CHI PAGHERA’ PER IL FREDDO TEXANO?

Nel mese di febbraio una tempesta di neve ha sommerso il Texas causando decine di morti. A poche settimane dalla crisi, ci si chiede chi pagherà per questo disastro climatico.

C’è chi ha perso la vita congelando nella propria casa, chi avvelenato dal monossido di carbonio della propria auto cercando riparo. Per giorni interi milioni di cittadini texani sono rimasti senza riscaldamento, elettricità e acqua corrente. Per questo disastro, che ha portato la temperatura ai minimi storici, qualcuno ha accusato i leader politici texani, altri la rete elettrica, altri ancora il Green New Deal.

Individuare colpe e responsabilità è sempre difficile quando si parla di disastri naturali ma è probabile che questo periodo assumerà un peso nelle future scelte elettorali dei texani. Sicuramente la crisi motiverà l’opposizione democratica, già spronata dalla crescita registrata nelle elezioni presidenziali, ma metterà in difficoltà molti sostenitori delle rinnovabili. 

Se da una parte c’è chi ha subito attribuito la responsabilità del disastro al cambiamento climatico, l’ex Governatore del Texas Rick Perry, già Segretario all’Energia sotto la presidenza Trump, è stato netto nell’attribuire la colpa al proliferare delle fonti energetiche alternative. I sostenitori del Green New Deal sono stati attaccati frontalmente e il senatore del Montana Steve Daines, ha dichiarato che questa crisi ha reso evidente la necessità di “energie affidabili” come gas e carbone. Il governatore Greg Abbott ha definito il Green New Deal “letale” per gli Stati Uniti. 

Questo perché in Texas il 25% dell’energia deriva da fonti rinnovabili. La rete elettrica è isolata dal resto del Paese e quindi meno monitorata dal governo federale. Ciò ha conferito grande autonomia allo Stato che, però, non ha mai predisposto un piano efficacie di risposta a possibili crisi climatiche, come previsto dal governo federale. E così le centrali elettriche, le pale eoliche e i depositi di gas naturale, si sono congelati e hanno smesso di funzionare: il sistema non ha retto all’abbassamento delle temperature. Inoltre, data l’indipendenza della rete, non è stato possibile ricevere energia dagli Stati confinanti.

Il partito democratico ha incolpato i repubblicani per i fallimenti nella gestione delle politiche energetiche, nelle loro mani da decenni. Inoltre, la decisione del senatore Ted Cruz di volare in Messico di fronte all’abbassamento delle temperature, non ha giocato a favore dei repubblicani. Di contro però, va sottolineato che una crisi climatica può essere tamponata; i cittadini potrebbero giudicare positivamente l’attivismo dei propri rappresentanti del tentare di porre rimedio ai danni. Si potrebbe così ribaltare in poco tempo il dissenso nato allo scoppio del disastro.

Sarà il caso del Texas? È difficile dire se il governo saprà riprendersi pienamente e rapidamente da questa crisi. Il governatore Abbott, in carica dal 2015, è il principale obiettivo dell’opposizione, in quanto responsabile di molte politiche energetiche statali e soprattutto delle nomine degli alti funzionari del settore. Abbott, nonostante alcuni problemi riscontrati dal suo partito nello Stato, è stato fino ad oggi molto apprezzato, abbassando i suoi indici di gradimento solo nell’ultimo mese.

Se i democratici intendono sfruttare questa debolezza, devono trovare dei candidati riconosciuti e autorevoli, aspetto in cui hanno compiuto non pochi errori in passato. Le recenti dichiarazioni rilasciate da Matthew McConaughey riguardo la possibilità di una sua candidatura a governatore, aggiungono ulteriore caos alla situazione dello Stato. Dopo Arnold Schwarzenegger e Ronald Reagan, non sarebbe una novità vedere un attore che all’apice del successo sceglie di intraprendere un percorso politico. Che vada fino in fondo o no, sicuramente l’esito delle elezioni governatoriali del prossimo anno non sarà affatto scontato.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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