REPUBBLICA DOMINICANA E HAITI: UN ALTRO MURO

Durante il suo annuale discorso sullo stato della nazione, il presidente dominicano Abinader, ha annunciato la costruzione di separazione con Haiti con la finalità di fermare l’immigrazione e i traffici illegali. La decisione si inserisce in una dinamica complessa e storicamente ostile tra i due stati, profondamente diversi seppur così vicini, aggravata dalla situazione politica instabile di Haiti.  Seppur le ragioni della Repubblica Dominicana siano comprensibili, la costruzione del muro porterebbe incredibili difficoltà per Haiti, un paese già devastato dalla situazione politica e sociale, oltre che da innumerevoli disastri ambientali.

Durante l’annuale discorso sullo stato della Nazione, il presidente della Repubblica Dominicana Luis Abinader ha annunciato la costruzione di un muro di 380 km lungo il confine che separa lo Stato dominicano da Haiti. Le ragioni della decisione risiedono nel contrasto all’immigrazione clandestina, al traffico di droga e di auto rubate che da anni portano grave disagio alla Repubblica Dominicana. 

Il muro, la cui costruzione verrà iniziata entro l’anno e terminata entro il 2023, secondo quanto annunciato dal Presidente, sarà dotato di sensori di movimento e sistemi di riconoscimento facciale. Unica cosa rimasta oscura per il momento è il prezzo che questa opera architettonica richiederà alle casse del paese promotore. 


REPUBBLICA DOMINICANA E HAITI: COSÌ VICINI, COSÌ DIVERSI

La repubblica Dominicana e Haiti sono i due paesi situati nell’isola Hispaniola, la seconda isola più grande delle Antille dopo Cuba, eppure, nonostante l’incredibile vicinanza, sembrano essere la rappresentazione di due mondi completamente diversi. 

Da una parte, la Repubblica Dominicana: ex colonia spagnola con le sue spiagge cristalline rappresenta un paradiso turistico con una buona percentuale di crescita economica, benché anch’essa soffra di un alto tasso di povertà e di una crisi politica che vede lo stesso partito in carica da circa venti anni che perde consensi di giorno in giorno. 

Dall’altra, il paese più povero e disgraziato della regione americana: Haiti, ex colonia francese che da anni soffre di una crisi politica e sociale causata da un’incompleta transizione democratica iniziata nel 1986 a cui si aggiungono innumerevoli disastri naturali; tra cui il terremoto che nel 2010 portò a 230.000 vittime, ad un’epidemia di colera e ad un aumento dell’emigrazione verso lo stato confinante. 

RAPPORTI DIFFICILI: 

I due paesi hanno avuto rapporti storicamente difficili; gli haitiani varcano il confine dai primi anni del ‘900 in cerca di condizioni di vita migliori, e i dominicani hanno sempre risentito della forte pressione migratoria. 

A giocare una buona parte spesso c’è anche il razzismo e la xenofobia; non è da dimenticare infatti che i due stati hanno un background culturale estremamente diverso: i dominicani sono un’ex colonia spagnola popolata per lo più da ispanici o “bianchi”, gli haitiani sono invece un’ex colonia francese, la cui popolazione è  composta per lo più da discendenti di coloro che, in epoca coloniale, erano gli “schiavi africani”; il retaggio culturale, insieme alla visibile differenza culturale, etnica e linguistica, ha purtroppo creato, nel corso della storia, spiacevoli episodi di razzismo. Tra questi, il “Massacro del prezzemolo” del 1937, ordinato dall’allora dittatore dominicano Rafael Leónidas Trujillo, che portò al massacro di più di 20.000 haitiani nel giro di pochi giorni.

Ad oggi, benché i metodi siano fortunatamente ridimensionati, l’ostilità della Repubblica Dominicana e, più in generale i rapporti tra i due paesi, non sembra essere migliorato in modo sostanziale. Ricordiamo in questo senso il “Piano nazionale di regolarizzazione degli stranieri”, emanato dalla Repubblica Domenicana nel 2015, che portò al rimpatrio forzato di centinaia di migliaia di haitiani, o addirittura di discendenti haitiani nati e cresciuti in Repubblica Dominicana ma non riconosciuti come suoi cittadini e respinti verso Haiti senza alcuna possibilità di costruirsi una vita dignitosa. 

La violazione dei diritti umani, come denunciano molte associazioni tra cui Amnesty International ,  è pane quotidiano lungo la linea di confine tra la Repubblica Dominicana e Haiti, e la costruzione di questo muro di confine è solo l’ultimo di una lunga serie di atti che dimostrano l’ostilità tra i due paesi. 

L’ipotesi di una barriera architettonica per impedire l’ingresso degli haitiani non è nuova, sono anni infatti che il governo dominicano vaglia questa ipotesi e già esistono, nei punti più facilmente varcabili del confine, muri di contenimento. 

LA COSTRUZIONE DEL MURO E LA DIFFICILE SITUAZIONE IN HAITI: 

La decisione di procedere ora con una divisione continuativa e “definitiva” potrebbe essere data dall’accentuata instabilità politica in cui Haiti vive da circa due anni. 

A Febbraio 2019, una folla di haitiani infervorati per la mancanza di acqua e di beni e servizi di prima necessità ha iniziato a manifestare contro il presidente Moïse in uno scenario da guerra civile che da allora non solo non si è arrestato, ma anzi, si è fatto più preoccupante. Ultimo atto di questa escalation arriva il 7 Febbraio 2021, giorno in cui Moïse, che avrebbe dovuto concludere il suo mandato, ha deciso deliberatamente di estenderlo, sostenendo che il suo mandato fosse effettivamente iniziato il 7 Febbraio 2017 per via dei controlli sui presunti brogli elettorali del 2015. 

L’evento ha scatenato la rabbia della popolazione haitiana che, di nuovo, si è riversata in strada per manifestare contro il presidente Moïse, accusato di avere mire autoritarie sul paese. 

Il governo di Moïse rende Haiti  l’emblema di quello che si definisce uno stato fallitoIl presidente governa in collusione con le bande criminali locali che, soprattutto negli ultimi due anni di mobilitazione popolare, lo hanno aiutato, con metodi poco ortodossi, a mantenere un certo livello di terrore nei cittadini, e, conseguentemente, un certo grado di “ordine sociale”. Anche il potente alleato statunitense, che è sempre stato al fianco di Moïse, lo ha ormai abbandonato, annunciando il 10 Dicembre 2020 “una serie di sanzioni contro tre persone chiave del governo”. 

Insomma, la situazione è piuttosto calda: i rapporti storicamente ostili dei due paesi, e la legittima preoccupazione della Repubblica Dominicana nei confronti di una situazione politica haitiana che indubbiamente porterà ad un’ulteriore aumento di migranti e rifugiati pesano sulla decisione di dividere per sempre i destini di questi due stati così vicini ma così diversi.

Eppure, l’idea di costruire una barriera, un’altra barriera, per allontanare chi ha avuto una sorte più crudele è un’idea a cui non ci si può mai abituare. Cosa accadrà agli abitanti di Haiti, vessati da un destino che da ogni angolazione sembra crudele? La costruzione di un muro li priva di ogni possibilità di sopravvivere, di rifugiarsi, di desiderare una vita migliore. Cancella ogni speranza di solidarietà, e li condanna.

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