NAGORNO-KARABAKH: UN CAPITOLO ANCORA APERTO

In seguito alla sconfitta della Repubblica indipendentista dell’Artsakh a favore della controparte azera alla fine del 2020, molti sono stati i commenti da parte degli analisti ed osservatori in ambito geopolitico e dello spazio post-sovietico relativi all’influenza dei maggiori player della regione, ed in particolare della Turchia, nel determinare le sorti del conflitto. 

È ben noto che i legami tra Turchia e Azerbaijan, in particolare negli ultimi anni, siano diventati particolarmente solidi, con un reciproco avvicinamento sia da parte di Baku, che di Ankara. Uno degli elementi che ha contribuito a consolidare questa relazione è stato il fallimentare tentativo di riavvicinamento all’Armenia da parte del governo turco: “The failure of those diplomatic efforts between Turkey and Armenia was a watershed for Turkey-Azerbaijan relations […] t’s after that that the relationship recovered and deepened.”

Pertanto, una volta riaccesosi il conflitto nell’autunno scorso, la Turchia ha subito apertamente dimostrato il suo pieno appoggio a Baku nel “approppiarsi nuovamente delle terre occupate del Karabakh”, sebbene fino a quel momento non avesse mai direttamente o esplicitamente contribuito al supporto militare dell’alleato in questa situazione; bisogna notare, tuttavia, che la Turchia ha inviato numerosi ufficiali nel corso degli anni in Azerbaijan per allenare le truppe, diventando inoltre il terzo fornitore di armi del paese dopo la Russia ed Israele. 

In questo contesto, alla luce anche della forte inclinazione pro-azera del partito nazionalista di Erdogan, si inserisce la controversa affermazione del leader turco a giugno del 2020 relativa all’”appoggio incondizionato” nei confronti dell’Azerbaijan nel conflitto con l’Armenia e l’Artsakh.

Considerate queste premesse e la lunga storia del conflitto della regione del Nagorno-Karabakh, che ha scosso la stabilità della regione del Caucaso meridionale per decenni, risulta evidente come la Turchia abbia giocato un ruolo fondamentale nel decidere le sorti della guerra del 2020, durata 44 giorni.

In particolare, il contributo dato da Ankara è stato centrale in termini di avanzamento tecnologico degli strumenti bellici: tra questi, una delle principali tecnologie che sono state messe a disposizione degli azeri sono stati i droni. 

Una delle prime questioni che emergono in relazione a questa prima esposizione dei fatti riguarda il ruolo particolarmente attivo della Turchia, che ha permesso di capovolgere una situazione di stallo durata circa 30 anni. Una delle probabili cause riguarda la nuova politica di interesse e partecipazione nelle attività dei paesi che appartengono al “vicinato” turco, con l’intento di ottenere i propri interessi geopolitici. 

Una seconda questione riguarda come il solo utilizzo dei droni possa aver contribuito in maniera così rilevante nel decidere le sorti della Repubblica non riconosciuta dell’Artsakh; molti opinionisti e studiosi russi hanno a questo proposito individuato ulteriori fattori che avrebbero positivamente contribuito alla vittoria azera. 

Tra i tanti, ne emergono tre: 

  1. La qualità delle truppe armate; 

Infatti, sempre secondo gli esperti di Mosca, la tecnologia da sola non è sufficiente per garantire la vittoria. Considerando anche l’età media dei morti e feriti azeri, si può dedurre che sul campo fossero presenti soldati professionisti, con grande esperienza alle spalle: il 30% delle vittime azere, infatti, aveva circa 26 anni. Diversamente, invece, le truppe del Karabakh e quelle armene sono composte da una grande varietà di età ed esperienza, con una dinamica di organizzazione e combattimento molto simile a quella sovietica. 

In generale, le truppe azere erano più preparate e più organizzate per fronteggiare il nemico su un campo di battaglia moderno: “The implication is clear: while technology has changed the battlefield, competent soldiering will remain the central determinant of the outcome of future wars.”

  1. Il “nuovo” campo di battaglia;

Come appena detto, anche nel contesto bellico i tempi sono cambiati. Il confronto tra un metodo di combattimento “sovietico”, e quindi vecchio e ormai superato, non ha potuto resistere ad un approccio più moderno e tattico alla guerra. Un esempio riguarda la cosiddetta “linea di difesa di Bagramyan”, ossia una serie di fortificazioni risalenti alla prima guerra del Karabakh, negli anni Novanta. Grazie all’utilizzo dei dronti e delle moderne tecnologie belliche, questo strumento di difesa si è rivelato inutile, fornendo invece chiare indicazioni agli azeri rispetto alla pre-localizzazione delle linee difensive nemiche. 

  1. Il rancore per la precedente sconfitta; 

Se da una parte l’indipendentismo dell’Artsakh e il suo rapporto con Yerevan sono sempre stati piuttosto controversi e hanno diviso ampiamente l’opinione pubblica per molto tempo, una certezza riguarda il profondo rancore provato da Baku per la precedente sconfitta nel territorio del Karabakh. Infatti, per un paese geopoliticamente strategico come l’Azerbaijan, perdere contro i pochi e piccoli armeni è stato uno smacco di grave portata. 

Mosso anche da questo sentimento, alimentato anche dall’appoggio di Erdogan, l’Azerbaijan è riuscito a prevalere nel conflitto dei 44 giorni. 

Bisogna certo affermare che, anche per quanto riguarda questi tre elementi, la partecipazione turca ha svolto un ruolo fondamentale. Da una parte nell’organizzare le strategie militari e le tattiche più moderne; dall’altra, nell’addestrare al meglio le truppe alleate. Infine, anche la presenza a supporto ha sicuramente contribuito a scaldare gli animi bellici desiderosi di vendicarsi dalla precedente disfatta.

Infine, anche il Covid-19 ha contribuito nel far abbassare le difese del Karabakh: pochi giorni prima dell’attacco di settembre, infatti, si contavano circa 400 contagiati.

Ora la pandemia pare essere l’ultimo dei problemi in ciò che rimane della Repubblica dell’Artsakh: infatti, ciò che più preoccupa è la profonda crisi umanitaria in corso, tra feriti, ospedali devastati, case distrutte e mancanza di lavoro, cibo o acqua. 

Inoltre, da Martakert sul fronte fino alla capitale Step’anakert, si vocifera da giorni rispetto ad una probabile riaccensione del conflitto da parte degli azeri nei prossimi giorni.

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