HUDA SHA’RAWI E IL FEMMINISMO IN EGITTO NEL 1900

Attivista per i diritti della donne, ferma sostenitrice del nazionalismo egiziano e leader in prima linea per l’organizzazione di numerose manifestazioni di cui la più famosa nel 1919: la marcia delle donne velate. Huda ci ha mostrato il volto fiero e aperto del femminismo egiziano che lotta per abbattere barriere simboliche ed ideologiche in nome della libertà e dell’uguaglianza. Un volto che non ha paura.

Le donne di Huda Sha’rawi 

Denigrate, torturate, uccise. In città, in periferia, in campagna, nei villaggi. Denigrate, torturate e uccise le donne, le donne arabe, le donne musulmane, le donne sunnite, le donne sciite. Perché? Sembrerebbe commettere un altro orrore anche solo chiederselo un perché, come se esiste una risposta razionale a tutto questo. Quindi nessun perchè, piuttosto un per cosa. Per cosa si denigrano le donne, per cosa vengono torturare e per cosa vengono uccise. 

Già nel 1923 Huda Sha’rawi nata nel 1879 a Minya in Egitto parlò di uguaglianza di genere in medio oriente. Lo fece ad un congresso quello dell’Alleanza Internazionale per il Suffragio Femminile tenutosi a Roma, dichiarando che nonostante l’Islam garantisca i diritti di uguaglianza tra uomo e donna coloro che stanno al potere invece no. Si appellano ad interpretazioni ristrette e conservatrici del Corano. 

Huda Sha’rawi era una femminista egiziana pionere delle suffragette, nazionalista — di quel nazionalismo egiziano specifico che lotta contro l’invasore, il colonialista e che rivendica la sua l’indipendenza — e fondatrice dell’Unione delle Femministe Egiziane. Era la figlia del Sultano Muhamed Pasha Shaarawi che diventerà poi il presidente della camera dei deputati egiziana. All’età di 13 anni viene data in sposa a suo cugino, Ali Pasha Sha’rawi. Il padre di Huda lo aveva nominato suo guardiano, ma anche di tutti gli altri figli e anche delle sue proprietà.

Huda era figlia dell’ultimo Egitto aristocratico che limitava le libertà delle donne, di fatto segregandole negli harem. Nonostante le limitazioni, Huda ebbe modo di vivere e di respirare le influenze politiche, sociali e culturali inglesi e francesi che giunsero al Cairo. Questo le permise di approfondire il pensiero occidentale e quindi la sua critica nei confronti di quelle convinzioni europee che riteneva essere troppo ideologiche, rigide e superficiali. 

L’attivismo di Huda e le sue battaglie 

La rivoluzione nel 1919 vide un’imponente partecipazione femminile per la causa nazionalista. Tante altre leader come Huda guidarono la massa femminile verso la partecipazione alla rivoluzione e le incoraggiarono ad associarsi alle tante associazioni ormai fiorite per la salvaguardia dei diritti femminili. Questi erano molto precari ai tempi in cui Huda era attivista. Alle donne non erano concesse molte libertà di movimento e la prima preoccupazione di Huda era l’educazione. A queste donne era bloccato l’accesso all’istruzione e per questo motivo Huda iniziò ad organizzare lezioni per le donne su temi che le riguardavano da vicino.

Le sue lezioni di divennero sempre più note al Cairo e questo incoraggiò a spezzare la paura. Diversi gruppi di donne, insieme uscirono dalle loro case per andare ad ascoltare le lezioni di Huda. Nel 1910 le convinse a fondare una società che finanziasse le donne appartenenti agli strati più poveri della società e pochi mesi dopo riuscirono a far partire un progetto per la costruzione di una scuola tutta al femminile. 

L’anno prima nel 1909 creò un movimento filantropico con a capo sole donne con lo scopo di aiutare le donne povere. L’attivista riteneva che i progetti a guida solo femminile erano importanti in Egitto per due ragioni. Portare avanti questi progetti significava per le donne ampliare i loro orizzonti, acquisire conoscenze tecniche e spostare l’attenzione anche al di fuori dell’ambito familiare. Oltre a questo, l’impatto sociale di questi progetti e la loro risonanza nella società avrebbe sfidato la tesi secondo la quale alle donne vengono riservati soltanto specifici compiti.

Huda nel 1922 dopo la morte del marito decise pubblicamente di non indossare più il velo. Fatto ritorno dal Congresso Internazionale per il Suffragio Femminile di Roma rimosse il velo pubblicamente in strada. Molte donne, che a primo impatto rimasero scioccate dal gesto, poco dopo andarono ad abbracciarla in segno di solidarietà. La sua decisione fu largamente influenzata da Eugenie Le Brun.

Anche nota come Madame Rushdi, Le Brun fu un’intellettuale francese convertita all’Islam dopo aver sposato Husayn Rushdi Pasha che dal 1914 al 1917 fu Primo Ministro. Madame Rushdi affermò che dopo un attenta lettura del Corano e contrariamente a ciò che si crede dell’Islam, questo può invece essere considerato una forza propulsiva per la salvaguardia dei diritti delle donne. Passò la sua vita ad insistere sulla distinzione tra Islam come religione e le distorsioni che il corrotto establishment religioso introdusse negli anni.

La critica agli immaginari collettivi occidentali 

Huda era convinta che molte delle convinzioni presenti nell’immaginario collettivo occidentale fossero frutto di pregiudizi e letture superficiali dell’Islam e della cultura araba. Era critica anche dell’impressione che le donne e gli uomini occidentali avevano nei confronti delle donne arabe e si batteva con forza contro chi dichiarava che tutte le donne arabe sono oppresse mentre quelle occidentali sono libere. Le donne occidentali avevano — e continuano ad avere — molto bisogno delle femministe arabe.

L’amicizia con Huda fu sempre molto forte e le due riuscirono a coltivarla negli anni. L’unione di queste due donne ha mostrato quanto la forza femminile riesca a scardinare vecchi equilibri, a spezzare intricate dinamiche, a stravolgere la realtà e ad apportare cambiamenti. Nel 1924 Huda si dimise da Partito Wafd che ignorò le richieste che l’attivista aveva sottoposto al partito pochi mesi prima all’apertura del nuovo parlamento. Continuò comunque a dirigere l’Unione delle Femministe Egiziane fino alla sua morte. Nonostante la sua figura sia oggi poco conosciuta, Huda ha reso fertile il terreno per le attiviste successive. Ha reso fertile il terreno della rivoluzione.

Oggi in piena pandemia da coronavirus è importante per tutti, uomini e donne, ricordarsi delle battaglie in nome della libertà e dell’uguaglianza. Le donne come Huda e Le Brun ci insegnano che uniti si resiste, che uniti si sopravvive e si può cambiare. 

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