LA REVISIONE DELLA POLITICA COMMERCIALE EUROPEA PER UNA RIPRESA RAPIDA E SOSTENIBILE

La scorsa settimana i ministri Ue responsabili per il commercio si sono riuniti in videoconferenza per un primo scambio di opinioni sulla strategia relativa alla revisione della politica commerciale presentata dalla Commissione europea il 18 febbraio. La Presidenza portoghese intende adottare le conclusioni del Consiglio in materia entro la fine del semestre.

Correva l’anno 2015 quando la Commissione europea adottava “Commercio per tutti”, la strategia di politica commerciale che allora mirava a stimolare l’occupazione, la crescita e gli investimenti dopo un periodo di severa recessione economica. A distanza di qualche anno, e in un contesto totalmente mutato, l’Unione europea ha sentito ancora il bisogno di ripensare le priorità strategiche in ambito commerciale. Rispetto al 2015, gli scambi globali hanno subito una contrazione, le tensioni commerciali tra paesi sono aumentate (basti pensare alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina) e il ricorso al protezionismo a “tutela” delle industrie nazionali è sempre più frequente.

Ad inasprire il quadro si sono aggiunti, nell’ultimo anno, la Brexit e la pandemia, i cui effetti negativi sul commercio internazionale sono già stati ampiamente registrati. In questo panorama, poi, è facile comprendere i motivi per cui l’Organizzazione mondiale del commercio sia scivolata in una crisi profonda, culminata con la paralisi del suo Appellate Body. L’organizzazione internazionale con base a Ginevra, ora guidata dalla nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala, dovrà necessariamente essere investita da un processo di riforma finalizzato a riscrivere le regole del commercio mondiale in uno spirito di maggior equità e trasparenza. È, dunque, in questo scenario che l’Unione europea ha deciso di lanciare una revisione della politica commerciale, la quale si impernierà su tre concetti fondamentali: apertura, sostenibilità e assertività.

La procedura di revisione della politica commerciale

La politica commerciale è una materia di competenza esclusiva dell’Unione, come disposto dall’articolo 207 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Ciò significa che gli Stati membri delegano all’Unione il potere di gestire per loro conto le questioni commerciali, agendo come entità unica. In questo ambito, la Commissione europea gioca un ruolo fondamentale, dal momento che è responsabile di elaborare la strategia commerciale dell’Unione europea. L’attuale revisione della strategia commerciale europea è stata avviata con un discorso dell’ex commissario al commercio Phil Hogan il 16 giugno 2020.

Lo stesso giorno, la Commissione ha pubblicato una tabella di marcia sull’iniziativa e ha aperto un processo di consultazione pubblica finalizzato a coinvolgere gli stakeholders, gli Stati membri, il Parlamento europeo e i rappresentanti della società civile. Il 1° dicembre, poi, la Commissione ha presentato una sintesi degli oltre quattrocento contributi pervenuti entro il 15 novembre 2020. Con le risposte di ventiquattro Stati membri, il 65% dei contributi sono stati ricevuti da imprese e associazioni di settore. Quasi tutte le parti coinvolte nel processo di consultazione hanno sottolineato la necessità che l’Unione si impegni a promuovere un sistema commerciale aperto, equo e sostenibile.

Al tempo stesso, dalla consultazione è emerso un ampio sostegno al ripristino del commercio basato sulle regole e alla riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. Anche il Parlamento europeo ha avuto modo di esprimere un parere favorevole sulla revisione della politica commerciale, adottando una risoluzione il 26 novembre 2020. Così, con il placet di tutte le parti coinvolte, la Commissione ha pubblicato lo scorso 18 febbraio la comunicazione relativa alla “Revisione della politica commerciale – Una politica commerciale aperta, sostenibile e assertiva”. 

La strategia commerciale dell’Unione per i prossimi anni

Per comprendere quanto peso l’Unione esercita sul commercio mondiale è sufficiente porre l’attenzione su un dato: nel 2019, l’Ue ha esportato beni e servizi per oltre 3,1 trilioni di euro e ha importato un valore pari a 2,8 trilioni di euro. Questi scambi hanno reso l’Unione nel suo insieme il primo attore commerciale al mondo. Tuttavia, vista la crescente incertezza che ora governa gli scambi commerciali globali per i motivi sopra elencati, la Trade Policy europea dovrà indubbiamente cambiare rotta. L’Unione ha deciso di porre al centro della nuova strategia commerciale il concetto di “autonomia strategica aperta”. Ispirandosi a tale concetto, l’Unione intende enfatizzare le opportunità derivanti dall’apertura commerciale, pur senza rinunciare a difendere con maggior assertività i propri interessi strategici e i propri valori.

Secondo la Commissione, il concetto di “autonomia strategica aperta” ingloba al suo interno tre pilastri: resilienza e competitività, sostenibilità ed equità, assertività e cooperazione regolamentata. Queste, dunque, sono le parole chiave che l’Unione dovrà tenere a mente per il raggiungimento di tre obiettivi commerciali nel medio periodo. Innanzitutto, l’Unione dovrà impegnarsi a “supportare la ripresa e la trasformazione fondamentale dell’economia dell’Ue in linea con i suoi obiettivi verdi e digitali”. La nuova strategia commerciale, dunque, si legherà indissolubilmente alla strategia digitale europea e al Green Deal. In secondo luogo, l’Unione sarà chiamata a “definire norme globali per una globalizzazione più sostenibile e più equa”, soprattutto in un’ottica multilaterale. Infine, l’Unione dovrà “aumentare la capacità di perseguire i propri interessi e far valere i propri diritti, anche autonomamente, ove necessario”, soprattutto contro pratiche di commercio scorrette e contro la concorrenza sleale. 

Le sei aree di intervento della nuova politica commerciale 

Per soddisfare i tre obiettivi, la Commissione ha delineato sei precise aree di intervento su cui l’Unione dovrebbe concentrare gli sforzi. In primo luogo, l’Unione promuoverà una riforma strutturale dell’OMC, finalizzata soprattutto ad ammodernarne le regole di funzionamento e a rafforzare il contributo di tale organizzazione allo sviluppo di un sistema commerciale più sostenibile. In secondo luogo, l’Unione darà pieno sostegno alla transizione verde e cercherà di favorire la creazione di catene del valore responsabili e sostenibili. In terzo luogo, l’Unione darà priorità all’agenda digitale, incentivando la conclusione di un ambizioso accordo sul commercio digitale in sede OMC. Poi, l’Unione cercherà di rafforzare la sua influenza normativa, adottando un ruolo “proattivo” nell’implementazione di nuovi standard internazionali. La quinta area di intervento vedrà l’Unione impegnata nell’approfondire gli accordi di partenariato con i paesi del vicinato, i paesi dell’allargamento e l’Africa. In ultimo luogo, l’Ue si impegnerà a rafforzare l’attenzione sull’attuazione degli accordi commerciali, assicurando parità di condizioni per le imprese europee che operano nel settore import-export. 

Le prossime tappe

Spetterà al Consiglio dell’Unione europea fare la prossima mossa. Lo scorso 2 marzo, il commissario europeo per il commercio Valdis Dombrovskis ha presentato la comunicazione della Commissione ai ministri del Consiglio Affari esteri, il quale si occupa, tra le altre cose, di gestire la politica commerciale. L’incontro informale, presieduto dal ministro degli esteri portoghese Augusto Santos Silva, si è concluso con l’appoggio dei ministri al piano della Commissione. In particolare, questi hanno posto l’accento sull’importanza del riesame della politica commerciale nel contesto della ripresa economica e degli insegnamenti offerti dalla pandemia.

Il presidente della riunione, infatti, ha dichiarato: “una nuova politica commerciale dell’Ue svolgerà un ruolo chiave nella trasformazione verde e digitale delle nostre economie, in particolare promuovendo la sostenibilità e contribuendo così a una ripresa più rapida e coerente, con attenzione specifica alle PMI. Contiamo sull’impegno di tutti gli Stati membri a realizzare un approccio equilibrato che garantisca il contributo fondamentale del commercio alla crescita, all’occupazione e alla competitività”. La presidenza portoghese si impegnerà, quindi, ad adottare le conclusione del Consiglio europeo entro la fine di giugno. 

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