IL GOVERNO FEDERALE IN SOCCORSO DELL’INDUSTRIA ITTICA DELL’ALASKA

Il governo federale degli Stati Uniti ha approvato un finanziamento da 50 milioni di dollari per ammortizzare la crisi che il coronavirus ha causato nel settore dell’industria ittica dello Stato americano.

La pandemia continua a condizionare fortemente l’andamento del commercio globale. Non sfugge a tale logica neanche il mercato ittico dell’Alaska, lo Stato più a Nord degli Stati Uniti, che fa dell’industria ittica uno dei maggiori driver dell’economia locale.

Con i suoi tre milioni di laghi, tre mila fiumi e molti chilometri di costa su tre mari diversi, l’Alaska è una delle regioni più pescose al mondo e le tasse provenienti dalle industrie ittiche contribuiscono in modo sostanziale all’erario dello Stato. Ma la pandemia ha chiaramente rallentato tutto questo meccanismo il cui impatto ancora non è stato possibile calcolare.

L’Alaska Seafood Marketing Institute sta indagando sul reale impatto della pandemia sul settore ed ha avviato dei questionari tra gli operatori, uno relativo ai pescatori, ed uno a coloro coinvolti negli step successivi del processo di vendita del pesce. Ashley Heimbigner, direttrice per le comunicazioni dell’istituto, afferma che l’obiettivo di tali sondaggi è: “Not only in terms of direct costs,  like investments in PPE and vessel modifications to safely operate during the pandemic, but also, what were some of the more indirect costs? Including quotas potentially left in the water or the decision to hire fewer crew members. We want to make sure we’re really understanding the scope of the impact for Alaska’s commercial harvesters.” 

Nonostante le perdite non siano ancora state quantificate, il governo federale ha approvato un piano per l’Alaska che prevede aiuti per 50 milioni di dollari di cui il 35% sarà destinato ai pescatori commerciali ed un 32% al settore di trasformazione del pesce. I fondi arriveranno dal primo piano di aiuti economici approvati nel 2020. Potranno accedere al fondo coloro che risiedono in Alaska oppure coloro che detengono una business license rilasciata dallo Stato dell’Alaska anche se non residenti.

Il rallentamento del settore commerciale globale coinvolge anche il settore ittico e per l’Alaska, che fa profondo affidamento sui proventi del settore, i danni, anche se non ancora quantificati, sono certamente gravi. Lo Stato federale interviene con un piano da 50 milioni di dollari che di certo fornisce un sostegno ad un settore principe per l’economia dello Stato. E’ complesso quantificare come adatta o meno la cifra stanziata, ma l’attenzione che l’amministrazione Biden sta riservando alla preservazione dell’ambiente artico americano è di buon auspicio anche per politiche che preservino i settori delle economie locali tanto importanti per i diversi Stati americani.     

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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