LE PROSPETTIVE DELLA MARINA DI SINGAPORE

Le caratteristiche peculiari di Singapore plasmano attivamente le caratteristiche della propria forza Navale, che si trova ora a giocare una partita delicata in un’area del mondo sempre più calda.

La città-Stato di Singapore, nonostante le sue dimensioni ridotte, ha un ruolo fondamentale nell’economia e nella politica internazionale del Sud-est asiatico. La motivazione principale dell’importanza rivestita da Singapore sta nella sua posizione geografica: il territorio del piccolo Stato si trova su un una serie di isole ai limiti meridionali della Penisola di Malacca e si affaccia quindi sull’omonimo stretto.

La posizione geografica ha fatto della città un importante centro di scambio commerciale sin dalla fondazione della colonia britannica, avvenuta nell’Ottocento. I britannici costruirono qui una grande base navale che però cadde in mano al Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, tramite un’invasione da terra. Successivamente all’ottenimento dell’indipendenza, il volume sempre crescente di merci scambiate nel porto e il rispettivo sviluppo finanziario della città hanno fatto dell’economia di Singapore una delle più vivaci del Sud-est asiatico. 

Oggi Singapore è uno dei porti più trafficati al mondo, essendo lo Stretto di Malacca un choke point fondamentale lungo le rotte commerciali globali. Il Paese è diventato anche una sorta di ponte tra l’Occidente e la Cina, a causa anche della presenza etnica cinese nel Paese, che supera il 70% dei cittadini. La sua storia e la sua posizione geografica proiettano la Singapore del XXI secolo in una dimensione necessariamente marittima, anche per quanto riguarda le Forze Armate.

La Marina di Singapore è naturalmente una delle più piccole dei Paesi dell’area, vista anche la ovvia scarsità di personale disponibile, ma dispone di mezzi qualitativamente all’avanguardia rispetto alle Marine dei Paesi limitrofi. Negli ultimi decenni lo sviluppo dell’industria navale ha permesso al Paese di costruire localmente i propri vascelli, ad eccezione dei sottomarini. Questi ultimi, di produzione svedese, verranno gradualmente sostituiti da quattro sottomarini di produzione tedesca.

Nel gennaio 2021 la Marina di Singapore ha annunciato l’istituzione della Maritime Security and Response Flotilla, un comando ristrutturato che avrà funzioni simili a quelle di una Guardia Costiera. Il nuovo comando è stato pensato per migliorare le capacità di risposta della Marina rispetto ai rischi più frequenti nell’area, come la pirateria e la sicurezza marittima in generale. La pirateria è infatti un problema sempre più presente nel Sud-est asiatico e Singapore non può non dotarsi di contromisure adeguate. La pietra angolare del comando sarà rappresentata da quattro pattugliatori classe Sentinel, una versione riequipaggiata dei pattugliatori classe Fearless già in forza alla Marina singaporeana. Con i lavori di riadattamento sono state migliorate le capacità ISR (Intelligence, surveillance e reconnaissance) e difensive, ma secondo i piani annunciati le quattro unità verranno sostituite da unità apposite entro il 2026. Queste nuove unità dovrebbero avere un layout modulare e una necessità minore di personale, garantendo quindi una flessibilità maggiore.

Nel mese di febbraio sono stati inoltre iniziati i primi test per i nuovi USVUnmanned Surface Vessels. Le imbarcazioni sono dotate di un sistema di pilotaggio basato su un’intelligenza artificiale sviluppata localmente, in grado di muoversi agilmente nelle trafficate acque circostanti. Gli algoritmi di base sono stati creati analizzando il traffico giornaliero nell’area e includendo anche i regolamenti imposti dalla COLREG (Regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare). In caso di esito positivo dei test, gli USV saranno impiegati per lunghi pattugliamenti, garantendo una permanenza in missione più lunga e permettendo di distribuire il personale sulle unità maggiori, che potranno quindi anch’esse svolgere i propri compiti più efficacemente. Le unità hanno un dispiegamento di circa 30 tonnellate e, secondo alcune indiscrezioni, sono state sviluppate dai cantieri taiwanesi di Lung Teh Shipbuilding.

È chiaro quindi che Singapore stia preparando le proprie forze navali per affrontare le complesse sfide che porrà l’ambiente strategico circostante nei prossimi anni. La cronica scarsità di personale disponibile ha trainato lo sviluppo qualitativo degli assetti, culminando nei possibili USV che garantirebbero una capacità di azione e risposta considerevole. Inoltre, la complessità della situazione è acuita dal ruolo politico di Singapore sul piano internazionale, a metà strada tra la Cina e i suoi competitors: Il Paese intrattiene relazioni importanti sia con la Cina che con l’India, gli Stati Uniti, l’Australia e la Gran Bretagna, per fare alcuni esempi. Le forze armate del Paese sono anche spesso impegnate in esercitazioni con tutti questi attori, a dimostrazione dell’integrazione della città-Stato nel contesto politico regionale.

Pur trovandosi vicino al punto più caldo della regione, Singapore non ha alcuna rivendicazione sul Mar Cinese Meridionale, garantendosi quindi un potenziale ruolo di mediazione tra i Paesi dell’area. Nelle dichiarazioni ufficiali prevale un ragionevole richiamo costante al diritto internazionale e al rispetto della libertà di navigazione e di commercio, da cui dipende gran parte del benessere economico del piccolo Stato. Nonostante ciò, l’influenza economica, diplomatica, culturale e perfino etnica della Cina sulla piccola città-Stato rendono difficile immaginare una presa di posizione dura nei confronti di Pechino, anche qualora quest’ultima dovesse intraprendere ulteriori azioni al di fuori della gray zone in cui attualmente opera e scegliere una linea di condotta ancora più assertiva.

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