STATI UNITI NEL CONTESTO QUAD

Tsunami Core Group 

Si può dire che l’alleanza sovranazionale tra Stati Uniti, Giappone, Australia e India sia nata nel 2004, all’indomani dello tsunami che sconvolse l’Indonesia e le vite di tanti altri paesi affacciati sull’Oceano Indiano e che provocò più di 200mila vittime.

L’alleanza, nata sotto il nome di “Tsunami Core Group” aveva lo scopo di creare una rete di sostegno per tutti quei paesi che erano rimasti coinvolti nella tragedia ambientale e che non avevano le risorse necessarie per procedere ad un risanamento del Paese a seguito delle perdite economiche, umane e sociali subite.

Ad emergenza terminata, l’alleanza fu sciolta per poi essere riproposta sotto nuove vesti nel 2006 da Shinzo Abe con il nome “Arc of Freedom and Prosperity”. I propositi di questa nuova allenza avrebbero avuto natura nettamente diversa dal vecchio Tsunami Core Group. Infatti, attraverso questa nuova iniziativa il Giappone si proponeva come ponte tra quei paesi della zona asiatica che si ponevano come garanti della democrazia e dello stato di diritto. 

Arc of Freedom and Prosperity 

Come riportato dal Japan’s Foreign Policy Making nel 2017, “L’Arc of Freedom and Prosperity è stato un raro esempio di approccio strategico che poteva essere usato come strumento per rafforzare le relazioni con vari partner ed estendere la portata diplomatica del Giappone ad altre regioni. Sia i partiti stranieri che quelli interni hanno percepito il concetto come uno strumento per contenere la Cina e la Russia, che non potevano essere incluse nel gruppo di paesi che danno priorità alla libertà e alla democrazia.”

La risposta della Cina all’indomani del primo incontro ufficiale del Quad (Quadrilateral Security Dialogue) avvenuto nel 2007 per un’esercitazione militare tenutasi nel Golfo del Bengala è risultata tutt’altro che impreparata. Il paese ha dato, infatti, prova di prontezza, dando vita a numerosi accordi e incontri ufficiali con i paesi partecipanti al Quad, fidelizzando al meglio delle sue capacità i paesi più vicini a lei e riuscendovi con molto successo in svariate occasioni. Infatti, circa nel 2016- a dieci anni dalla nascita dell’Arc of Freedom and Prosperity voluto da Shinzo Abe- il Giappone si ritrovava in una situazione di forti tensioni con la Cina; l’Australia aveva stretto forti accordi con Partito Comunista Cinese e l’India si era sempre più avvicinata alla forza attrattrice della crescente potenza asiatica. 

La nascita del QUAD

Nel 2012, con il ritorno in carica di Shinzo Abe, tornava anche in auge l’idea degli stati asiatici democratici come garanti di pace e libertà e nel 2017 si riuniva per la prima volta il vertice dei paesi ASEAN a Manila. Oltre la discussione di temi strettamente legati alle problematiche dei paesi asiatici, il vertice ASEAN del 2017 coinvolse anche il dialogo con nazioni non facenti parte del gruppo asiatico, ovvero Giappone, Australia, Stati Uniti e India, con le quali si giunse ad accordi per la regolamentazione della sicurezza dei traffici marittimi, aerei e commerciali.

Il 2017 diede difatti inizio ad una serie di incontri regolari che permettono, da allora, la disquisizione di vari punti: dalle questioni relative alla sicurezza, fino a quelle riguardanti il miglioramento delle infrastrutture nel panorama indo-pacifico. Le rimostranze da parte delle Cina, rimasta sempre esclusa da questo tavolo di incontri, non sono mai cessate.

Negli anni il colosso asiatico ha attutato campagne di propaganda mediatica interna per sminuire il ruolo dell’alleanza di stati e anche gli altri paesi facenti parte del panorama ASEAN non hanno mancato di esprimere il loro disappunto per l’incapacità del Quad di prendere in considerazione anche le problematiche che maggiormente colpiscono i paesi della sud-est asiatico. 

Trump e Quad

Il 2019 è stato certamente un anno di ulteriore inasprimento dei rapporti tra Quad e Cina. Si è trattato, infatti, del momento in cui il segretario di stato dell’amministrazione Trump, Mike Pompeo, ha deciso di mandare un messaggio chiaro alla Cina: sarebbe rimasta tagliata fuori dal Quad per fare in modo di contenerla al meglio e mantenere la sua influenza limitata.

Durante uno degli incontri Quad, Pompeo non ha mancato di sottolineare l’avversità verso il governo di Pechino, definendo l’alleanza tra Stati Uniti, Australia, Giappone e India come una risorsa per contrastare lo “sfruttamento, coercizione e corruzione” perpetrata dal governo cinese. In un articolo pubblicato da Foreign Policy ad ottobre del 2020 viene resa chiara la posizione della precedente amministrazione statunitense in merito al Quad: a differenza che per qualsiasi altra organizzazione internazionale e sovranazionale, Trump si è sempre dimostrato ben propenso al dialogo con gli altri membri del Quad.

Il motivo va ricercato nel proposito dell’organizzazione stessa: difatti Quad resta un’organizzazione senza dei propositi ben specifici, a differenza di tante delle organizzazioni con scopi chiari alla quale l’amministrazione Trump si è velocemente sottratta. Quad non ha mai avuto uno scopo specifico e questo la rende facilmente ascrivibile nella cerchia delle soluzioni da adoperare per giungere ad un maggiore allontanamento delle nazioni coinvolte nell’alleanza filo statunitense dalla forza attrattiva cinese. 

L’incontro fra i leader 

Quad si è sempre fatta portatrice di ideali di libertà e democrazia. Oggi molti la paragonano ad una NATO per i paesi asiatici, ma quanto sia effettivamente possibile mettere le due organizzazioni sullo stesso piano è ancora in dubbio.

Oggi possiamo sicuramente dire che l’obbiettivo raggiunto dalla presidenza Biden il 13 marzo, il quale ha finalmente permesso l’incontro dei leader del quadrilatero, non è sicuramente da sottovalutare. L’incontro ha dato molti frutti. Primo fra tutti un maggiore coinvolgimento dell’India di Modi nella campagna vaccinale mondiale contro il Covid-19.

Il primo obbiettivo degli Stati Uniti resta il contrasto della Cina: sicuramente investire in un patto per la distribuzione di più di un miliardo di dosi Made in USA nel territorio asiatico significa mettere in difficoltà il monopolio del vaccino cinese Sinovac e della sua distribuzione in India, Giappone e Australia.

Altro punto fondamentale restano tutti gli obbiettivi che i leader dei paesi si sono posti per approfondire la preesistente cooperazione tra essi e renderla più efficace. Reuters riporta come i quattro stati si siano difatti impegnati per lo sviluppo della loro cooperazione al fine di garantire un lavoro sinergico in campo di sicurezza marittima, economica e cyber-sicurezza.

I riferimenti alla Cina, sebbene smentiti dai quattro leader, non sono mancati e Biden ha dichiarato: “Stiamo rinnovando il nostro impegno per garantire che la nostra regione sia governata dal diritto internazionale, impegnata a sostenere i valori universali e libera dalla coercizione”. 

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