L’INCONTRO STORICO TRA I DUE LEADER RELIGIOSI

Il 6 marzo l’ayatollah Ali Al-Sistani, la figura religiosa più importante per gli sciiti iracheni, ha ricevuto Papa Francesco a Najaf, luogo simbolo delle proteste scoppiate a ottobre 2019.

Il 6 marzo l’ayatollah Ali Al-Sistani, la figura religiosa più importante per gli sciiti iracheni, ha ricevuto Papa Francesco a Najaf, nel suo secondo giorno di visita in Iraq. L’incontro è durato quarantacinque minuti e nessun’altro al di fuori delle due leader religiosi vi ha partecipato. Al suo termine Al-Sistani ha dichiarato ‘’I cristiani iracheni devono vivere in pace” e Papa Francesco “l’importanza della collaborazione e dell’amicizia tra le comunità religiose è per il bene dell’Iraq, della regione e del mondo intero”. Il luogo dove i due si sono incontrati è stato uno degli epicentri delle proteste scoppiate in Iraq lo scorso anno, nonché luogo dove si sono registrati più morti e feriti.

L’Ayatollah iracheno è stato incluso in tutte le edizioni di “The Muslim 500: The World’s Most Influential Muslims” e sia nel 2005 sia nel 2014 è stato anche nominato per il Premio Nobel per i suoi sforzi per stabilire la pace. Al-Sistani si è sempre posto come una figura religiosa moderata, lontana dai giochi di potere che negli ultimi anni hanno convolto la Repubblica Islamica e le milizie sciite nella terra dei due fiumi.

Quando a ottobre 2019 una nuova ondata di proteste ha interessato la terra dei due fiumi, egli ha ribadito il diritto legittimo della popolazione irachena di manifestare e ha denunciato l’uso della violenza da parte del governo centrale e dei suoi mandatari per sedare le sommosse. Qualche anno prima, quando nel 2013 lo Stato Islamico (Daesh) aveva conquistato la città di Mosul, diventata un anno dopo la capitale del sedicente Stato Islamico, l’Ayatollah ha emanato l’editto religioso (fatwa) ‘’al-Jihad al-Kifai’’ (in italiano ‘’L’obbligo collettivo’’) in cui esortava i cittadini maschi ad arruolarsi affianco delle forze di sicurezza irachene per contrastare la minaccia terroristica. Tale mossa è risultata vincente.

D’altra parte, l’età di Al-Sistani avanza, il che pone una di serie interrogativi sul futuro dell’Iraq considerando il ruolo di super partes che egli ha sempre ricoperto ponendosi come mediatore tra il governo centrale e le forze di opposizione e mantenendo le distanze dalle cariche religiose sciite iraniane, tutto ciò senza mai immischiarsi direttamente negli affari politici. Una figura più unica che rara in un contesto come l’Iraq in cui la storia ci ha abituato a ben altro.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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