VERSO UNA MAGGIOR AUTONOMIA STRATEGICA DELL’UE

In un contesto geopolitico sempre più in rapida evoluzione, gli interessi degli stati membri dell’UE hanno dimostrato di essere connessi e nessun paese di essere in grado di garantire la propria sicurezza in uno scenario internazionale che, senza dubbio, non sarà più sicuro di quello precedente alla pandemia. È in questo contesto che i 27 guardano ad una nuova “autonomia strategica”. 

Dalla pubblicazione della Strategia Globale dell’Ue del 2016, l’Unione Europea riflette su cosa si voglia intendere con “livello appropriato di autonomia strategica”, inteso come livello necessario ad assicurare una buona capacità di gestione delle crisi, a supportare lo sviluppo capacitivo dei partner e a proteggere i cittadini europei. Parlando di “autonomia strategica”, non si vuole intendere l’autonomia da qualcuno ma la capacità di agire da soli, se necessario, e con i partner quando possibile e dunque con la Nato e a supporto della NATO. Infatti, come afferma il Generale Claudio Graziano, presidente del Comitato Militare dell’UE, il contrario di autonomia è dipendenza e l’Unione Europea non vuole dipendere da qualcuno. 

A quattro anni dalla pubblicazione della Strategia Globale, è fondamentale che l’UE faccia dei passi in avanti soprattutto in considerazione del carattere sempre più ibrido delle minacce e dei possibili effetti negativi del Covid-19 sulla difesa. L’impatto della crisi pandemica, in particolare, ha evidenziato l’importanza della solidarietà e della capacità di azione comune all’interno dell’UE. “Sappiamo cosa ci troviamo di fronte e cosa ci attende.

Ora dobbiamo tradurre in obiettivi concreti ciò che è necessario fare per rispondere alle minacce e sfide crescenti che l’UE si troverà ad affrontare nel prossimo decennio” ha dichiarato Josep Borell, Alto Rappresentate per gli affari esteri e la politica di sicurezza, durante la videoconferenza dei ministi della difesa del 20 novembre scorso. Lo Strategic Compass (bussola strategica) è, in tal senso una delle più importanti e dibattute iniziative in materia di Difesa e Sicurezza dell’UE.  

“Strategic Compass”

Lo “Strategic Compass è un documento politico di alto livello che consente di avere un’analisi condivisa dei rischi e delle sfide che i paesi europei sono chiamati a fronteggiare, fornisce orientamenti e priorità politiche e rafforza la coerenza tra le iniziative di difesa e di sicurezza comune. Si tratta, in sintesi, di un’iniziativa strategica dei 27 membri UE.  Il documento evidenzia le sfide, le idee e le raccomandazioni in merito ai quattro priorità individuate: gestione delle crisiresilienza, sviluppo capacitivo e partnership. 

Lo scopo è quello di ridurre il divario tra ambizione e realtà quando si tratta di azione esterna dell’Unione, facilitare lo sviluppo di una cultura strategica condivisa e chiarire l’immagine complessiva del nuovo pacchetto globale di difesa per l’UE che comprende la Cooperazione strutturata permanente (PESCO), il Fondo europeo per la difesa (EDF), la Revisione annuale coordinata sulla difesa (CARD). 

Ma facciamo un po’ di chiarezza… Cosa sono PESCO, EDF e CARD?

Si tratta essenzialmente di strumenti approvati nel piano di attuazione in materia di sicurezza e difesa del 2016 che costituiscono, ad oggi, il pacchetto di iniziative più incisive dell’Unione in materia di difesa.

PESCO

La “Cooperazione strutturata permanente” (acronimo PESCO, dall’inglese Permanent Structured Cooperation) è un’iniziativa dell’Unione europea nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune volta all’integrazione strutturale delle forze armate di 25 dei 27 Stati membri (Danimarca e Malta sono esclusi).  

La PESCO è stata prevista dal Trattato di Lisbona del 2009, avviata nel 2017 e lanciata nel 2018 ed è volta a creare una maggior integrazione della componente difesa e sicurezza attraverso sinergie tra i diversi paesi per realizzare capacità militari. I progetti Pesco, inizialmente aperti ai soli membri UE, sono stati recentemente aperti, in via eccezionale, anche a paesi terzi che, per accedervi, dovranno però rispettare alcune condizioni generali di tipo politico, sostanziale e legale e sottostare all’approvazione unanime dei membri PESCO.

Il Regno Unito dovrà dunque stare alle stesse condizioni degli altri Stati terzi ma i progetti Pesco potranno ancora contare sulle sue capabilities: questo è fondamentale se si considera che il paese rappresenta circa un quarto delle capacità europee nel campo della difesa, detiene un autonomo deterrente nucleare e dispone di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Oltre alle modifiche che stabilisce le condizioni per la partecipazione di Stati terzi ai progetti PESCO, lo scorso 20 novembre il Consiglio ha approvato anche la “PESCO Strategic Review 2020” un documento che comprende  una  valutazione della prima fase di implementazione dell’iniziativa per il periodo 2018-2020 e che fornisce orientamenti per la prossima fase (2021-2025).

In particolare, il documento sottolinea l’importanza di compiere progressi tangibili che rafforzino la capacità di azione militare dell’UE e ribadisce obiettivi chiave come quelli connessi agli investimenti per la difesa, un uso più sistematico degli strumenti di difesa e il rafforzamento dell’efficacia operativa dell’UE. La revisione propone, inoltre, un elenco di 26 progetti PESCO che dovranno produrre risultati concreti e raggiungere la piena capacità operativa entro la fine del 2025.

EDF

Il Fondo europeo per la difesa è il programma finanziario pluriennale a sostegno della ricerca e dello sviluppo del settore della difesa nell’UE. L’EDF, in particolare, sostiene la cooperazione transfrontaliera tra paesi, imprese, centri di ricerca, amministrazioni nazionali, organizzazioni internazionali e università. Il Fondo Europeo è stato proposto nel giugno del 2018 dalla Commissione per poi trovare l’accordo del Parlamento Europeo e del Consiglio che hanno concordato una dotazione complessiva del Fondo pari a 7953 miliardi di euro. L’EDF contribuirà in modo determinante alla sovranità dell’Europa promuovendo la cooperazione in materia di difesa tra le imprese e gli Stati e dunque facendo dell’UE uno dei maggiori investitori nel settore della ricerca e della tecnologia della difesa.

CARD

La revisione annuale coordinata sulla difesa (CARD) è un processo di monitoraggio dei piani di difesa degli Stati membri dell’Unione europea per aiutare a coordinare la spesa e identificare possibili progetti di collaborazione. Opera su base sperimentale dal 2017 sotto l’Agenzia europea per la difesa (EDA) la quale mette insieme le informazioni sulle spese e lo sviluppo capacitivo di tutti gli Stati membri prima di avviare dialoghi bilaterali con i diversi Paesi. In altre parole, la Card raggruppa le capacità e i bisogni dei singoli Paesi, evidenziato dove si può sviluppare cooperazione.  A livello capacitivo, la Card individua 55 opportunità di collaborazione nello sviluppo della nuova generazione di capacità militari nonché ulteriori 56 possibilità di cooperazione in ambito di ricerca e innovazione per la difesa come per l’intelligenza artificiale, la difesa cibernetica, la robotica o l’efficienza energetica. Gli ambiti in cui è più probabile sviluppare opportunità di cooperazione sono attualmente quello terrestre, l’aeronautico e il marittimo mentre ancora molto inferiori sono i nuovi domini operativi come cyber e spazio. Tutti questi, si legge nel documento, “sono potenzialmente in grado di produrre un significativo impatto sulle capacità europee, offrire vantaggi operativi e sostenere l’autonomia strategica dell’Ue. Nonostante gli sforzi, il primo ciclo della Card sottolinea però la continua persistenza di frammentazione e volatilità del settore, evidenziando come gli interessi nazionali continuino a prevalere data la mancanza di una cultura strategica condivisa tra i 27. In tal senso, lo Strategic Compass rappresenta il tassello mancante nella definizione di un approccio strategico condiviso da seguire.

Le principali missioni operative 

Dal punto di vista operativo, l’Unione Europea conduce attualmente 17 missioni, civili e militari, su tre diversi continenti: Africa, Asia ed Europa. Le missioni UE sono essenzialmente di due tipi: esecutive e non esecutive a seconda che prevedano la condotta di operazioni dirette o siano, al contrario, di tipo addestrativo. Tra le principali missioni addestrative, è importante citare Mali, Repubblica Centrafricana e Somalia. Due parole in più, meritano alcune delle principali operazioni esecutive: “Althea”, “IRINI” e “Atalanta”. 

La più vecchia tra le operazioni esecutive è “Althea” in Bosnia Erzegovina, missione iniziata nel 2004 e che sostituisce la precede missione SFOR. Althea è l’unica missione europea che si svolge ancora secondo il “protocollo Berlin Plus”, un pacchetto completo di accordi stipulati tra la NATO e l’UE il 16 dicembre 2002 che consentirono all’UE di attingere ad alcune delle risorse militari NATO per le proprie operazioni di mantenimento della pace. 

IRINI” (“pace” in greco”) è entrata in vigore lo scorso 31 marzo ed ha il compito principale di attuare l’embargo sulle armi imposto dall’ONU utilizzando mezzi aerei, satellitari e marittimi. In particolare, la missione svolge ispezioni sulle imbarcazioni in alto mare al largo delle coste libiche sospettate di trasportare armi o materiale connesso da e verso la Libia a norma della risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Atalanta” nel golfo di Aden che è una missione diplomatico-militare di antipirateria che ha visto però crescere il proprio livello di ambizione. La missione è iniziata nel dicembre 2008 e ha lo scopo proteggere le navi mercantili che transitano tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano oltre a svolgere attività di scorta alle navi mercantili del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, incaricate di consegnare aiuti alimentari in Somalia.

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