SMART SANCTIONS CONTRO LA RUSSIA: IL CASO NAVALNY

Si sente spesso parlare di sanzioni contro Russia, Iran e Cina. Ma sempre più spesso ci si trova di fronte a sanzioni mirate nei confronti di determinate organizzazioni o persone: le cosiddette smart sanctions.

Se nel XX secolo le sanzioni internazionali imponevano prevalentemente divieti commerciali nei confronti di determinati Paesi, nel XXI secolo la tendenza è quella di comminare sanzioni “mirate”, contro individui e organizzazioni target: terroristi, funzionari governativi, uomini d’affari, ministeri, settori dell’economia, associati a determinati regimi politici.

Si è posto il problema, pertanto, se sia corretto parlare ancora di sanzioni contro gli Stati. Parte della dottrina e alcuni governi sostengono la separazione dei target rispetto allo Stato di appartenenza per legittimare determinate decisioni politiche. Infatti, da un punto di vista formale, le sanzioni moderne limitano i diritti di persone fisiche e giuridiche, non dello Stato nella sua totalità. Inoltre, anche i cittadini dei Paesi che prevedono la sanzione vedono ridotti i loro diritti essendo istruiti, ad esempio, a non concludere transazioni economiche con persone coinvolte negli elenchi sanzionatori.

Il più grande promotore di smart sanctions sono gli U.S.A. sulla base della considerazione per cui è il regime politico, e non lo Stato nel suo insieme, ad essere responsabile. In questo modo, gli americani separano il governo dalla società. Nelle dichiarazioni di politica estera statunitense si trovano spesso passaggi in cui gli Stati Uniti si oppongono al Partito Comunista Cinese, ma sostengono il popolo cinese; vogliono annientare il regime teocratico iraniano, ma desiderano la liberazione della società iraniana; si oppongono al regime autoritario di Putin, ma si battono per l’amicizia con il popolo russo. La separazione del regime, degli individui e delle organizzazioni dallo Stato diviene quindi fonte di una affermazione di legittimazione delle sanzioni.

In realtà sembra che le “sanzioni puntuali” o “intelligenti” possano essere considerate dirette contro lo Stato, in quanto il danno derivante dalle sanzioni imposte a settori dell’economia, organizzazioni, imprese e persino singoli cittadini solitamente non è limitato al target, ma ha un effetto più ampio. Le sanzioni statunitensi contro il settore petrolifero o finanziario iraniano possono essere nominalmente “intelligenti” ma le conseguenze colpiscono ampi strati della popolazione. Ad esempio, le sanzioni contro le banche hanno reso difficile per l’Iran ottenere forniture di apparecchiature mediche, con evidenti ripercussioni sulla qualità della vita della popolazione.

Il 22 febbraio scorso, i ministri degli esteri dell’UE hanno concordato di procedere con smart sanctions nei confronti di alti funzionari russi vicini al presidente Vladimir Putin, come risposta all’incarcerazione del critico del Cremlino Alexei Navalny, ora trasferito in una colonia penale.

I nomi individuati non soddisfano le richieste avanzate dagli alleati di Navalny, che hanno stilato un elenco di 35 persone, inclusi membri dell’imprenditoria russa – i cosiddetti oligarchi -, che vorrebbero vedere colpiti. Ma i governi dell’UE ritengono che, in punto di diritto, le sanzioni nei confronti di alti funzionari statali possano giustificarsi maggiormente, essendo più difficile dimostrare il coinvolgimento dei dirigenti aziendali in asserite violazioni dei diritti umani.

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