LA GUERRA CALDA TRA BIDEN E PUTIN

Fonte immagine: Il riformista

Gli Stati Uniti e la Russia sono da sempre rivali. Ciononostante l’attrito tra i due Paesi è sempre rimasto congelato, anche nei momenti in cui la tensione sembrava pronta a trasformarsi in conflitto.  Ma con le dichiarazioni  del nuovo presidente statunitense Joe Biden, la Cold War sembra essere stata scongelata. “Sleepy Joe”, come si divertiva a chiamarlo Donald Trump, ha infatti lanciato forti accuse a Vladimir Putin, definendolo “un assassino”e innescando così una crisi diplomatica con Mosca. 

Le dichiarazioni di Biden: 

Le affermazioni dalla Casa Bianca sono arrivate all’indomani della pubblicazione del rapporto dell’intelligence statunitense in cui si parla di un coinvolgimento del leader del Cremlino nelle elezioni americane del 2020. Stando alle fonti degli 007 a stelle e strisce Putin aiutò Donald Trump nella corsa alla presidenza autorizzando operazioni denigratorie ai danni di Biden. L’azione moscovita avrebbe contribuito ad esacerbare le tensione sociali e politiche negli Stati Uniti e a plasmare un clima pre-elettorale caratterizzato da forti tensioni. 

La risposta russa: 

Le dichiarazioni del capo di Washington non sono passate inosservate ai piani alti moscoviti. La prima mossa del Cremlino è infatti stata quella di richiamare l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoli Antonov per “consultazioni”. Il suo rientro a Mosca è previsto per domani 20 Marzo. Washington invece dal canto suo non ha ancora richiamato l’ambasciatore in patria. 

Vladimir Putin ha risposto a Biden inizialmente alleggerendo il clima e augurando al suo omologo americano “una buona salute”. Poi è arrivato  l’affondo sarcastico in cui ha sottolineato come sia chi scaglia la prima pietra ad essere in realtà il vero peccatore. “Mi ricordo che quando eravamo piccoli, quando litigavamo dicevamo: “Chi lo dice sa di esserlo” ha tuonato Putin, aggiungendo poi che “vediamo sempre in un’altra persona le nostre qualità e pensiamo che essa sia come noi e basandoci su questo diamo la nostra valutazione in generale”. 

Nonostante la tensione alle stelle però il leader del Cremlino non ha chiuso le porte a una possibilità di incontro con il suo omologo americano. Si è detto disponibile “a qualsiasi ora comoda per la controparte americana”. Il discorso del Presidente della Federazione Russa ha poi virato sul tema della cooperazione tra i due paesi che, sottolinea Putin: “avverrà, ma alle condizioni di Mosca.”

Il numero uno moscovita ha poi evidenziato le forti diversità tra il popolo russo e quello americano e la conseguente divergenza di interessi tra i due paesi. “ Lavoreremo con loro, ma nei  campi che ci interessano e alle condizioni che riteniamo vantaggiose per noi stessi. E loro dovranno tenerne conto”  ha dichiarato.

Sulla stessa scia si è mossa anche l’amministrazione di Putin. La portavoce del Ministro degli Esteri Maria Zakharova, al canale Rossiya 1, ha rincarato la dose esigendo spiegazioni dall’America: “Perché dobbiamo sempre tradurre le loro strane e incomprensibili sciocchezze in un discorso normale? Forse i loro giornalisti o i nostri giornalisti, cercheranno di convincere i rappresentanti dell’amministrazione statunitense a spiegare cosa significa tutto questo” ha affermato. Anche il portavoce dello stesso Putin si è espresso su quanto accaduto. Dmitri Peskov ha prima parlato di rapporti da riassestare, aggiungendo poi che: “non ci sono state dichiarazioni simili a queste nella storia delle relazioni fra Russia e Usa.”

Le prossime mosse: 

Sarebbe sbagliato pensare che le bollenti dichiarazioni di Biden rimarranno nell’ottica del rapporto bilaterale USA-Russia. Nella scacchiera internazionale gli equilibri sono delicati, ogni mossa rischia di scatenare un cosiddetto effetto domino, e una simile gaffe diplomatica avrà sicuramente risvolti significativi sul piano delle relazioni internazionali. In primo luogo per la Cina. Il Dragone infatti, in seguito al gelo siberiano creatosi tra Russia e Stati Uniti, ha immediatamente assunto un ruolo prioritario nella “to-do list” degli Stati Uniti. 

Gli States dovranno necessariamente provare a riallacciare i rapporti con il Paese asiatico, ora più che mai. E l’incontro diplomatico in Alaska è la prima occasione per farlo. 

Dal canto suo Pechino, sebbene stia discutendo in questo momento ad Anchorage un eventuale disgelo con gli americani ( che non sembra andare nella direzione giusta), non esiterà ad afferrare la mano tesa, ora tesissima, di Mosca. E un possibile asse Mosca-Pechino sarebbe un vero incubo per gli States. I temi caldi che farebbero passare notti insonni all’amministrazione Biden nel caso di un avvicinamento tra le due potenze sono principalmente due: armamenti e vaccini.

Nel primo caso, il piano diplomatico degli Stati Uniti in materia di armamenti sembra essere difficilmente realizzabile in seguito agli ultimi avvenimenti. Infatti Mosca avrebbe dovuto rivestire il ruolo del mediatore tra Pechino e Washington in un progetto di diplomazia allargata a guida statunitense, ma dati i recenti sviluppi è difficile pensare che Putin si presti a un simile gioco. Sul tema dei vaccini, la strategia di rilancio del Quad promossa da Biden per il rifornimento del Sud-Est asiatico rischia di essere completamente seppellita dalle dosi cinesi e russe, già in netto vantaggio su quelle americane che, per ora, vanno forte solo in India. 

A questo scenario da “Guerra Calda” c’è poi da aggiungere che il vertice di Anchorage tra i diplomatici cinesi e quelli americani è iniziato molto in salita e che il disgelo sembra lontano.  Nella giornata di ieri infatti, le parti hanno cominciato ad accusarsi l’un l’altro di intromissioni nei reciproci affari di stato, in una giornata, la prima, che avrebbe dovuto essere destinata ai convenevoli. 

Conclusione:

Joe Biden, volente o nolente, ha innescato una dinamica pericolosa per gli interessi strategici statunitensi. La Russia infatti poteva avere un ruolo importante in chiave di arginamento cinese. E invece qualche parola di troppo pronunciata dal neo-presidente degli Stati Uniti rischia di provocare l’esatto opposto: un’alleanza sino-russa. E se quest’idea dovesse prendere piede, considerando anche l’andamento delle roundtables talks in corso ad Anchorage, si prospetterebbe uno scenario tutt’altro che roseo per la neonata amministrazione a guida Dem. 

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