IL CONFLITTO IN YEMEN NON SI FERMA: LA CONTESA PER IL GOVERNATORATO DI MARIB

Le tensioni concernenti il conflitto civile in Yemen non accennano a diminuire. Progressi tangibili nell’implementazione dell’ultimo tentativo di risoluzione del conflitto, ossia degli accordi di Riyad risalenti a novembre 2019, erano stati identificati a distanza di più di un anno dalla firma degli stessi, precisamente a dicembre 2020 con la formazione di un nuovo governo con a capo il Premier Ahmad Awad bin Mubarak.

Tuttavia, gli Houthi, non inclusi nelle negoziazioni, hanno mostrato riluttanza nell’accettare i molteplici inviti dell’Arabia Saudita e delle Nazioni Unite alla deposizione delle armi. Pertanto, alla luce degli attacchi pervenuti presso l’aeroporto di Aden al momento dell’arrivo del nuovo esecutivo e delle più recenti vicissitudini, è possibile constatare che seppure la pandemia da Covid-19 abbia concorso all’implementazione dell’accordo di Riyad, il conflitto in Yemen non può tuttavia considerarsi concluso

In particolare, gli ultimi scontri interessano il governatorato di Marib la cui conquista da parte Houthi potrebbe in primis rivelarsi un ulteriore ostacolo per il processo di conflict resolution e, in secondo luogo, concorrere a un peggioramento della crisi umanitaria in corso nel paese.

Il valore strategico di Marib

Marib si trova nella zona centro-settentrionale dello Yemen, ad est della capitale del Paese, Sana’a, ed è circondato da altri cinque governatorati: Al-Jawf, nel nord; Sana’a, ad occidente; Al-Bayda e Shabwa nel sud; e Hadramawt ad est. Tra le più grandi fonti di sostentamento e occupazione – per lo più, nei settori dell’agricoltura, allevamento e apicoltura –, il governatorato ha nel tempo acquisito un ruolo strategico, favorito in ciò dalla sua posizione geografica e dalla presenza di ingenti quantità di riserve petrolifere e giacimenti di gas. 

Fonte immagine: Policy Brief – Breaking the Cycle of Failed Negotiations in Yemen  – POMED

Seppure sia sempre stato relativamente isolato dalle vicissitudini del conflitto, il governatorato in questione, ultima roccaforte nel nord del Paese nelle mani del governo internazionalmente riconosciuto (ROYG), è attualmente minacciato da una recente escalation dei contrasti, con gli Houthi che cercano inesorabilmente di ottenerne il controllo fin dall’inizio del 2020.

La conquista da parte dei ribelli delle aree di Nehm, Al-Hazm e Ramdam al-Awad nel corso del 2020 consente ai ribelli Houthi di organizzare operazioni militari volte alla conquista del governatorato dalle aree a nord, ovest e sud di Marib, rendendo l’area in questione maggiormente vulnerabile.

Conseguenze umanitarie

Come delineato da un’approfondita ricerca di International Crisis Group, lo spostamento dei contrasti armati presso la zona di Marib porta con sé una serie di disastrose conseguenze umanitarie.

Secondo l’Osservatorio Internazionale della Migrazione (IOM) l’ultima offensiva condotta dai ribelli Houthi ha provocato un aumento di sfollati interni (Internally Displaced Peoples (IDP) pari a 9,000, a cui è da aggiungersi un potenziale di 400,000 ulteriori individui a rischio.

Conflitti armati nella zona di Marib, attualmente rifugio di tali sfollati interni, potrebbero presumibilmente costringere i tre milioni di cittadini residenti nella zona a uno spostamento in massa che non ha precedenti nella storia contemporanea yemenita. Inoltre, i combattimenti potrebbero interrompere i collegamenti tra Marib e le altre aree del territorio sotto il controllo del governo, lasciando ai cittadini una unica via percorribile verso sud.

 A ciò si aggiungono le difficoltà delle agenzie umanitarie nel fornire gli aiuti e i sostegni necessari alla popolazione, non essendo, queste ultime, preparate a sufficienza per affrontare il rapido spostamento di centinaia di migliaia di individui. 

In secondo luogo, la contesa per il governatorato in questione potrebbe acuire la crisi alimentare in corso nel Paese. Marib è, infatti, un importante hub commerciale attraverso il quale transitano grandi volumi di cibo e altri beni di prima necessità verso le aree controllate dai ribelli. Scontri armati prolungati potrebbero compromettere questa essenziale catena.

In terzo luogo, il governatorato di Marib è una importante fonte di carburante: i processi di raffinazione presso gli impianti qui localizzati garantiscono la produzione di quasi tutta l’energia interna necessaria in Yemen, fornendo cica l’8% di gasolina, diesel e altre forme di energia necessarie e circa il 90% di gas liquefatto, fonte energetica essenziale per la maggior parte delle abitazioni in Yemen. Pertanto, danni a suddetti impianti potrebbero comportare gravi rischi per la produzione energetica del Paese.

Una win-win solution per gli Houthi?

Il governatorato di Marib gioca al momento un ruolo chiave nelle dinamiche di risoluzione del conflitto yemenita. Il cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti tramite l’inviato speciale in Yemen, Tim Lenderking, è stato rifiutato dai ribelli Houthi. In effetti, Marib ha un grande valore geostrategico, date le risorse di cui dispone, e la sua conquista da parte dei ribelli potrebbe determinare la conclusione dei contrasti nel nord del paese – che risulterebbe essere interamente nelle mani dei ribelli, appunto. 

Non ci si sorprenderebbe, inoltre, se i ribelli Houthi si cimentassero in ulteriori espansioni territoriali, presumibilmente nel governatorato di Shebwa, in cui le forze pro-governative sarebbero più propense ad un ritiro più facilmente.

Il tutto inficerebbe ulteriormente sulla già vacillante autorità e legittimità del fronte nemico, costituito dal ROYGe dal Consiglio di Transizione del Sud (STC), che potrebbe nuovamente scindersi (dopo la formazione del recente governo nel dicembre 2020) e “scendere a patti” con i ribelli.

In effetti, per il STC, che aspira a una ulteriore espansione della propria aria di influenza – giungendo a includere l’aria di Abyan, situata tra Shebwa e Aden, quest’ultima zona già sotto il proprio controllo – un accordo con i ribelli Houthi potrebbe essere vantaggioso e rafforzare i prospetti per una rinnovata indipendenza del sud.

In conclusione, alla luce di quanto fin qui considerato, è evidente che i combattimenti nell’area di Marib potrebbero comportare un ulteriore peggioramento della catastrofe umanitaria che il Paese affronta a causa del conflitto civile. Sfollamenti interni, danni agli impianti petroliferi ed energetici e l’inasprimento della crisi alimentare sono alcune delle conseguenze che gli scontri militari potrebbero comportare. Tuttavia, il governatorato ricopre un ruolo chiave per entrambe le parti nel conflitto: da un lato, è l’ultima roccaforte del ROYG, luogo chiave per impedire ai ribelli di raggiungere le aree più ricche di risorse petrolifere, quali Hadramawt e Shabwa, ed è un punto strategico dal quale ripartire per procedere ad una riconquista della capitale Sana’a; dall’altro, il controllo del governatorato da parte Houthi potrebbe dare loro manforte e ostacolare ulteriormente i processi di conflict resolution e peace building.

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