MAR MERIDIONALE CINESE E COMMERCIO INTERNAZIONALE

Il Mar Cinese Meridionale (di seguito il Mare) è un epicentro di conflitti da decenni, ed é tornato al centro dell’attenzione da quando Xi Jinping é diventato presidente della Repubblica Popolare Cinese. Il 22 gennaio 2021, Pechino ha approvato una nuova legge che autorizza la guardia costiera ad aprire il fuoco su navi straniere nella porzione del Mare rivendicata da Pechino. Questa nuova legge permette di usare “tutti i mezzi necessari” per fermare le suddette navi, sollevando gravi preoccupazioni tra gli analisti che vedono questa mossa come un ennesimo infrangimento del diritto internazionale, e una minaccia per gli stati del sud-est asiatico coinvolti in liti territoriali con la Cina.

Le rivendicazioni cinesi

La Cina rivendica sovranità su tutta l’area compresa nella cosiddetta Nine Dash Line (NDL), vale a dire quasi tutto il Mare. La NDL si basa sui cosiddetti “diritti storici” cinesi, ai quali il diritto internazionale non riconosce alcun valore. Benché la Cina abbia ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), essa sostiene che le sue rivendicazioni prevalgono. La Cina quindi sostiene che il diritto internazionale non sia applicabile in tale contesto, e che debba accogliere le sue rivendicazioni territoriali e la sua narrativa, secondo la quale sarebbero stati pescatori cinesi a scoprire per primi le isole nel Mare, che sarebbero state già occupate durante la dinastia Han (202 AC – 220 DC). Il Mare fa parte integrante dell’immaginario collettivo cinese, con la Nine Dash Line rappresentata sui passaporti cinesi. Inoltre, a scuola ai bambini viene insegnato che il Mare appartiene alla RPC. 

Incurante del diritto internazionale, Pechino continua a edificare isole artificiali stabilendovi una presenza tanto militare quanto civile. Nel 2016, la Corte internazionale di giustizia ha ritenuto le rivendicazioni territoriali della Cina illegali e incompatibili con l’UNCLOS. Nonostante le potenze mondiali come gli Stati Uniti e l’Unione Europea abbiano sostenuto la sentenza, la Cina non si è ritirata dall’area e ha dichiarato che la sentenza era nulla e priva di valore. Vale la pena notare che alcuni Stati membri dell’Unione europea si sono astenuti dall’esprimere apertamente il loro sostegno alla sentenza, nel timore di mettere in pericolo le loro relazioni commerciali con il gigante asiatico. 

Interessi statunitensi ed europei nella regione 

Il Mar Cinese Meridionale è una via marittima cruciale per il commercio internazionale, e una regione chiave in termini di sicurezza strategica. Inoltre, è diventato un teatro di scontro simbolico tra l’ordine internazionale post seconda guerra mondiale, guidato dagli Stati Uniti, e la volontà della Cina di affermarsi come potenza normativa. 

Secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), l’80% del volume degli scambi mondiali, e il 70% del suo valore è trasportato via mare – con il 60% che passa attraverso l’Asia. Nel Mar Cinese Meridionale transita un terzo dei trasporti marittimi mondiali. La sicurezza economica della Cina ne è altamente dipendente, con oltre il 60% del suo commercio che transita per via marittima. 

Gli Stati membri dell’UE hanno un interesse economico primario nel salvaguardare i corridoi di navigazione verso le potenze economiche asiatiche. Infatti, i paesi del nord-est asiatico sono il più importante mercato di esportazioni dell’UE, mentre la Cina è il suo secondo più grande partner commerciale, e l’ASEAN il terzo. 

L’UE e gli Stati Uniti intendono salvaguardare la stabilità delle rotte di navigazione nella regione, conducendo operazioni marittime di “Freedom of Navigation” (FoN). Tali operazioni sono in gran parte simboliche, a dimostrazione della determinazione statunitense di impedire alla Cina di prendere il controllo delle acque contese. 

Gli Stati Uniti cercano di mantenere un ordine gerarchico nella regione che possa accomodare i loro interessi di politica estera, oltre a dimostrare il loro impegno nei confronti  dei loro partner regionali. Una delle ultime esercitazioni ha visto il dispiegamento di due portaerei all’inizio di febbraio 2021, la quarta esercitazione di questo tipo dal giugno 2020. La frequenza di tali esercitazioni é cresciuta esponenzialmente, essendovene state solo 5 tra il 2001 e il giugno 2020. Tuttavia, essendo la Cina il principale partner economico di ogni stato coinvolto nelle dispute del Mare, gli Stati Uniti corrono il rischio di perdere gradualmente la loro influenza sugli stati regionali.

La Francia è stata particolarmente attiva nel condurre esercitazioni militari dimostrative nella regione, assieme al Regno Unito e agli Stati Uniti. Nel suo discorso tenuto al dialogo di Shangri-La (Singapore) nel 2016, il ministro della difesa francese Le Drian ha chiesto un coordinamento delle forze navali dell’UE per “garantire una presenza regolare e visibile nel dominio marittimo dell’Asia”. Nel 2018, Francia e Regno Unito si sono impegnati a continuare a condurre esercitazioni nella regione, ed entrambi hanno stretto partenariati di sicurezza con Stati Uniti, India, Giappone, Australia.

Nel 2018 ha visto tre missioni navali Freedom of Navigation del Regno Unito. Dal 2013 l’UE ha tenuto cinque cicli del dialogo di alto livello UE-ASEAN sulla cooperazione marittima, e nel 2020 ha elevato a ‘partenariato strategico’ le relazioni con tale organizzazione.

Prospettive

L’importanza del Mar Cinese Meridionale é tale che é più probabile che Pechino persegua la preservazione del libero flusso del commercio che la sua interruzione. Azioni di disturbo non sono da escludere, ma avrebbero un costo finanziario dissuasivo, e sarebbero suscettibili di mettere a repentaglio notevolmente lo standing internazionale della RPC.

Inoltre, la presidenza Biden ha dichiarato la sua intenzione di perseguire una politica cinese che rimarrà assertiva, senza essere conflittuale, al fine di lasciare ampio spazio alla cooperazione su questioni urgenti quali la pandemia di covid-19 e il cambiamento climatico. I membri dell’ASEAN dipendono fortemente dalla Cina per la loro economia, ed è improbabile che rischino di mettere a repentaglio le loro relazioni con il gigante regionale per sostenere una dimostrazione di forza guidata dagli Stati Uniti.

Gli Stati membri dell’UE non sempre costituiscono un blocco unito nei confronti della Cina. Questo vale anche in merito alla questione della militarizzazione del Mar Cinese Meridionale ad opera di Pechino. Tutti gli attori nella regione hanno interesse a mantenere lo statu quo, ma probabilmente continueranno a perseguire azioni simboliche per placare l’opinione pubblica interna. Una guerra nel Mare avrebbe un costo elevato per tutte le parti coinvolte, e resta uno scenario improbabile nel prossimo futuro.    

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