IL BICENTENARIO DELL’INDIPENDENZA GRECA

Figura - 200° anniversario dell'indipendenza greca https://710307.smushcdn.com/1140134/wp-content/uploads/2021/03/greek-featured-image-1024x615.jpg?lossy=1&strip=1&webp=1

Il 25 marzo si celebra il bicentenario della rivoluzione greca del 1821, che portò il Paese all’indipendenza dall’Impero ottomano. Si tratta di un evento molto importante per la Grecia, ma anche di un’occasione per riflettere sui tratti comuni alla lotta per l’indipendenza dei popoli oppressi: il patriottismo, l’affermazione dell’identità nazionale, la religione quale collante culturale e sociale, la partecipazione attiva delle donne nell’organizzazione e nella gestione di attività militari, tradizionalmente affidate ai soli uomini. 

Il 25 marzo 2021 ricorre il 200° anniversario della rivoluzione greca del 1821 che portò il Paese all’indipendenza dall’Impero ottomano. Si tratta di una ricorrenza molto importante per la storia ellenica, in quanto la Grecia subì l’occupazione turca per circa 400 anni, dalla presa di Costantinopoli nel 1453 fino al 1821.

Sebbene la guerra per l’indipendenza si sia protratta fino al 1827, la Grecia celebra ogni anno la giornata del 25 marzo, in quanto fu proprio in quella data, nel 1821, che a Patrasso scoppiò la rivoluzione che avrebbe influenzato in maniera determinante gli eventi, grazie anche al supporto di numerosi combattenti che, sposando la causa dell’indipendenza, sulla scorta degli ideali di libertà e patriottismo diffusi con i moti rivoluzionari del 1820-1821, si recarono in Grecia per dare il proprio contributo alla rivoluzione. 

Sono molti i tratti distintivi della rivoluzione greca che, a distanza di 200 anni, continuano ad offrire interessanti spunti di riflessione, consentendo di individuare degli elementi comuni a diverse storie di lotta per la libertà dei popoli oppressi.

Tra questi, in particolare, figurano la devozione per la patria, la volontà di affermare l’identità nazionale, la capacità di credere fermamente nella necessità della lotta per l’indipendenza, la nascita di associazioni segrete volte a contrastare l’oppressore e la repressione esercitata sulla società, la creazione di una rete con organizzazioni analoghe per la condivisione degli ideali e il sostegno reciproco, la celebrazione degli eroi nazionali, l’elaborazione di una strategia militare adeguata, l’importanza della religione quale collante sociale e culturale, il ruolo attivo delle donne nell’organizzazione e nella conduzione di attività militari, tradizionalmente affidate ai soli uomini.  

L’Impero ottomano, espandendosi dall’Anatolia ai Balcani, al Nord Africa e al Vicino Oriente, fu uno dei più vasti imperi della storia. Dopo l’assedio e la conquista di Costantinopoli ad opera di Maometto II, nel 1453, i turchi ottomani occuparono gran parte dei territori precedentemente appartenenti all’Impero bizantino, di cultura prevalentemente ellenica, tra cui l’attuale Grecia.

Durante i 400 anni di dominazione turca, i greci riuscirono a preservare la cultura, la lingua e i tratti caratteristici della civiltà ellenica soprattutto grazie al clero ortodosso che, attraverso la scuola segreta, “Krifò Scholìo”, si occupò dell’istruzione e dell’educazione dei bambini greci, al fine di tramandare alle generazioni successive la lingua, le tradizioni e i valori del credo ortodosso, di cui gli ottomani cercarono di cancellare ogni traccia. 

Se, da una parte, la scuola segreta permise di mantenere viva l’identità nazionale greca, dall’altra, la Rivoluzione francese contribuì a diffondere gli ideali di libertà, indipendenza e fratellanza caratteristici del nuovo illuminismo greco. Questi ideali, attraverso l’attività cospirativa delle società segrete e il supporto di numerosi intellettuali, portarono all’insorgere di rivolte che, in diversi Paesi, sarebbero sfociate nei moti rivoluzionari del 1820-1821.

In questa cornice si inseriscono anche la rivoluzione greca del 1821 e la successiva guerra di indipendenza, nell’ambito delle quali si rivelò fondamentale il ruolo della società segreta della Filikì Eterìa, fondata a Odessa nel 1814. Il motto dell’Eterìa, che accompagnò i combattenti durante la lotta e che anche in seguito ha continuato ad ispirare il patriottismo ellenico, era “Libertà o morte”.

I membri della Filikì Eterìa erano organizzati secondo una gerarchia ben precisa e ciascuno di essi, al momento dell’ingresso all’interno della società segreta, doveva seguire un rituale iniziatico, che consisteva nel giurare sulla fede ortodossa la devozione alla patria.

L’organizzazione si autososteneva attraverso i contributi versati dai membri dell’associazione. Inizialmente l’Eterìa cresceva lentamente, ma col passare degli anni gli affiliati iniziarono a crescere considerevolmente, con adesioni, oltre che dalla Grecia, anche dalla Russia, dai principati di Moldavia e Valacchia, dall’Italia, dall’Egitto e dalla Siria.

Certamente, l’appoggio dello zar Alessandro I, del patriarca di Costantinopoli Gregorio V, di Giovanni Capodistria e di Ali Pascià di Tepeleni, fu determinante per lo sviluppo degli eventi.  

Ali Pascià di Tepeleni fu un personaggio controverso. Politico e militare albanese, fu governatore di Giannina, controllando un’ampia regione che comprendeva l’Epiro, l’Albania meridionale e la Macedonia occidentale.

Mantenne sempre buoni rapporti con il Sultano ottomano ma, alcuni anni prima dello scoppio della guerra di indipendenza greca, iniziò a tessere relazioni politiche, commerciali e diplomatiche con altri importanti attori della scena internazionale, in particolare con esponenti dell’Impero britannico e della Russia zarista, maturando l’idea di distaccarsi dalla Sublime Porta.

Fu così che nel 1820 accordò il proprio sostegno alla Filikì Eterìa, considerato anche il presunto sostegno dell’Impero zarista a quest’ultima, ergendosi a liberatore dei greci.

Nell’ottobre 1820, l’Eterìa iniziò a progettare un’insurrezione nel Peloponneso, a cui si sarebbero dovute affiancare, parallelamente, delle rivolte nei principati di Moldavia e Valacchia, al fine di mobilitare le truppe ottomane su più fronti e, dunque, di renderle più vulnerabili. Tuttavia, nel gennaio 1821, Ali Pascià tradì l’Eterìa, rivelando al Sultano l’attività cospirativa dell’organizzazione, accelerando, in questo modo, il naturale corso degli eventi. 

La rivoluzione scoppiò il 25 marzo 1821, quando gli insorti, con la benedizione del metropolita di Patrasso, Germanos, diedero inizio alla guerra di indipendenza greca. A capo dell’Eterìa c’era Alexandros Ypsilantis, mentre al comando degli insorti c’era Theodoros Kolokotronis. Le gesta di combattenti quali Ypsilantis e Kolokotronis hanno fatto sì che i loro nomi rimassero indelebili nella memoria storica ellenica.

Tuttavia, i combattenti della rivoluzione greca non furono solo uomini. Laskarina Bouboulina, armatrice ed unica donna membro dell’Eterìa, mise le sue imbarcazioni a disposizione degli insorti e finanziò la costruzione dell’Agamennone, la più grande nave da guerra di cui potessero usufruire a quel tempo, di cui ella stessa prese il comando, conducendo con successo numerose operazioni. 

Adamantia Mavrogenous, figlia di un mercante e figlia della diaspora, investì i beni della sua famiglia per acquistare navi, attrezzature e armi per i combattenti greci, e si rese protagonista di un importante scambio di corrispondenza con i circoli filellenici e liberali europei per promuovere la causa dell’indipendenza. 

Fu proprio dagli ambienti liberali d’Europa che, a seguito di una dura repressione da parte delle truppe ottomane a Chios e a Costantinopoli, numerosi intellettuali partirono per affiancare i patrioti greci. Tra questi, in particolare, si ricordano l’inglese George Gordon Byron – la cui storia ispirò l’idea dell’eroe byroniano – e gli italiani Santorre di Santarosa e Cesare Rosaroll.

Il 15 gennaio 1822, l’Assemblea nazionale proclamò l’indipendenza, ma la guerra andò avanti ancora per molto tempo. Per sconfiggere i turchi ottomani e per portare a compimento l’indipendenza della Grecia si rivelò fondamentale l’intervento del pascià d’Egitto Mehmet Ali e, in seguito, della Francia, della Gran Bretagna e della Russia di Nicola I. Quest’ultimo, in particolare, era interessato a contrastare l’espansione dell’Impero ottomano e a cercare uno sbocco sul Mar Mediterraneo.

Con il Trattato di Adrianopoli del 1829, la Grecia dapprima divenne un protettorato di Francia, Gran Bretagna e Russia. In seguito, con il Protocollo di Londra del 1830, ottenne il riconoscimento della sua indipendenza. Tuttavia, il Paese dovette accettare l’ingerenza delle altre potenze, che nel 1832 elessero Ottone di Baviera re di Grecia. 

Quella dell’indipendenza greca è una storia che, a distanza di 200 anni, non solo racchiude in sé i tratti comuni alle lotte per la libertà dei popoli oppressi, ma offre anche uno sguardo sulle dinamiche geopolitiche di un passato non molto lontano, che si riflette sugli scenari del presente. Da allora, i confini e le forme di governo sono mutati. La diplomazia e la cooperazione hanno conosciuto un grande sviluppo e le dinamiche nelle relazioni internazionali hanno subìto cambiamenti significativi. Diversamente, la lontananza tra alcuni popoli vicini nel Mediterraneo, purtroppo, è spesso rimasta invariata. 

Vanessa Ioannou

Sono Vanessa Ioannou, classe 1990, analista IARI per l’Europa. Dopo la laurea magistrale in Studi internazionali, conseguita presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi in Relazioni esterne dell'UE, ho lavorato presso una redazione giornalistica, occupandomi di Politica e Esteri, e in seguito ho intrapreso il mio percorso professionale da consulente.
Per lo IARI mi occupo di Europa ed in particolare di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. Sono profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, che non sono mai isolati, ma sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI significa contribuire all’analisi di temi nazionali ed internazionali in un ambiente professionale, giovane e stimolante e mi dà la possibilità di coniugare i miei più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

1 Comment

  1. Articolo interessante! Scritto in maniera semplice e molto efficace! Ricco di spunti e di risposte a quesiti che in modo superficiale mi sono spesso chiesto sui rapporti politici culturali fra Grecia e Turchia, fra una civiltà millenaria e un mal riuscito ( sul piano culturale ed identificativo di un popolo!) assemblaggio di popoli e civiltà diverse e tenute insieme con la forza dell’oppressione!
    E finalmente ho capito perché la corona della Grecia è finita ai tedeschi!!!

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