IL GOVERNO DBEIBAH GIURA: COSA C’È DA ASPETTARSI

Il Governo libico di transizione, targato Dbeibah, ha giurato in data 15 marzo 2021, sotto lo scroscio di applausi e i sospiri di sollievo della comunità internazionale. Ma cosa bisogna aspettarsi adesso? 

Il Governo libico di Abdul Hamid Dbeibah ha giurato davanti al parlamento di Tobruk il 15 marzo, entrando in funzione il giorno successivo. 

Dopo momenti di forte incertezza istituzionale, dato lo stallo parlamentare dei primi giorni per il voto di fiducia e il report ONU in cui venivano mosse accuse di corruzione ai danni di Dbeibah, sembra che il Governo adesso possa pienamente funzionare, fino alla data delle prossime elezioni, il 24 Dicembre 2021. 

Dbeibah può non solo contare sul supporto del proprio Parlamento, ma anche della Comunità Internazionale, strettasi attorno al nuovo Governo libico. Tutto ciò nonostante il report ONU, di cui avevamo scritto la settimana scorsa.

La parola definitiva è arrivata prima dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, l’11 Marzo, e poi dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 12 Marzo. Congratulatisi con il Parlamento per il voto di fiducia e con il nuovo Governo libico, sia Guterres che il Consiglio hanno auspicato un morbido passaggio di tutti i poteri, i doveri e le competenze dal Governo di Al-Sarraj al nuovo di Dbeibah. Sembra dunque che il report e la conseguente minaccia di corruzione di Dbeibah siano stati diplomaticamente archiviati per sempre. 

Nessuno Stato impegnato nell’attenta ricucitura dei delicati equilibri libici auspicava, in tutta franchezza, ad una esplosione dei tanto sperati esiti del Forum di Dialogo Politico Libico (LPDF), promossi e protetti anche dalle numerose visite internazionali del nuovo Capo UNSMIL, Jan Kubiš.

Ma cosa c’è da aspettarsi, adesso? 

Oltre i tecnicismi e i proclami di varie parti politiche – ovvero, accordi di cooperazione regionale, monitoraggio dell’embargo e presenza di truppe straniere sul territorio, questione migratoria -, che pur sono importanti perché sottendono una sostanzialità importante, bisogna però, in questa particolare fase del processo di riconciliazione libico, tenere in considerazione un paio di cose: anzitutto che questo Governo è ad interim e accompagna la transizione che porterà alle elezioni del 24 Dicembre 2021; in seconda analisi, che la situazione politica in Libia dipende tanto dagli equilibri di potere interni, quanto da quelli esterni, incluse le maggiori potenze mondiali – non solo regionali.

Per quanto riguarda la prima considerazione, v’è da specificare che la transitorietà del Governo non significa che esso sia inutile o di scarsa rilevanza. Molto dipenderà da Dbeibah e Menfi in questa fase delicatissima: dovranno riuscire a mantenere gli equilibri fino a questo momento faticosamente ricercati, anche dal punto di vista internazionale. Sembra scontato, ma non è un obiettivo di semplice realizzazione, soprattutto in un territorio così profondamente diviso da faide interne ed affollato da ingerenze e presenze straniere.

La transitorietà, ad esempio, non rassicura assolutamente Stati Uniti e alleati europei che, nonostante i toni amicali di incoraggiamento, vogliono in tutti i modi evitare e sfavorire lo sbilanciamento del corrente Governo verso Turchia e RussiaDbeibah deve star molto attento a non pestare i piedi a nessuno in questo momento, e concentrarsi unicamente a portare avanti un piano di Governo efficace che sappia dialogare con tutti, senza dimenticare di proteggere i reali interessi della Libia.

Per la seconda considerazione su menzionata, bisogna aggiungere che il futuro della Libia è ormai impensabile se si trascurano gli equilibri di potenza internazionali. Le elezioni del 24 Dicembre e tutte le fasi politiche susseguenti debbono necessariamente inquadrarsi in una cornice più ampia della sola Libia e delle sue fazioni politiche.

Ciò porta con sé non solo la necessità di monitorare i prossimi passi verso il ritiro delle truppe straniere e dei mercenari dal territorio libico, il mantenimento dell’embargo e le successive alleanze in campo geo-strategico militare ed energetico, ma anche guardare che forme prenderanno gli scontri regionali, fra l’asse Ankara-Doha e Cairo-Abu Dhabi-Riyad, e quelli internazionali, fra Stati Uniti e Russia

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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