IL RAZZISMO ANTI ASIATICO NEGLI STATI UNITI HA RADICI PROFONDE

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La sparatoria avvenuta il 16 marzo in alcune spa della città di Atlanta, in cui otto persone, sei delle quali donne asiatico-americane, sono rimaste uccise, sembra essere il culmine di un anno di intenso razzismo anti-asiatico negli Stati Uniti. 

E mentre i post con l’hashtag #StopAsianHate diventavano virali, il colpevole della sparatoria di Atlanta dichiarava agli investigatori che i motivi del suo gesto non fossero riconducibili a questioni di razzismo.

Nella scarsa coerenza di quanto affermato dal giovane colpevole, un uomo bianco americano, c’era la conferma di ciò che molti asiatici americani già sapevano: la violenza che da tempo ha preso di mira la loro comunità è raramente vista per quello che è: razzismo. Dall’inizio della pandemia la scorsa primavera, gli asiatici americani hanno affrontato la violenza razzista a un tasso molto più alto rispetto agli anni precedenti.

Stop AAPI Hate, un database di segnalazione creato all’inizio della pandemia come risposta all’aumento della violenza razziale, ha ricevuto 3.795 segnalazioni di discriminazione anti-asiatica tra il 19 marzo 2020 e il 28 febbraio 2021. Le donne hanno segnalato incidenti di odio a un tasso 2,3 volte superiore a quello degli uomini. 

È interessante sottolineare che, dopo la sua cattura, l’assassino ha dichiarato alla polizia che stava tentando di superare una “dipendenza dal sesso” e ha aggiunto di vedere i centri spa come luoghi di potenziale tentazione. Per questo motivo, secondo quanto da lui dichiarato, il suo gesto non sarebbe stato motivato dal razzismo. Tuttavia, secondo le donne asiatiche, il razzismo e la misoginia sono profondamente legate tra loro. Un rapporto del 2018 dell’American Psychological Association ha delineato i modi in cui le donne asiatiche-americane sono spesso sessualizzate e soggette a oggettificazione da parte dei media. Infatti, nella cultura popolare, vengono frequentemente raffigurate come “senza volto, tranquille e invisibili, o come oggetti sessuali”. Dall’indagine è quindi emerso che questi stereotipi contribuiscono ad intensificare le esperienze di emarginazione, invisibilità e oppressione ai danni delle donne asiatiche-americane

Si dalla prima ondata di immigrazione di lavoratori cinesi negli Stati Uniti risalente al 1850, gli asiatici americani sono sempre stati soggetti a violenza razzista. Come fonte di manodopera a basso costo per costruire le ferrovie, gli immigrati asiatici sono stati visti come una minaccia per i posti di lavoro dei bianchi e come capro espiatorio perché sporchi e malati. Il “pericolo giallo” alla fine portò al Chinese Exclusion Act del 1882, la prima volta che gli Stati Uniti avevano bandito un gruppo etnico specifico dal paese.

La brutalità attraversa più di due secoli di storia degli Stati Uniti, dai campi di prigionia della Seconda guerra mondiale, quando oltre 100.000 giapponesi americani furono radunati e imprigionati a causa delle paure xenofobeall’omicidio del 1982 di Vincent Chin, morto dopo essere stato picchiato da uomini bianchi in un attacco a sfondo razziale a Detroit.

Tuttavia, nonostante la violenza razziale sia stata una parte innegabile della storia degli asiatici americani negli Stati Uniti, il mito della “minoranza modello” ha contribuito a mitigarlo. Questa idea falsa e sostanzialmente razzista, costruita durante l’era dei diritti civili per bloccare i movimenti per la giustizia razziale, suggerisce che gli asiatici americani abbiano più successo di altre minoranze etniche grazie al duro lavoro, all’istruzione e alla loro natura intrinsecamente rispettosa della legge

Inoltre, la comunità asiatica è considerata la più economicamente divisa d’America: uno studio del 2018 del Pew Research Center ha scoperto che gli asiatici americani sperimentano il più grande divario di disparità di reddito come gruppo etnico e razziale negli Stati Uniti.

L’attuale ondata di crimini d’odio anti-asiatici è stata esacerbata dalla retorica xenofoba dell’ex presidente Donald Trump, che ha continuato a riferirsi al COVID-19 come “il virus della cinese”incolpando il paese della pandemia. La scelta delle parole di Trump segue una lunga storia americana di utilizzo delle malattie per giustificare la xenofobia anti-asiatica, che ha contribuito a formare la percezione degli asiatici americani come una sorta di “stranieri perpetui”. 

Il razzismo anti-asiatico è aumentato durante la pandemia anche in Gran Bretagna e in Australia, con episodi di discriminazione e xenofobia riportati la scorsa estate da Human Rights Watch in Italia, Russia e Brasile. La notizia di Atlanta ha colpito duramente le comunità asiatiche che già si sentono eccessivamente vulnerabili. 

Il presidente Joe Biden ha cercato di rimediare ai danni causati dal suo predecessore. Poco dopo essere entrato in carica a gennaio, ha firmato un ordine esecutivo che denuncia la discriminazione anti-asiatica. Durante un discorso dell’11 marzo, nell’anniversario della pandemia di COVID-19, ha dichiarato che i crimini d’odio contro gli asiatici americani sono “anti-americani” e che “devono finire”

I dettagli dei crimini di Atlanta sono ancora in fase di valutazione. Ma a livello locale, l’impatto è stato immediato: molte spa, infatti sono rimaste chiuse per paura di subire altri attacchi. 

Non ci sono soluzioni rapide alla violenza razzialeQuello che Biden chiama “anti-americano” sembra invece profondamente radicato nella storia americana. Porre fine al razzismo anti-asiatico negli Stati Uniti significa affrontare secoli di discriminazione, violenza e oppressione. [1]

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