COSA ASPETTARSI DALLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA?

Con un anno di ritardo, la Conferenza sul futuro dell’Europa è stata avviata il 5 Marzo 2021 e terminerà nel 2022. Tuttavia, ci sono stati cambiamenti rispetto a quelli che erano i principi originali sottostanti la creazione della stessa, benché la partecipazione dei cittadini europei sia stata confermata. L’analisi vuole identificare le opportunità di questo evento, così come le occasioni mancate per un vero ripensamento sul futuro dell’Europa, per rispondere alla domanda: cosa possiamo aspettarci da questa Conferenza?

L’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa

Quando il Presidente della Repubblica francese Macron a Marzo 2019 firmò una lettera intitolata “Per un Rinascimento europeo”, egli sottoscrisse l’intenzione di intraprendere un’azione di risposta non solo al nazionalismo che tuttora invade le democrazie europee, ma anche volta a ripensare ciò che l’Unione Europea fa per i suoi cittadini, con il loro diretto coinvolgimento: quello che poi sarebbe confluito nella creazione di una Conferenza.

L’appello francese trovò un chiaro appoggio da parte della Commissione. Non a caso, il sesto punto del programma della Commissione von der Leyen riguarda esattamente l’avvio di una Conferenza sul futuro dell’Europa. La posizione era chiara: vista l’affluenza senza precedenti delle elezioni europee del 2019, i cittadini dovevano avere più voce in capitolo. Dunque, agli occhi della Commissione Ursula, la Conferenza sarebbe stata necessaria per avviare un partenariato con il Parlamento Europeo, per stimolare una vasta partecipazione della società civile e per difendere i valori democratici europei da ingerenze esterne e disinformazione. 

Con tali premesse, il Consiglio europeo del 12 dicembre 2019 chiese all’allora Presidenza croata del Consiglio l’avvio di un dialogo con Commissione e Parlamento per l’avvio della Conferenza.

Il Parlamento Europeo reagì più che positivamente a questi appelli, adottando una Risoluzione a gennaio 2020 in cui fornì un quadro sia sugli obiettivi che sulla composizione e sul funzionamento della Conferenza, che sarebbe dovuta partire il giorno della festa dell’Europa, ovvero il 9 Maggio 2020. 

Tuttavia, la situazione pandemica ne ha ostacolato l’avvio. Il motivo era evidente: la salute dei cittadini europei era molto più importante di quella delle sue istituzioni. Ma non solo. Nel frattempo, si sono delineati diversi punti di vista da parte delle già menzionate istituzioni europee su ciò che realmente la Conferenza avrebbe potuto portare a termine. 

La Dichiarazione congiunta della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e dell’attuale Presidente del Consiglio dell’UE Antonio Costa, firmata il 5 Marzo 2021, ha chiarito ogni dubbio.

Se da un lato la Conferenza è stata avviata e si è stabilito che dovrà portare i suoi frutti entro il termine della Presidenza francese del Consiglio nel 2022, dall’altro la Dichiarazione ha escluso una riforma dei trattati. Ciò che resta volontà di tutte le istituzioni è una grande partecipazione della società civile per la discussione delle sfide e delle priorità europee, oltre che un sistema di governance alquanto semplice per evitare ostacoli burocratici. 

Il comitato esecutivo responsabile dell’organizzazione dei lavori e dello svolgimento della Conferenza sarà presieduto in maniera congiunta dalla Presidente della Commissione, dal Presidente del Parlamento europeo e dal Presidente del Consiglio.

Tutto ciò con il fine di garantire una rappresentanza paritaria delle tre istituzioni, con dei riferimenti persino alla parità di genere nel futuro comitato esecutivo responsabile dell’andamento della Conferenza. La sessione plenaria, che andrà ad affiancare il comitato esecutivo, riunirà i rappresentati delle tre istituzioni europee, del Comitato delle regioni, del Comitato economico e sociale, dei parlamenti nazionali e della società civile con lo scopo di raccogliere le loro opinioni.

Dunque, con l’avvio della Conferenza abbiamo la certezza che un dialogo sul futuro dell’Europa ci sarà. Adesso le questioni sono altre: cosa possiamo aspettarci da essa? I cambiamenti auspicati da Macron nella sua lettera sono stati recepiti nella loro interezza dalle istituzioni europee? L’Unione Europea può ambire ad un miglioramento della propria immagine sul piano internazionale attraverso i risultati della Conferenza?

Cosa possiamo aspettarci dalla Conferenza?

Partendo dalla prima domanda, è certo che i lavori della Conferenza saranno parte di un processo focalizzato sull’apporto dei cittadini che, attraverso la creazione di una piattaforma digitale multilingua interattiva, organizzeranno e parteciperanno a eventi che avranno luogo a livello europeo, nazionale, transnazionale e regionale. La grande notizia è che, grazie ad un meccanismo di feedback da parte della presidenza congiunta, la società civile sarà in grado di tradurre i principali risultati degli eventi in raccomandazioni per le future politiche europee. 

I cambiamenti auspicati da Macron nella sua lettera sono stati recepiti nella loro interezza dalle istituzioni europee?

Quanto alla seconda domanda, non è possibile affermare che tutti i cambiamenti auspicati dal Presidente della Repubblica francese siano stati recepiti nella loro interezza in questo processo per due motivi principali: primo, il programma della Commissione Ursula già prevedeva l’avvio di programmi desiderati da Macron e, secondo, le condizioni del continente europeo sono cambiate radicalmente dal Marzo 2019 con l’arrivo della pandemia da Covid-19. Le tre parole chiave del messaggio di Macron erano urgenza, resilienza e sviluppo.

L’urgenza di agire contro la minaccia nazionalista, il carattere resiliente del sistema Europa dimostrato in occasione della crisi finanziaria e del debito sovrano, lo sviluppo di competenze per poter gestire efficientemente le transizioni verde e digitale. Per quanto riguarda l’urgenza, la promessa non è stata puntualmente mantenuta visto il ritardo occorso per l’avvio della Conferenza. In ordine alla resilienza, la Conferenza sul futuro dell’Europa si occuperà certamente di come gestire le sfide future, tra cui quella attuale inerente alla pandemia che ha pervaso il continente europeo. Il dubbio è, tuttavia, fino a che punto la crisi che l’Unione sta attraversando possa costituire uno stimolo per ampliare le proprie competenze in un’ottica di sviluppo. 

L’Unione Europea può ambire ad un miglioramento della propria immagine sul piano internazionale attraverso i risultati della Conferenza?

Proprio in riferimento all’ultimo pensiero si collega la risposta alla terza domanda. Il processo di integrazione è sempre stato segnato da un progresso dettato da necessità: così come la creazione della CECA è stata possibile grazie al bisogno di far ripartire le economie europee e archiviare la storica rivalità franco-tedesca, il Trattato di Lisbona è apparso come il compromesso necessario al fallimento del progetto di Costituzione europea.

La questione di migliorare il ruolo internazionale dell’UE inevitabilmente si interpone tra i risultati della Conferenza e il modello di gestione della pandemia nel continente europeo, considerato che la crisi ha portato all’approvazione di un piano di ripresa senza precedenti. 

Dunque, se da un lato l’UE è stata in grado di trovare un accordo tra i 27 Stati membri per la ripresa, dall’altro non si potrebbe affermare che ciò rappresenti, al momento, un passo verso una riconfigurazione del sistema Europa. Ciò è stato confermato dal fatto che la già menzionata Dichiarazione del 5 Marzo ha espressamente escluso un processo di revisione dei trattati, condizione necessaria per un nuovo assetto istituzionale. Inoltre, l’esclusione dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dai membri della presidenza congiunta è di per sé una constatazione che l’UE, al momento, non ha tra le proprie priorità quella di istituire una vera e propria politica estera comune. 

Ciò non significa denigrare l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa, ma evidenziare che, forse, si sarebbe potuto fare di più, visto che passi avanti sono stati compiuti per affrontare la crisi scaturita dalla pandemia. Dopotutto, non era forse l’occasione per cercare di impostare una governance capace di prevenire crisi future basandosi sul modello di gestione accordato dai capi di Stato e di governo a luglio 2020

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