L’IMPERIALISMO DEI VACCINI IN AFRICA

https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2021/02/11/vaccini-covid-19-cina-diplomazia-africa

La distribuzione del vaccino diventa il mezzo con cui gli Stati determinano la loro posizione in un ordine mondiale post-pandemico.

Il nuovo millennio, le cui caratteristiche si sono plasmate attorno alla sua principale caratteristica: la globalizzazione, ha offerto a ogni Stato la possibilità di ridefinire la propria posizione contrattuale nel panorama internazionale. Le ondate di globalizzazione si sono rivelate una reale opportunità di cambiamento anche per Paesi più arretrati rispetto all’Europa e agli Stati Uniti, si pensi infatti allo sviluppo di Cina, India e Brasile.

La possibilità di riposizionarsi nella sfera internazionale era reale anche per i Paesi africani, poiché con l’inizio del nuovo millennio le risorse naturali del continente sono tornate ad essere in cima alla lista degli interessi economici sia di grandi potenze, sia di Stati emergenti.

A seguito dei piani di aggiustamento strutturale, l’approccio di donatori e investitori è sembrato tener conto, nel nuovo millennio, della sovranità statale dei Paesi africani rendendo così i Governi dei Paesi ricchi di risorse naturali maggiormente coinvolti nei processi estrattivi e in grado di trarne profitto.

Tuttavia, i problemi strutturali degli apparati burocratici e dei Governi africani nella maggior parte degli Stati, soprattutto nell’Africa subsahariana e in quella occidentale, hanno posto un freno alla possibilità di cambiamento.

Innanzitutto, l’enorme corruzione delle élites al potere ha incentivato accordi tali da avvantaggiare una ristretta fascia della popolazione e che hanno permesso a Paesi terzi di sfruttare le risorse naturali esattamente come prima, ma questa volta col benestare dei Governi locali.

Secondariamente, la globalizzazione non solo ha offerto la possibilità di cambiamento, ma ha anche determinato numerose sfide non sempre affrontabili dagli Stati. Prendendo ad esempio Cina, India e Brasile, non possiamo sostenere che essa abbia avvantaggiato solo i Paesi già in vantaggio e affossato quelli già in difficoltà.

Allo stesso tempo, però, è evidente che per specifiche caratteristiche interne, spesso simili in diversi Stati, i Paesi africani non siano riusciti né ad inserirsi sul mercato in maniera concorrenziale grazie allo sviluppo industriale (obiettivo ormai impensabile visto lo sviluppo dell’industria cinese e indiana sul territorio, sebbene diversi capi di Stato sostengano tutt’oggi che l’industria trainerà lo sviluppo economico), né a far fruttare in modo proficuo le risorse naturali di cui dispongono.

Il ruolo cinese in Africa

In questo momento storico sembra andare delineandosi un nuovo ordine mondiale post-pandemico, all’interno del quale il posizionamento, per gli Stati, dipende dall’influenza che hanno esercitato sugli altri durante la pandemia.

La Cina, interessata ad ergersi a Grande Potenza per poter sfidare l’egemonia (se di egemonia si può ancora parlare) americana, tenta di espandere la propria influenza al di fuori del continente asiatico. Nello specifico, per l’Africa, ha adeguato ad hoc il modello cinese, guadagnando le simpatie dei governi africani poiché si presenta come Paese in Via di Sviluppo che vuole aiutare altri Paesi in Via di Sviluppo. Inoltre, la Cina può discostarsi dal passato coloniale africano apparendo così come una ventata d’aria fresca.

Il modello cinese serve ad affinare il soft power, inteso come attrazione e influenza di una nazione a livello internazionale. A differenza dell’Occidente, per la Cina qualsiasi mezzo si discosti dalla sfera militare e della sicurezza può rientrare nell’esercizio del soft power. Questo significa che esso perde la connotazione culturale datagli dall’Occidente e comprende anche mezzi di diplomazia coercitiva, come gli aiuti allo Sviluppo.

La pandemia sembra determinare un nuovo ordine mondiale in cui la distribuzione dei vaccini diventa il mezzo principale del soft power delle varie Potenze. La Cina sfrutta la già grande influenza che ha sul continente africano, determinata dal suo ruolo di partner commerciale apertamente disinteressato al mantenimento di standard democratici e al rispetto dei diritti umani, per vendere il proprio vaccino anti covid19.

A livello mondiale il Paese si pone in una posizione più avvantaggiata degli altri possibili donatori o distributori del vaccino, perché sembra aver sconfitto la pandemia internamente. Questo la rende in grado di concentrarsi quasi esclusivamente sull’esportazione dei vaccini. Inoltre la Cina, a seguito di un ventennio di presenza in Africa, ha iniziato a sviluppare anche tensioni con alcuni Governi locali che sembrano non vederla più come un vero cambiamento rispetto ai donatori occidentali. Questa situazione può essere attutita diventando la salvatrice della popolazione africana tramite la distribuzione dei vaccini.

In mezzo a questo nazionalismo dei vaccini, la Cina non è l’unico attore, anche la Russia ha offerto 300 milioni di dosidi vaccino Sputnik V all’Unione Africana. Il numero di vaccini inviati da entrambi i Paesi è però troppo basso per determinare un cambiamento significativo all’interno dei singoli Stati africani.

Oltre a questo, i Paesi africani sono titubanti di fronte alla mancanza di dati relativi ai due vaccini e alla mancanza di certificazioni fornite dall’OMS che approvino il vaccino russo e quello cinese come utilizzabili in casi di emergenza. Oltre ad essere una goccia in mezzo al mare, le due Nazioni non regalano i vaccini, la cui produzione, il trasporto e la distribuzione li rendono particolarmente costosi e quindi difficilmente acquistabili dai Paesi africani.

La Cina, nello specifico, concede prestiti ai Paesi riceventi il vaccino per poterlo acquistare, guadagnandoci due volte.

Covax: una soluzione? 

La soluzione al nazionalismo dei vaccini sembra essere il Covax, il programma globale guidato dall’OMS, dalla Cepi e dall’Alleanza Gavi per evitare l’ “apartheid sanitario” . Al fine di impedire che solo la popolazione più ricca, quindi una stretta minoranza, usufruisca dell’accesso al vaccino, è stato stabilito che dei 180 Paesi aderenti, i 94 ad alto reddito comprino le proprie dosi mentre i 92 a basso reddito le ricevano gratuitamente.

Il problema sin da subito delineatosi è che gli Stati ad alto reddito membri del piano di distribuzione tessono accordi bilaterali con le case farmaceutiche per garantirsi un numero maggiore di dosi e riuscire a vaccinare a tappeto la propria popolazione. La produzione dei vaccini ha un andamento tale per cui, accaparrandosi un numero maggiore di dosi rispetto a quello pattuito, essi non arrivino ai Paesi del terzo mondo nelle dosi e nei tempi pattuiti.

Oltre a questi problemi organizzativi, si aggiunge il fatto che i sistemi di welfare dei Paesi africani non siano adeguati alla distribuzione capillare del vaccino, oltre al problema della mancanza di censimenti aggiornati e affidabili. Si determina così non solo un gap a livello mondiale tra Paesi che possono affrontare un piano di vaccinazione e Paesi che non dispongono delle risorse necessarie, ma anche un divario interno ai singoli Stati tra chi ha accesso al vaccino e chi, in molti casi, non ne è nemmeno a conoscenza. 

Cina e Russia si muovono come attori isolati nel tentativo di ampliare la propria influenza in un territorio dirimente per lo sviluppo economico necessario a non soccombere in un mondo sempre più globalizzato. L’Occidente però con le sue alleanze e le sue Istituzioni, è ancora in grado di influenzare le decisioni dei Paesi africani e ha ancora le risorse per, effettivamente, andare incontro ai loro bisogni e per farlo in maniera gratuita.

Ci sono da considerare però due fattori: il primo è che a livello di geopolitica internazionale ogni donazione, per quanto in principio sia tale, determina dei doveri che legano inesorabilmente i riceventi ai donatori e che si trasformano, quasi sempre, in accordi commerciali. Il secondo è che l’attuale panorama internazionale, sebbene sembri retto dalle Istituzioni Occidentali, non può essere definito stabile.

Gli interessi in gioco dei singoli Stati sono tali da compromettere il Covax e da rendere ancora possibile un’ascesa dell’influenza di Cina o Russia sul continente africano tale da poter anche sovvertire l’attuale ordine globale e definirne uno post-pandemico completamente diverso. 

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