LA CORRUZIONE STA DIVORANDO L’HONDURAS

Nel 2020, su 179 paesi, l’Honduras è stato classificato 157° nei suoi livelli di corruzione. Un declino notevole dalla sua posizione di 132° nel 2018.

Transparency International è un’organizzazione internazionale non governativa che opera in oltre 100 paesi per porre fine all’ingiustizia della corruzione. Annualmente pubblica un ranking classificando le nazioni con il maggior indice di corruzione, partendo dalla nazione più virtuosa fino ad arrivare a quella più corrotta.

La classifica del 2020 presenta risultati simili a quelli dell’anno precedente, un esito prevedibile visto che la pandemia ha completamente catturato l’attenzione pubblica. Sul podio, le nazioni più corrette sono Venezuela, Yemen, Siria, Somalia e Sudan del Sud. Guardando in particolare all’America Latina, fatta eccezione per Uruguay, Cile, Costa Rica e alcune piccole isole dei Caraibi, tutti gli altri paesi sono bocciati. 

La domanda che sorge spontanea è quanto può incidere la corruzione sulla vita di uno stato ed è interessante prendere come esempio l’Honduras. Pur non essendo il Paese latinoamericano più corrotto, secondo il ranking lo sono il Nicaragua, Haiti e il Venezuela, l’Honduras nel corso degli anni è peggiorato nella classifica e nel 2020 ha sofferto particolarmente le conseguenze di questa erosione istituzionale.

Gravi difficoltà economiche, narcotraffico e abusi politici sono notevolmente in aumento. Tanto che si può considerare la corruzione come una delle principali attività economiche del Paese. Di fatto, nel 2018 il 12,5% del PIL honduregno è stato assorbito dalla corruzione nelle sue varie forme: evasione fiscale, fuga di capitali e tangenti.

Il 2020 non ha fatto altro che dare ulteriore via libera alla corruzione. In primo luogo, il presidente Juan Orlando Hernández ha deciso di non rinnovare il mandato della MACCIH, ovvero la Misión de Apoyo contra la Corrupción y la Impunidad en Honduras. Un’organizzazione fondata nel 2016 dall’Organizzazione degli Stati Americani per combattere la corruzione.

Da quando è stata creata ha svolto 14 operazioni in Honduras contro 133 membri del Congresso e alti funzionari del governo. Una di questa, la operación Pandora, ha smascherato 38 politici e funzionari che trasferivano milioni di dollari americani dal budget destinato al miglioramento dell’agricoltura ai propri portafogli personali o alle casse dei partiti. In secondo luogo, a giugno dell’anno scorso il codice penale è stato riformato in maniera tale da fornire ai corrotti maggiori agevolazioni legali.

La riformaprevede la riduzione delle pene per il narcotraffico, il contrabbando, la frode contro l’amministrazione pubblica e l’appropriazione indebita di fondi pubblici. Inoltre, per i casi di corruzione, si contempla la possibilità di sostituire la pena detentiva con altre condanne meno restrittive se l’accusato è stato condannato a meno di cinque anni di prigione e se restituisce il denaro sporco. 

Nel 2015 lo stesso presidente ha ammesso che gli imprenditori accusati dell’appropriazione indebita di 300 millioni di dollari dell’Instituto Hondureño de Seguridad Social, l’istituzione che si occupa delle pensioni e della copertura sanitaria, avevano finanziato la sua campagna presidenziale con parte di quei soldi. Oltre a ciò, Hernández è stato accusatodai federali statunitensi di aver utilizzato i soldi derivanti dal narcotraffico per promuovere la sua carriera politica.

In cambio avrebbe garantito ai narcos protezione e appoggio militare alle loro attività. Nel documento ufficiale i procuratori non identificano il presidente Hernández per nome, ma si riferiscono a lui solo come “CC-4”. Tuttavia è chiaramente identificabile, descritto come il presidente e fratello del condannato trafficante di droga Tony Hernández.

Il presidente ha negato l’accusa di aver accettato il denaro sporco in un tweet dall’account presidenziale, definendola “falsa al 100%” e basata sulle bugie di criminali confessi. Il fratello, Tony, era stato anche accusato da un tribunale di New York di avere ricevuto un milione di dollari dal signore della droga “El Chapo” Guzman per la campagna presidenziale di Hernández. Purtroppo non mancano le inchieste che dimostrano i legami tra narcos e importanti personalità politiche honduregne.

Mauricio Oliva, il presidente del Congresso, ha fatto accordi e affari con persone legate al crimine organizzato. In particolare con una società legata a Los Cachiros, una nota famiglia di trafficanti di droga in Honduras. Nuove accuse che aggiungono un altro politico alla già lunga lista di funzionari del Partido Nacional, il partito del presidente, con presunti legami con i gruppi del narcotraffico. Corruzione e disintegrazione delle istituzioni che hanno accelerato il processo di conversione dell’Honduras in un narcoestado.

La corruzione divora lo stato e comporta gravi conseguenze. A marzo il governo ha incaricato Marco Bográm, l’allora direttore esecutivo dell’Organización de Inversion Estratégica de Honduras, di acquistare sette ospedali da campo per l’emergenza covid. Bográm ha affidato a un’impresa l’acquisto di questi ospedali mobili per 47 milioni di dollari, con un costo in eccesso tra i 12 e i 16 milioni.

Inoltre, sebbene fosse un’operazione urgente, i primi due ospedali sono arrivati con quattro mesi di ritardo e con una sorpresa. Sembravano di seconda mano, erano danneggiati e senza le apparecchiature necessarie per affrontare l’emergenza sanitaria. L’imprenditore dietro la vendita di questi ospedali sovrastimati è Axel López. Nel suo libro “How to Do Successful Business in Latin America” svela i segreti per essere un uomo d’affari di successo, tra cui pagare le tangenti quando necessario.

Il lato negativo è che non è stato un caso isolato. Diverse organizzazioni hanno denunciato altri contratti gonfiati per l’acquisto di attrezzature di sicurezza come ventilatori e mascherine. Attrezzature e materiali medici che in alcuni casi non sono stati nemmeno consegnati. Condotte che non hanno solo implicato perdite di denaro, ma anche di vite umane.

Il cambiamento climatico che provoca gravi danni all’agricoltura, la caduta del prezzo del caffè, prodotto che rappresenta il 30% del PIL agricolo honduregno, i legami tra la classe politico-imprenditoriali e le organizzazioni criminali che hanno reso il Paese uno dei più violenti del mondo, sono le ragioni per cui l’Honduras rischia di essere uno Stato fallito. Cause che sono anche alla base della fuga massiccia della sua popolazione. Solo a gennaio del 2021 sono più di 7000 gli honduregni che hanno deciso di migrare verso il Messico e gli Stati Uniti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from AMERICA LATINA