USA-TURCHIA: COSA CAMBIA CON BIDEN?

Se le relazioni USA-Turchia erano già tese durante la presidenza Trump, la pressione di Biden su Ankara solleva importanti questioni sul rapporto con un alleato NATO di lunga data.

Joe Biden ha trascorso il primo mese della sua presidenza facendo chiamate di routine ai leader mondiali, tuttavia al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, la chiamata non è mai arrivata. Le interviste con oltre una dozzina di funzionari, legislatori e altri esperti chiariscono che il silenzio radio del presidente degli Stati Uniti è chiaramente indice di un approccio americano più duro verso la Turchia.

In qualità di vicepresidente degli Stati Uniti, Biden ha guidato il rapporto americano con la Turchia durante uno dei periodi più difficili: il tentato colpo di stato contro Erdogan nel 2016. Il leader turco ha a lungo accusato gli Stati Uniti di aver avuto un qualche tipo di ruolo in tale evento. Tuttavia, l’approccio con cui Biden si muoverà nel pericoloso campo minato diplomatico delle relazioni USA-Turchia, sarà una grande prova il suo programma di politica estera. Riuscirà Biden a riparare i legami con un alleato di lunga data della NATO e temperando le inclinazioni sempre più autoritarie di Erdogan? 

L’approccio aggressivo della Turchia alla politica estera crea una potenziale crisi in attesa dell’amministrazione Biden. Erdogan non si trova affatto in una situazione favorevole: tenuto sotto scacco dal presidente russo Vladimir Putin, dopo l’acquisto dai russi del sistema di difesa aerea S-400 da 2,5 miliardi di dollari, ed in contrasto con la politica estera degli Stati Uniti nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Nord Africa

Finora, l’amministrazione Biden sembra essere alla ricerca di un approccio equilibrato, ma non appare disposta a lasciare che il comportamento problematico della Turchia rimanga incontrollato. La Turchia ha offerto un ramoscello d’ulivo, quando il ministro della Difesa Hulusi Akar ha proposto un piano che consentirebbe alla Turchia di conservare gli S-400 al largo: la prima apparente dimostrazione di buona fede da parte di Ankara.

In una certa misura questo riflette la crescente vulnerabilità politica di Erdogan, esacerbata dalle sanzioni statunitensi. L’economia turca, che l’anno scorso ha superato la flessione COVID-19 grazie a una serie di generosi prestiti statali, di conseguenza soffre di un’alta inflazione, una valuta in caduta libera e una crescita stagnante dei posti di lavoro. 

Il piano dell’amministrazione Biden è di mantenere la pressione sulla Turchia, pur preservando una decennale alleanza militare. 

Nell’ambito della difesa, i legami tra gli Stati Uniti e la Turchia sono profondi: Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti possiede armi nucleari nella base aerea di Incirlik, a meno di 40 miglia dal Mar Mediterraneo, e un sistema radar di allarme rapido della NATO è installato in Turchia per difendersi da attacchi di missili balistici più a est. Rimane un attore importante nella regione del Mar Nero, dove le tensioni tra Occidente e Russia sono alte da quando Mosca ha annesso illegalmente la penisola di Crimea nel 2014. 

Ma le relazioni istituzionali che una volta hanno aiutato i due paesi a superare le tempeste del passato si stanno sfilacciando. “Tradizionalmente, le istituzioni hanno giocato un ruolo enorme nei legami tra Turchia e Stati Uniti”, ha detto Gonul Tol, direttore degli studi turchi al Middle East Institute di Washington. Tol ha notato che il Ministero degli Affari Esteri turco e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in passato hanno lavorato a stretto contatto anche quando i loro leader si scontravano.

Quell’abitudine si è arrestata durante la presidenza Trump, quando il Dipartimento di Stato a volte si è trovato messo in disparte da un presidente che diffidava dei diplomatici di carriera e scavalcava i suoi consiglieri per creare un rapporto personale con Erdogan.

Le frustrazioni hanno cominciato a ribollire alla fine dell’amministrazione Trump, quando l’allora segretario di Stato Mike Pompeo ha cominciato a perdere la pazienza con Ankara, hanno dichiarato alcuni ex funzionari di Trump, nonostante il rapporto personale di Trump ed Erdogan. 

Nonostante tutto, però, la maggior parte degli esperti sostiene che il rapporto tra USA e Turchia non sia ancora sull’orlo del precipizio. Per l’Occidente, è ancora, come lo fu quasi 70 anni fa quando la Turchia entrò nella NATO, una questione geopolitica: la Turchia è troppo importante dal punto di vista geografico e troppo critica per la posizione delle forze statunitensi in Medio Oriente

Per Ankara, è una questione di sicurezza e di economiaL’economia della Turchia ha bisogno di legami con i mercati e gli investimenti occidentali, e nonostante la fiammata delle tensioni, Erdogan non è pronto ad abbandonare i suoi profondi legami con l’Occidente per i rivali autocratici di Mosca o Pechino[1]

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