo dei paesi nell’area, delineando così andamenti profondamente disomogenei nelle rispettive campagne vaccinali.

Un ruolo preminente è stato attribuito agli accordi di acquisto anticipato, stipulati con aziende farmaceutiche internazionali e finalizzati alla negoziazione di un numero di dosi da destinare al piano vaccinale nazionale. In particolare, i paesi che hanno stipulato il maggior numero di contratti di acquisto anticipato sono stati Egitto, Turchia, Israele, Qatar e Kuwait, mentre i restanti dell’area hanno riscontrato numerose difficoltà per via delle loro limitate risorse finanziarie e rilevanza dal punto di vista internazionale. 

Molti paesi nell’area MENA come Bahrain, Egitto, Giordania, Marocco, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Turchia hanno poi avuto la possibilità di partecipare ai trial clinici che hanno permesso loro di ottenere delle dosi anticipate del vaccino sviluppato da case farmaceutiche cinesi come Sinopharm, Sinovac e CanSino. In questo contesto, le case farmaceutiche cinesi hanno sfruttato strategicamente la situazione per ristabilire una forte presenza nella regione. 

Esiste infine un’ulteriore possibilità di accesso al vaccino per i paesi, ossia diventare dei veri e propri hub di produzione e distribuzione locale. In particolare, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e Israele presentano il potenziale per diventare dei centri logistici fondamentali per la facilitazione e la distribuzione dei vaccini nell’area MENA.

L’Egitto, infatti, risulta particolarmente importante come punto di stoccaggio vista la sua particolare posizione strategica e le sue notevoli capacità logistiche date dalla specializzazione locale nel settore produttivo farmaceutico. Tuttavia, un ruolo preminente in questo ambito viene giocato da paesi dotati di ingenti capacità produttive come Israele e i paesi del Golfo. 

L’accesso ai vaccini in Medio Oriente e Nord Africa è reso particolarmente difficile da una serie di fattori incrociati, come la mancanza di settori sanitari efficaci, strutture di trasporto e stoccaggio locali deboli o altamente inefficaci, e ambienti di consegna altrettanto instabili.

Tali fattori hanno un’eco maggiore nei paesi più fragili e vulnerabili della regione, in particolare in quelli dilaniati dalla guerra, come la Siria e lo Yemen, ma anche la Libia, dove le capacità ricettive sono notevolmente danneggiate.

L’andamento della campagna vaccinale in Nord Africa e Medio Oriente presenta diverse sfumature di efficienza a seconda dei singoli paesi presi in considerazione. Ciò è il risultato di orientamenti geopolitici, alleanze internazionali e gradi di rilevanza sulla scena internazionale differenti che hanno incrementato la difficoltà dell’implementazione dei piani vaccinali rispetto ad aree più sviluppate del mondo. 

A prescindere dai meccanismi di solidarietà attivati a livello internazionale, risulta dunque necessario che questi paesi incrementino il grado di cooperazione intra-regionale e si impegnino verso una distribuzione più equa delle proprie capacità di gestione dell’emergenza, poiché il primo input verso la riduzione delle diseguaglianze a livello globale resta nella dimensione locale.

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