LA QUESTIONE DEI BREVETTI DEI VACCINI SPIEGATA DALLA PROF.SSA ELDA BAGGIO, VICE-PRESIDENTE DI MSF ITALIA

Ci sono dei momenti che plasmano la storia, e l’umanità, spesso, ci vive attraverso senza rendersi conto della loro importanza. La pandemia è una rara eccezione a questa torpidezza: l’inarrestabile globalizzazione rallenta, la società si svuota, e, d’improvviso, non si sa che fine abbia fatto il futuro.

L’acutezza con cui i governi occidentali sentono la pandemia, tuttavia, non impedisce loro di essere ciechi e sordi alla questione dei brevetti dei vaccini. Trattano le case farmaceutiche da pari: alternano atteggiamenti amorevoli a schermaglie, ma la premessa di eguaglianza non cambia. La Professoressa Elda Baggio, Vice-Presidente di Medici Senza Frontiere-Italia, spiega a IARI perché è fondamentale liberare i brevetti dei vaccini.

Vaccinazione, quanto mi costi

Come già rilevato da IARI, l’iniziativa COVAX è un sogno zoppo. Pensata come uno strumento di accesso ai vaccini per i Paesi in via di sviluppo dall’OMS e dalla fondazione GAVI, è stata spesso salutata come l’ancora di salvezza per tutti quegli Stati le cui finanze non sono floride abbastanza da trattare direttamente con le case farmaceutiche.

Il meccanismo di COVAX è semplice: funziona come raccoglitore di fondi, con i quali compra dosi di vaccino che vengono poi distribuite tra i Paesi membri “Il problema è il prezzo dei vaccini: Pfizer costa 12,78 euro a dose, quello di Moderna 15…l’unico possibile è quello di Astrazeneca, che ne costa meno di 2,la cui sperimentazione, però, è arrivata fino ai 55 anni”, afferma la Prof.ssa Baggio in un’intervista telefonica. Sono le cifre, solo di recente desecretate, dei prezzi contrattati dall’Unione Europea con le maggiori compagnie produttrici: sono tra i più bassi al mondo, ed è auspicabile che COVAX abbia dei prezzi simili.

Pandemia diversa, stessi errori

Tuttavia, il problema non è tanto il prezzo in sé, ma chi lo determina. “India e Sudafrica premono per avere l’autorizzazione a produrre una versione generica del vaccino, come è successo nel caso dei farmaci anti-HIV a inizio 2000” ricorda la Prof.ssa Baggio.

Negli anni Ottanta e Novanta,mentre i Paesi occidentali scoprivano e si garantivano i farmaci retro-virali fondamentali a rallentare l’epidemia di AIDS, le compagnie farmaceutiche ne conservavano gelosamente i brevetti: era impossibile per la sanità pubblica dei Paesi africani accedervi. Così, mentre la pandemia di AIDS riponeva gli artigli negli Stati più agiati del mondo, li affilava sul sistema immunitario degli abitanti nei Paesi più poveri.

Fu uno scienziato indiano, il dottor Yusuf Hamied, a proporre per primo alle compagnie farmaceutiche occidentali di abbattere i costi nella distribuzione dei farmaci anti-virali generici in Africa e oltre: nessuno lo ascoltò. Nel 2000,lBig Pharma recuperarono di colpo l’udito quando il New York Times intervistò per caso il dottor Hamied: il risultato fu uno dei più gloriosi disastri nella storia dell’immagine pubblica delle compagnie farmaceutiche.

Nel giro di pochi giorni, queste ultime dichiararono di aver cominciato a distribuire la versione generica dei farmaci antivirali a meno di 1 dollaro. Nel frattempo, migliaia di giovani africani erano già morti di AIDS e milioni cercavano di rammendare vite distrutte.

La lunga mano di Cina e Russia

Se è vero che il COVID morde di meno una popolazione giovane come quella africana, quello che non cambia è che più un virus circola, più ci sono probabilità che muti. Il caso della variante sudafricana, più contagiosa e probabilmente più resistente a climi caldi, ne è una dimostrazione. “COVAX punta a vaccinare il 20% della popolazione dei Paesi membri: e l’altro 80%, cosa fa?” si chiede la Prof.essa Baggio.

Di fronte a questa carenza e alle difficoltà delle stesse aziende produttrice, i Paesi africani e altri guardano a Mosca e Pechino, i cui vaccini riempiono il vuoto lasciato dall’Occidente. “Lo fa soprattutto Pechino: regala dosi dei suoi due vaccini a molti Paesi africani, credo che l’Uganda sia stata uno dei primi paesi a riceverne le dosi. Per quanto riguarda i russi, so che i russi stessi lo rifiutano”. Il COVID diventa così il solco su cui si tracciano i confini di nuove sfere di influenza, il gonfiore delle quali dipende dalla capacità e volontà vaccinali dei Paesi.

Il (im) possibile ruolo del WTO e l’accordo TRIPS

In sede WTO, dove si tenta di disciplinare il commercio mondiale, due Stati si sono distinti nel cercare di agevolare la commercializzazione di vaccini liberi da brevetto e la condivisione della tecnologia necessaria a produrli. Sono l’India, dove ha sede il portentoso Serum Institute of India, e il Sudafrica, che potrebbe essere l’hub vaccinale in grado di contenere le future ondate di COVID nel continente africano.

Già nel 2020, avevano richiesto la sospensione dell’accordo TRIPS, che regola la proprietà intellettuale, per quanto riguardava i prodotti necessari al contenimento della pandemia. Risultato: le discussioni sono sospese, con la sola Astrazeneca che ha concesso, sua sponte, che non riceverà alcun profitto dai vaccini finché durerà l’emergenza. “Non credo proprio che l’Unione Europea deciderà di liberare i brevetti: ha troppe compagnie farmaceutiche al suo interno. Ma ripeto, i vaccini generici sono l’unico modo che abbiamo per uscire da questa situazione”.

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