L’INSTABILE EQUILIBRIO ALGERINO

Dopo due anni dall’inizio della crisi politico-istituzionale le speranze cittadine continuano ad essere disattese. Inoltre, si assiste ad un progressivo deterioramento della libertà di espressione cittadina.

L’Algeria affronta una crisi politico-istituzionale iniziata formalmente a febbraio 2019 quando, in seguito all’annuncio del precedente presidente Abdelazziz Bouteflika dell’inizio del suo quinto mandato, la popolazione si è riunita in un movimento di protesta, Hirak, esasperata a causa dell’altro tasso di disoccupazione giovanile, della corruzione dilagante, del nepotismo e della cattiva gestione delle risorse del Paese che hanno caratterizzato il regime di Bouteflika, appunto. Non a caso, tra le principali rivendicazioni popolari figuravano la caduta del regime e l’establishment di un sistema democratico civile

Il tutto ha condotto il presidente stesso alle dimissioni nell’aprile 2019 dando inizio a un lungo periodo di transizione terminato con l’elezione di Tebboune nel dicembre 2019. Tuttavia, le tensioni non si sono allentate e il malcontento cittadino continua ancora oggi ad animare le strade algerine.

Circa tre settimane fa, infatti, le proteste, interrotte a causa delle misure di distanziamento sociale adottate con l’obiettivo di arginare la diffusione del coronavirus, sono riprese, sintomo dell’incapacità del governo di rispondere adeguatamente alle necessità della popolazione.

A dimostrarlo era già stato il boicottaggio del referendum costituzionale dello scorso novembre. Quest’ultimo, elemento chiave della campagna elettorale di Tebboune, promotrice di una “nuova Algeria”, è divento agli occhi dei cittadini un’ulteriore manovra per estendere la vita di un sistema autoritario e corrotto.

Più recentemente, con l’obiettivo di placare il malcontento popolare, il governo algerino ha finalizzato una nuova legge elettorale che, adottando il sistema delle liste aperte, concede agli elettori maggiori libertà di scelta. Inoltre, un recente decreto convoca i cittadini alle urne il 12 giugno 2021 per le elezioni legislative.

Tuttavia, nonostante il clima di riforme e cambiamenti, le tensioni continuano e, in particolare, sembrano non venire meno gli ostacoli alla libertà di espressione cittadina. 

La pandemia aveva già fornito al governo un valido strumento per reprimere l’opposizione: oltre alle varie misure di “distanziamento sociale”, il governo algerino ha proseguito la propria lotta contro il movimento Hirak in modo più o meno chiaro ed evidente.

Infatti, nel corso dell’anno passato si sono susseguiti una serie di arresti arbitrari che prendevano di mira figure dell’opposizione, studenti, attivisti della società civile e giornalisti accusati di aver preso parte a “raduni illegali”, essere responsabili della “distribuzione di documenti che mettono in pericolo l’interesse nazionale”.

Un atteggiamento che persiste ancora oggi e che si riflette nell’arresto di centinaia di protestanti nell’arco di un solo mese (dalla ripresa delle proteste nel febbraio 2021).

Pertanto, seppure il Presidente Tebboune abbia più volte ribadito la propria volontà e disponibilità nello scendere a compromessi con le rivendicazioni del movimento di protesta Hirak, portavoce del malcontento popolare, il teso clima algerino è fonte di preoccupazione in vista del progressivo deterioramento dei diritti umani e dei numerosi ostacoli posti alla libertà di espressione cittadina.

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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