LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DEL GOLPE IN MYANMAR

Il colpo di stato in Myanmar rappresenta un pericolo per la stabilità economica sia del Paese che di tutta la regione del Sud-Est asiatico. 

Da quando, con un colpo di stato in Myanmar, il generale Hlaing e il Consiglio di amministrazione statale, nuovo organo politico, hanno assunto il controllo del potere politico, la stabilità economica, sia dello Stato in questione che di tutta la regione del Sud-Est asiatico, ha iniziato a vacillare. Con il golpe, il potere militare ha rafforzato la sua presenza nel settore economico dello Stato, assumendone il controllo diretto.

È doveroso, difatti, ricordare che le principali holdings economiche, la Myanmar Economic Holdings Limited e la Myanmar Economic Corporation, sono gestite dal potere militare, creando una commistione di interessi politici-militari-economici non indifferente.

Sin dalle prime battute, il nuovo potere militare ha cercato di mantenere gli impegni economici assunti dal vecchio governo, e quindi di trovare legittimazione e appoggio presso i più importanti gruppi di investitori nel Paese, ma la risposta di questi ultimi non è stata di certo quella attesa: se, da un lato, la maggior parte di quelli nazionali ha assunto una posizione dichiaratamente “anti-militare”, dall’altro lato, la posizione di quelli stranieri è meno omogenea, ad esempio quelli occidentali si sono rifiutati di collaborare con il nuovo governo, a causa della sua natura illegittima e delle repressioni violente, che vengono perpetrate in continuazione sui civili che protestano per ristabilire una dialettica democratica, mentre quelli regionali, quali cinesi o tailandesi, anche se ancora non si sono espressi ufficialmente, sembrano essere intenzionati a continuare le collaborazioni, nonostante il caos a livello sociale. 

Alcune multinazionali hanno già tagliato i loro rapporti con il Myanmar, come la giapponese Kirin Holdings, che ha deciso di chiudere le sue attività in Myanmar appunto perché i comportamenti dei militari vanno contro il rispetto della sua politica aziendale e contro il rispetto dei diritti umani, o la norvegese Telenor, attiva nel settore delle telecomunicazioni, che a causa delle più rigide misure in tema di cyber sicurezza introdotte dal governo, si è trovata a interrompere i suoi servizi senza poter avvisare preventivamente i propri clienti.

Bisogna sottolineare anche che circa 160 aziende, nazionali e non, tra le quali multinazionali importanti come la Coca-Cola, Facebook e Heineken, hanno firmato una dichiarazione, il cui intento è quello di esprimere le proprie preoccupazioni in merito al caos sociale, volendo quindi in primis proteggere la sicurezza e i diritti dei loro lavoratori.

In poche parole, gli imprenditori sono spaventati e hanno paura che il caos sociale influenzi negativamente l’andamento dei propri profitti. La situazione potrebbe, infine, peggiorare se si tiene conto della richiesta di sanzioni economiche da imporre al Paese fatta dagli USA e appoggiata dalle potenze democratiche. 

Il golpe, dunque, ha già influenzato negativamente gli equilibri economici sia nazionali che regionali, portando gli investitori a decidere di dirottare i loro interessi verso mercati più sicuri e tranquilli, cambiando la dinamica alla base dei rapporti economici.

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