LA SVOLTA GREEN DELL’ECONOMIA CINESE?

Nonostante la presenza di molti ostacoli e resistenze interne, la Cina è interessata a favorire una svolta green della propria economia e ad abbassare il livello delle sue emissioni di CO₂. 

In un periodo storico caratterizzato da incertezza economica, la Cina è uno dei pochissimi Paesi che sta reagendo positivamente alla crisi, avviatasi con la pandemia. Sulla sua ripresa economica pesano, però, moltissimi punti interrogativi che riguardano il rispetto degli standard internazionali stabiliti, in particolar modo dall’accordo di Parigi, e che si riferiscono al controllo dell’utilizzo del carbone e delle emissioni di anidride carbonica che ne consegue.

L’accento sull’ estremo sfruttamento, da parte cinese, di questa materia prima è stato posto, per la prima volta, durante l’AG delle Nazioni Unite nel settembre del 2020; proprio in quell’occasione, il Presidente cinese si è esposto affermando che la Cina, nel giro di poco tempo, avrebbe intrapreso, in modo progressivo, una “decarbonizzazione” della propria economia, arrivando entro il 2060 a quella che lui stesso ha definito come “neutralità carbonica”, e cioè una parità tra emissioni e assorbimento di carbonio.

Xi Jinping è stato molto preciso nel descrivere il processo di decarbonizzazione, secondo il quale, stando alle stime fornite, si avrà un picco di emissioni entro il 2030, che inizieranno a diminuire sensibilmente dagli anni successivi, incentivando l’uso delle fonti di energia rinnovabile, come quella solare ed eolica, al posto di quelle legate all’uso di combustibili fossili.

Nonostante questi buoni propositi, non sembra che la Cina, attualmente, si stia impegnando nel realizzare questa sua “svolta green”. Il primo elemento che fa capire ciò è la totale assenza nel nuovo piano quinquennale, dedicato allo sviluppo e alla ripresa economica, di una vera e propria programmazione del passaggio al “green”, anche se ci sono molti riferimenti generali ad esso; un altro indizio, che conferma questa ipotesi, è dato dal fatto che è stato osservato che le centrali elettriche, alimentate a carbone, stanno lavorando a pieno regime per sostenere la ripresa.

Infine, un terzo ostacolo è costituito proprio dall’opinione che molti rappresentanti politici hanno del carbone, soprattutto quelli delle province dalle quali esso viene estratto, considerato ancora una fonte di energia importante, in particolar modo perché si può intervenire per rendere il suo uso meno inquinante.

Questa opinione entra in pieno contrasto sia con la posizione assunta dal governo nelle sedi internazionali sia con quella appoggiata dall’opinione pubblica, che è a favore di politiche economiche più “green” e che sostiene apertamente le lotte ambientalistiche di tutte quelle associazioni ambientali che agiscono sul territorio cinese.

Dunque, al momento, sembrerebbe che la classe politica cinese faccia fatica ad esprimere una posizione unitaria in merito alla questione e a tradurre gli impegni assunti a livello internazionali in azioni concrete. Ci si auspica, però, che queste resistenze interne vengano abbattute e che ci si impegni veramente nella realizzazione della svolta green. 

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