IL PUNTO DI VISTA DEL CANADA: SE SARÀ GUERRA FREDDA, LO SCONTRO SARÀ STATI UNITI CONTRO CINA

Il discorso dell’ex premier canadese Harper apre la riflessione sul futuro scenario mondiale. In tutto questo, il Canada potrebbe vedersi relegato a potenza di media grandezza, nonostante grandi potenzialità

Il  Canada sembra aver messo l’anima in pace: a grandi risorse e grandi territori, non corrisponde un potere economico tale da poter ambire alla leadership nell’Artico. L’ex primo ministro Stephen Harper lo ha affermato ad una conferenza sulla difesa nazionale, proprio pochi giorni fa.

Se si verificheranno le condizioni per uno scontro, di qualsiasi genere, saranno gli Stati Uniti e la Cina a confrontarsi. Gli altri stati rivieraschi ed alleati, faranno da contorno. La dichiarazione di Harper, sembra non essere un’opinione isolata; anzi, sembra trovi riscontri in buona parte dell’opinione pubblica. Inoltre fa riferimento anche a criteri di valutazione oggettivi come il potere economico e l’importanza strategica che il paese ha sempre ricoperto

Il Canada è in effetti una potenza media. Come tale, nello scenario internazionale ha sicuramente il suo peso, ma sicuramente il percorso da seguire non sarà indipendente dalla scelta di uno dei due paesi. Inevitabilmente, la strada alternativa non sarà presa in considerazione e Ottawa si schiererà con Pechino o con Washington.  

Questo è in sostanza il pensiero dell’ex premier Harper. Un punto di vista aspro che non lascia spazio a margini di apertura. In quest’ottica comunque, rientrerebbe anche la Russia, ritenuta come un paese in grado di disgregare le intese, paragonato alla stregua dei famigerati “stati canaglia”.

L’approccio senza peli sulla lingua tuttavia, nonostante si ponga in netta contrapposizione ad alcuni recenti sviluppi, tiene comunque conto degli ultimi sviluppi internazionali e dell’importanza strategica dei paesi in oggetto, anche della Russia. 

Ma la Cina può davvero competere con gli Stati Uniti su tutti i fronti? Se lo chiedono in molti. Economia, commercio, affari, sono settori che ad oggi sembrano incoronare la Cina. Ma su sicurezza, e potenza militare, forse si può ancora discutere. Sicuramente la Cina ha le carte in regola e le potenzialità per dimostrarsi un rivale competitivo agli occhi degli Stati Uniti.

Questo è un dato di fatto. Gli Stati Uniti dal canto loro possono contare su rinnovati accordi multilaterali, e sui tentativi labili di rinforzare il Patto Atlantico. Ma non è escluso che la Cina possa trovare favori  facendo leva sugli ingenti investimenti esteri che stanno caratterizzando la politica cinese degli ultimi 30 anni. Ipotizzare che la Cina trovi con i soldi e le infrastrutture, il consenso che le manca per diversità ideologiche, potrebbe non essere un azzardo. 

D’altronde proprio l’aspetto economico tiene lontana un’ipotesi di una seconda Guerra Fredda. Le dinamiche sono diverse ed, allo stato attuale, sarebbe complesso ridefinire il mondo inquadrandolo in due blocchi distinti. I legami economici e commerciali che riguardano anche gli stessi due paesi, li rendono reciprocamente dipendenti.

Una differenza netta con quanto accadeva tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Questo sarebbe il nuovo scenario mondiale visto dal Canada. Ed il Canada? In una tale prospettiva il ruolo di Ottawa non sarebbe semplice.

La posizione di stato confinante con gli Stati Uniti non permette molti margini di manovra. D’altronde, alcune questioni di confine, non del tutto risolte, non consentirebbero lo schieramento a priori con il vicino di casa. La Cina poi, ha in Canada numerosi progetti ed altrettanti investimenti.

La sfida, tra Stati Uniti e Cina avrebbe forti ripercussioni nell’Artico. In questo momento, anche se Pechino non si mostra aggressiva militarmente, lo fa sul piano infrastrutturale. Gli Stati Uniti invece sono passati a navi e velivoli per pattugliare l’area.

Sembra che Stati Uniti e Cina perseguano intenti diversi con modalità diverse. Ma l’ipotesi che possano incrociarsi in un determinato momento non è da esclcudere. Il Canada invece, potrebbe considerare tutto questo come un’occasione persa. Al momento sembra aver accettato il ruolo di potenza media. Una potenza che potrebbe comunque fare la differenza.

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
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