BLACK LIVES MATTER: OLTRE LE PIAZZE, AL DI LÀ DEI PROPRI CONFINI

Il movimento Black Lives Matter, candidato al Premio Nobel per la Pace 2021, in questi mesi non si è fermato ma anzi ha consolidato molte delle sue azioni, arrivando a rappresentare anche le istanze delle comunità latine e native americane. 

Gli attivisti che l’estate scorsa hanno accesso le piazze statunitensi, negli ultimi mesi hanno continuato un’assidua mobilitazione, meno lontana dai riflettori internazionali e più mirata ai problemi politico/sociali interni al Paese. La mobilitazione contro lo sfruttamento dei lavoratori di Amazon a Bessemer, in Alabama, la promozione della petizione “Pass Medicare for All”, il sostegno all’attività di rappresentati del Congresso come Cori Bush e alla diffusione della cultura afroamericana, sono solo alcune delle iniziative promosse in questi mesi da BLM.

Il movimento è da poco tornato alle cronache internazionali per due motivi: le parole pronunciate dal Presidente russo Putin, che ha dichiarato che “il movimento Black Lives Matter è emerso a causa di un genocidio che ha percorso l’intera storia degli Stati Uniti”, e la nomina al Nobel per la pace. Il movimento, nato nel 2013, ha diffuso la sua missione e amplificato i suoi obiettivi nel corso degli anni, arrivando a ricevere tale nomina da un parlamentare norvegese, Petter Eide, che ha affermato: “il movimento ha costretto i Paesi di tutto il mondo a confrontarsi con il razzismo all’interno delle proprie società; assegnargli il premio in quanto forza globale contro l’ingiustizia razziale, invierà un messaggio potente: la pace è fondata sull’uguaglianza, la solidarietà e i diritti umani”. Il vincitore di quest’anno verrà stabilito ad ottobre.

La forza di Black Lives Matter, al di là dei riconoscimenti internazionali, sta crescendo anche a livello nazionale. Questo perché le proteste animate dal movimento hanno generato una discussione trasversale, che è andata al di là delle questioni legate alla comunità afroamericana, arrivando ad offrire supporto anche ai nativi americani e ai latini e portando avanti tutte le rivendicazioni legate al razzismo sistemico statunitense. 

Gli stessi attivisti di molte comunità latine, hanno sottolineato come le proteste scoppiate nell’estate del 2020, abbiano permesso di focalizzare l’attenzione sugli abusi perpetrati dalla polizia ai danni di tutte le minoranze, non ultime quelle di origine sudamericana.

La comunità latina, pochi mesi prima della brutale morte di George Floyd, aveva visto un suo membro, Antonio Valenzuela, morire a seguito di una manovra di soffocamento compiuta da un poliziotto. Anche il suo omicidio era stato ripreso, ma non aveva attirato grande attenzione mediatica. Dopo gli afroamericani, sono i latini a subire i maggiori abusi da parte della polizia.

Anche i nativi americani hanno sostenuto con forza le proteste e molti Navajo sono stati visti in piazza ad Albuquerque con in mano i cartelli di Black Lives Matter. Tali mobilitazioni sono arrivate a sensibilizzare anche il mondo dello sport.

Washington Redskins hanno deciso di cambiare nome in Washington Football Team, abbandonato quello usato dagli anni ’30 e ritenuto offensivo dai nativi americani che da anni ne chiedevano la modifica. Hanno seguito tale esempio i Cleveland Indians, che hanno annunciato, dopo decenni di pressioni, che cambieranno il proprio nome. Le azioni sono state accolte con grande felicità dall’organizzazione IllumiNative, nata in difesa dei diritti dei nativi, che da anni chiedeva che azioni in favore del riconoscimento di pari diritti fossero accompagnate anche da atti simbolici e dal forte impatto socio-culturale. 

Fernando García, direttore del Border Network for Human Rights di El Paso, ha sottolineato come la morte di Floyd abbia riunito attivisti neri e latini, unendo la rabbia di comunità diverse ma ugualmente discriminate. La commistione tra le comunità è stata tanta da far temere ad alcuni attivisti afroamericani che i latini stessero cooptando il movimento. Nonostante qualche dibattito sulla paternità politica delle mobilitazioni, le comunità latine e native hanno raccolto grandi successi dalle proteste e dal movimento d’opinione suscitato da Black Lives Matter. 

La questione raziale negli Stati Uniti tocca moltissime comunità, che mai come in questi mesi, stanno mettendo a sistema le proprie forze per raggiungere obiettivi comuni. Le molte nomine di membri di minoranze nell’amministrazione Biden, sono la riprova di come i movimenti esplosi a metà del 2020, abbiano travalicato la sola questione raziale afroamericana, sollevando le quotidiane discriminazione subite da tutte le comunità etniche nazionali.

Non saranno certo delle nomine nel Governo federale a risolvere le disparità e in molti sperano che tali segnali, senz’altro colti positivamente dai movimenti, si tramutino quanto prima in azioni di lungo termine verso il tanto agognato superamento del razzismo sistemico negli Stati Uniti. 

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from USA E CANADA