LA RUSSIA VERSO LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO ARTICO

Fonte: Flickr

Nel Maggio 2021 la Russia subentrerà all’Islanda alla guida di una delle più importanti istituzioni della governance artica. Cosa dobbiamo aspettarci?

Mancano poche settimane all’avvicendamento russo alla guida del Consiglio Artico, un organo istituzionale di primaria importanza della governance artica. Il periodo è delicato a causa della pandemia tuttora in corso e a causa delle sfide che la regione artica dovrà affrontare nei prossimi due anni in cui il surriscaldamento globale avanzerà e, con esso, gli effetti drammatici del cambiamento climatico.

Nell’avvicinamento a questa topica tappa, l’ambassador-at-large russo per l’Artico Nikolay Korchunov rivela le priorità che caratterizzeranno il mandato russo: sviluppo sostenibile, adattamento al cambiamento climatico, conservazione della biodiversità, navigazione navi cargo lungo le rotte artiche, crescita del turismo.

Tutte componenti che richiedono uno sforzo collettivo di tutti gli otto Stati artici del Consiglio, afferma lo stesso Korchunov. Ulteriori priorità saranno l’organizzazione di meetings che avranno l’obiettivo di fronteggiare alcune tematiche climatiche scottanti quali la protezione dell’ambiente marino e lo scioglimento del permafrost, che sempre più spesso provoca danni alle infrastrutture presenti sul territorio.  

Particolarmente interessante sembra poi la dichiarazione dell’intenzione di aprire ad un più diretto coinvolgimento degli Stati osservatori, si pensa soprattutto al ruolo della Cina che, come membro osservatore del Consiglio Artico dal 2013, intende migliorare la propria presenza negli organi istituzionali artici.

E’ probabile che un maggior coinvolgimento vada a rinsaldare i rapporti tra le due potenze che molto hanno da spartire in termini di sviluppo della Northern Sea Route. Da queste battute sembra evidente come la Russia voglia caratterizzare fortemente il nuovo biennio e come ampio sia il raggio d’azione. 

L’ultimo meeting del Senior Arctic Official (SAO) della presidenza islandese si è svolto solo pochi giorni fa. Il presidente, Guðlaugur Þór Þórðarson, ha così riassunto l’opera dell’Islanda alla guida del Consiglio fortemente caratterizzata dall’arrivo della pandemia: “Covid-19 has affected our Chairmanship, but despite some delays in projects and postponed events and meetings, we were able to adapt quickly. We have carried out most of our plans, including a virtual version of the Plastics Symposium and we launched an online format of the Council’s new marine cooperation initiative. The collaborative efforts demonstrate that the Arctic Council is adaptable, solutions-oriented and open minded when faced with a crisis”.

Nonostante la pandemia, quindi, il Consiglio ha portato avanti il lavoro grazie soprattutto ai gruppi di lavoro che si sono occupati della redazione di importanti e aggiornate guidelines relative allo stato d’inquinamento della regione, dell’uguaglianza di genere, della blue economy, così come di programmi di intervento nel caso di sversamento nelle piccole comunità, e molto altro. 

L’attività del Consiglio rimane di primaria importanza per uno sviluppo della regione che sia soprattutto rispettoso dell’ambiente. La Russia ha dei piani strategici rilevanti nella regione. Sarà interessante vedere se e come, alla guida del Consiglio, la Russia riuscirà a scindere gli interessi nazionali da quelli dell’area tutta. 

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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