LA SVIZZERA VIETA BURQA E NIQAB NEI LUOGHI PUBBLICI

L’iniziativa, promossa dalla destra conservatrice, riaccende il dibattito sul rapporto tra sicurezza e integrazione sociale e religiosa

Domenica 7 marzo si è svolto in Svizzera il referendum sul divieto di dissimulare il proprio volto, noto anche come “referendum anti-burqa”. Il quesito sul quale gli elettori sono stati chiamati ad esprimersi è il seguente: “Sei favorevole al divieto delle coperture totali del viso?”. Il divieto di dissimulazione del volto nei luoghi pubblici ha riscosso il sostegno del 51,2% degli elettori e ha ricevuto l’adesione di 20 dei 26 cantoni della Svizzera, ottenendo, così, l’appoggio necessario affinché la proposta di modifica della Costituzione federale potesse divenire legge.

Il divieto riguarda l’utilizzo di tipologie di velo islamico quali il burqa e il niqab, ma include anche l’utilizzo di passamontagna, che costituiscono una potenziale minaccia alla sicurezza nei luoghi pubblici, rendendo complessa l’identificazione degli individui. Il testo di modifica della Costituzione federale, tuttavia, contempla anche le eccezioni alla regola, per le quali è possibile dissimulare il proprio volto in luoghi di culto, per motivi di sicurezza o di salute o in occasione di particolari celebrazioni quali quelle del Carnevale.

L’iniziativa è stata promossa dalla destra conservatrice, in particolare dall’Unione democratica di centro (UDC), già promotrice del referendum del 2009 sul divieto di costruzione di minareti. L’UDC sostiene che il velo integrale non solo rappresenti un ostacolo alla verifica dell’identità, ma sia anche incompatibile con i valori e i principi caratteristici della società svizzera. Diversamente, il Consiglio federale e il Parlamento si erano posti a favore del “No”, ritenendo eccessiva l’introduzione di una normativa federale in materia di divieto di dissimulazione del volto. Infatti, poiché la percentuale di donne musulmane in Svizzera che indossano il velo integrale è molto contenuta, il Consiglio federale e il Parlamento avrebbero preferito lasciare ai cantoni la facoltà di decidere se adottare restrizioni all’utilizzo del velo, come è già accaduto in passato in Ticino e nel cantone San Gallo. 

Indubbiamente, quella dell’integrazione religiosa è una questione complessa, che pone in essere una sfida sia giuridica che sociale. Se da una parte, infatti, è necessario introdurre vincoli che tutelino la sicurezza pubblica, dall’altra si corre il rischio che tali vincoli vengano percepiti come strumenti di repressione della libera manifestazione di specifiche peculiarità del proprio credo religioso e della propria identità culturale. Tutto ciò rischia di alimentare sentimenti di odio e di intaccare la fiducia nelle istituzioni, oltre che il senso di appartenenza al Paese ospitante. 

Vanessa Ioannou

Sono Vanessa Ioannou, classe 1990, analista IARI per l’Europa. Dopo la laurea magistrale in Studi internazionali, conseguita presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi in Relazioni esterne dell'UE, ho lavorato presso una redazione giornalistica, occupandomi di Politica e Esteri, e in seguito ho intrapreso il mio percorso professionale da consulente.
Per lo IARI mi occupo di Europa ed in particolare di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. Sono profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, che non sono mai isolati, ma sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI significa contribuire all’analisi di temi nazionali ed internazionali in un ambiente professionale, giovane e stimolante e mi dà la possibilità di coniugare i miei più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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