L’UE E LA NUOVA POLITICA ARTICA: WORK IN PROGRESS

A Bruxelles proseguono gli sforzi volti ad aggiornare l’Arctic Policy dell’UE, che ha bisogno di nuovi strumenti per far fronte alle sfide che si prospettano a Nord.

In un momento storico in cui l’Artico è unanimemente riconosciuto come nuova frontiera della competizione economica e geopolitica internazionale, nonché come banco di prova degli effetti del cambiamento climatico, l’Unione Europea non può certo sottrarsi alle partite che si giocano nella regione. Per acquisire competitività e rilevanza nell’ambito delle dinamiche strategiche locali, però, deve necessariamente potenziare la propria politica artica, rendendola funzionale alla realizzazione della più ampia EU Foreign Policy e all’attuazione del Green Deal.

Perché serve una nuova Arctic Policy?

L’attuale politica artica dell’UE si basa sulle linee guida contenute in una comunicazione congiunta elaborata dalla Commissione Europea e dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna nell’ormai lontano 2016. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, sono subentrate evoluzioni importanti: la geografia fisica della regione ha subìto cambiamenti significativi (così come quella politica), gli ecosistemi sono esposti a rischi sempre maggiori, la crescente militarizzazione ha sollevato un vero e proprio “dilemma della sicurezza” e le mire delle grandi potenze (soprattutto di Cina, Usa e Russia) hanno attirato l’attenzione dell’intera comunità internazionale. È quindi fondamentale che l’UE sviluppi una politica artica in grado di affrontare queste sfide, con particolare riferimento all’impatto del cambiamento climatico e alla protezione ambientale.

Al contempo, la futura Arctic Policy dovrà riaffermare la necessità di mantenere al minimo la tensione internazionale sul territorio: come affermato dall’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell, l’UE ha un ruolo decisivo nel garantire la cooperazione pacifica e il dialogo costruttivo nella regione. Nell’ambito della sicurezza artica, peraltro, potrebbe rivelarsi decisivo il contributo di Bruxelles grazie all’approccio – tipicamente europeo – basato sulla human security. A differenza di quello tradizionale, che tende a concentrarsi solo sul rischio di conflitti internazionali, questo approccio prende in considerazione molti fattori fra loro interconnessi, come la sicurezza alimentare, l’interazione degli attori presenti sul territorio, l’ambiente, l’energia, le popolazioni indigene e i meccanismi di governance. La trasposizione del concetto di human security all’interno della nuova politica artica europea permetterebbe dunque di affrontare il problema della sicurezza regionale in maniera più olistica e integrata.

Occorre poi tener presente che l’UE è un grande consumatore di risorse artiche (specialmente di quelle gasiere, petrolifere e ittiche), che tre Stati artici sono anche Stati membri (Danimarca, Finlandia e Svezia) e che circa mezzo milione di cittadini comunitari risiedono nell’Artico. Per l’Unione Europea la politica artica non è perciò soltanto una priorità di politica estera, ma è anche e soprattutto una questione domestica, funzionale al perseguimento di interessi interni. Proprio per questo Bruxelles deve da un lato mantenere (e possibilmente migliorare) i rapporti con tutti i paesi rivieraschi e, dall’altro, contribuire attivamente alla salvaguardia di uno sviluppo socio-economico sostenibile, dell’ambiente, della pace, della sicurezza e della cooperazione regionale. Una nuova Arctic Policy sembra dunque più necessaria e urgente che mai, ed è importante che l’UE assuma un ruolo di coordinamento e indirizzo delle politiche artiche dei singoli membri: in questo modo potrebbe agire come un unico grande attore in grado, fra le altre cose, di controbilanciare la crescente influenza cinese e russa.

A che punto siamo?

La politica artica dell’Unione Europea viene regolarmente sottoposta ad aggiornamenti e revisioni fin dal 2008 (quando cioè fu lanciata per la prima volta). Con le ultime modifiche, apportate nel 2016 tramite la Joint Communication sopracitata, è stata sostanzialmente evidenziata la necessità di assicurare l’equilibrio fra la protezione ambientale, lo sviluppo sostenibile e la cooperazione multilaterale. 

Più recentemente, da luglio a novembre 2020, la Commissione Europea e il Servizio Europeo per l’Azione Esterna, in seguito alla sollecitazione del Consiglio Europeo, hanno promosso una consultazione pubblica al fine di elaborare la nuova Arctic Policy più adeguata alle sfide attuali. Nello specifico, gli obiettivi della consultazione erano tre: riesaminare il ruolo dell’UE in Artico, ridefinire le priorità e identificare nuove possibili policy areas

Durante la consultazione sono emersi spunti interessanti ma anche alcune criticità. Per prima cosa, secondo molti la politica artica dovrebbe essere predisposta in base a un approccio inclusivo simile a quello del Green Deal, anziché incentrarsi solo sul cambiamento climatico e sulla sicurezza, e dovrebbe altresì abbandonare la retorica che descrive l’Artico come arena di una Guerra Fredda 2.0, puntando piuttosto ad enfatizzare l’aspetto della human security

Altri ritengono addirittura che le questioni di sicurezza militare non dovrebbero proprio essere approfondite, onde evitare di accrescere tensioni già radicate. In secondo luogo, è necessario sviluppare una vera e propria strategia che indichi esattamente le azioni e gli obiettivi futuri da conseguire e che, in termini operativi, coinvolga il Parlamento Europeo così da rendere più efficace il coordinamento interno. Per di più, dovrebbe essere delineato in modo più chiaro il ruolo svolto dall’UE nell’arena artica e Bruxelles dovrebbe coinvolgere maggiormente le comunità locali. promuovendo la loro partecipazione nei processi di decision-making e dislocando sul territorio uffici e programmi volti a favorire il dialogo.

Nel complesso, lo scopo ultimo della prossima politica artica comunitaria dovrebbe essere quello di coinvolgere tutte le parti interessate tramite uno sforzo diplomatico multilaterale: in questo modo si eviterebbero ulteriori divisioni e tensioni e si realizzerebbe una cooperazione pacifica che possa contribuire in maniera significativa alla stabilità di una regione che sembra sempre più instabile. Sebbene la strategia comunitaria riguardi solo tre Stati artici (dal momento che gli altri cinque non sono membri UE), il suo potenziamento potrebbe rappresentare un importante passaggio per il rilancio del ruolo e dell’influenza europea sul territorio.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from EUROPA

L’EUROPA AD UN BIVIO

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da