INDIA E PAKISTAN ANNUNCIANO UN IMPROVVISO CESSATE IL FUOCO LUNGO CONFINE CONTESO

L’inatteso evento tra India e Pakistan, i due storici vicini-nemici, pur rappresentando un ulteriore passo verso la distensione funge anche da importante chiave di lettura del mutamento degli scenari geopolitici regionali. 

In Asia Meridionale ha avuto luogo un importante sviluppo che fa ben sperare nell’ambito della sicurezza regionale. Mediante una dichiarazione congiunta rilasciata il 25 febbraio 2021 India e Pakistan si sono impegnati a un reciproco cessate il fuoco con effetto immediato sia lungo la Line of Control (linea di controllo – LoC), situata in Kashmir e corrispondente al punto più “caldo” del confine tra i due Paesi, che su altri settori contesi. La LoC rappresenta un confine tracciato a seguito di un altro cessate il fuoco, nello specifico quello che pose fine alla guerra indo-pakistana del 1971, ufficializzato poi durante gli accordi di Simla nel luglio dello stesso anno.

La Line of Control è perciò un confine di natura militare che non costituisce però un confine legalmente riconosciuto a livello internazionale, ma funge da confine de facto tra i distretti del Kashmir occupati dal Pakistan (Gilgit-Baltistan, e Azad Kashmir) e dall’India (Jammu e Kashmir). 
Sin dal 1947 il Kashmir rappresenta una delle sfide più importanti in materia di sicurezza in Asia Meridionale. Questa coinvolge tanto il popolo kashmiro, da allora alla ricerca della propria autodeterminazione, quanto i più importanti attori regionali (Cina, Pakistan e India) coinvolti rispettivamente in diversi conflitti per il possesso di questa regione di primaria importanza strategica per ognuno di essi.

In particolare India e Pakistan hanno combattuto ben due conflitti diretti su vasta scala per il controllo del Kashmir (rispettivamente nel 1947-48 e nel 1965) più una serie di scontri di portata minore accompagnati da una tensione costante su entrambi i lati del confine.
La dichiarazione Indo-Pakistana del 25 febbraio, secondo la quale “entrambe le parti hanno concordato la stretta osservanza di tutti gli accordi di confine e di cessate il fuoco lungo la Line of Control e tutti gli altri settori con effetto immediato dalla mezzanotte tra il 24 e il 25 febbraio 2021″, e la propensione degli alti comandi militari di entrambi i Paesi all’affrontare questioni di sicurezza fondamentali rappresentano un importante passo verso la distensione regionale.

Questa non è però la prima volta che India e Pakistan hanno concordato e ribadito un cessate il fuoco lungo la LoC. L’ultimo e più importante accordo di questo tipo ha avuto luogo nel 2003, tuttavia soprattutto a partire dal 2014 sono aumentati gli episodi di violazioni dello stesso, raggiungendo proporzioni allarmanti negli ultimi anni con una pericolosa escalation dal febbraio 2019. In quel frangente l’aumento delle tensioni fu il risultato di un attacco condotto il 14 febbraio 2019 a Pulwama, nel Kashmir indiano, da parte di un gruppo militante basato in Pakistan, il Jaish-e-Mohammed, che provocò la morte di 40 uomini appartenenti alle forze di polizia indiane. L’India promise una sua pronta risposta e incolpò immediatamente il Pakistan quale vero mandante dell’operazione, il quale però negò qualsiasi collegamento con quanto accaduto. 


Per questo motivo il 26 febbraio 2019, l’India effettuò un primo attacco aereo in territorio pakistano nei pressi di Balakot atto a neutralizzare un campo base del gruppo terrorista esecutore dell’attacco di Pulwama, al quale fece seguito il giorno seguente, il 27 febbraio, un attacco dell’aviazione pakistana in territorio indiano. Gli scontri di confine tra unità terrestri di entrambi gli schieramenti si moltiplicarono nei giorni successivi, e una guerra vera e propria fu sventata solo dall’iniziativa congiunta del primo ministro pakistano Imran Khan e del primo ministro indiano Narendra Modi per l’avvio di trattative di pace il 22 marzo 2019 che posero fine alle ostilità nell’ottica di una collaborazione indo-pakistana nella lotta al terrorismo.


A prima vista quindi, l’iniziativa congiunta del 25 febbraio 20201 è ascrivibile a un più ampio processo di distensione regionale. Tuttavia un’analisi più approfondita permette di rilevare che, sebbene questo appeasement giovi a entrambi i Paesi, l’India sia decisamente nella posizione di trarne i vantaggi maggiori. Non è quindi un caso che la dichiarazione reciproca del 25 febbraio 2021 abbia avuto luogo il giorno prima del secondo anniversario degli attacchi aerei indiani su presunti campi terroristici a Balakot.  Da parte indiana quindi, il motivo di questa intesa va ricercato però anche nella controversa decisione di New Delhi di abrogare nell’agosto 2019 lo speciale status di ampia autonomia della quale lo Stato del Jammu e Kashmir aveva goduto sin dal 1948 grazie a due concessioni espresse negli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana del 1950 che conferivano al Kashmir indiano ampia autonomia tranne nelle aree di difesa, comunicazione e politica estera, che rimanevano prerogativa del governo centrale, oltre a permettere ai soli kashmiri di ottenere lo status di “residenti” e quindi il diritto di possedere proprietà.

Nell’estate 2019 l’altamente autonomo Stato del Jammu e Kashmir venne riorganizzato politicamente, e al suo posto nacquero i due Union Territory del Jammu e Kashmir e del Ladakh sempre più integrati e dipendenti da New Delhi. Dopo tale mossa, la tensione a livello regionale è tornata a crescere. Se però dal punto di vista interno, l’ampio dispiegamento di forze di sicurezza in Kashmir ha aiutato New Delhi a tenere sotto controllo la situazione, in politica estera la decisione indiana ha avuto importanti ripercussioni nelle relazioni indo-pakistane con implicazioni dirette sulla politica di sicurezza regionale. La notizia del cessate il fuoco del 25 febbraio 2021 rappresenta quindi un importante passo verso la distensione e la volontà di India e Pakistan di giungere almeno a una tacita intesa sulla via da seguire nelle loro relazioni bilaterali, evitando un significativo aumento delle violenze e dell’instabilità nel Kashmir indiano. 

È interessante notare che la dichiarazione indo-pakistana di cessate il fuoco giunge a sole due settimane di distanza da un’altra importante intesa raggiunta tra Cina e India, che si sono impegnate in un reciproco disimpegno militare nel Ladakh orientale, dopo una situazione di stallo durata quasi 10 mesi seguita a una serie di pericolosi scontri di confine tra i due Paesi a partire da maggio 2020. Sebbene permangano tuttora attriti di confine sino-indiani che non permettono alla tensione di scomparire interamente, questa importante mossa rappresenta un passo importante verso la riduzione delle tensioni a livello regionale. Non dimentichiamo infatti che la disputa per la supremazia del Kashmir, contrariamente a quanto si crede, non coinvolge solo India e Pakistan, ma anche la Cina, attraverso le sue rivendicazioni su Aksai Chin e sulla valle del Shaksgam.

Inoltre, la collaborazione che lega la Cina al Pakistan fa sì che Pechino abbia notevoli interessi anche in altri distretti kashmiri, ad esempio attraverso importanti investimenti infrastrutturali cinesi operati nel Gilgit Baltistan, un’area amministrata dal Pakistan ma rivendicata dall’India.
Soprattutto a partire dalla tensione generata a seguito degli scontri di confine con la Cina di maggio 2020, l’India è stata vittima di una apprensione strategica sempre maggiore per il rischio dell’apertura di due fronti con Cina e Pakistan, peraltro stretti alleati militari.

Per questo motivo la ricerca di una distensione a tutti i costi da ottenere convincendo il Pakistan e ridurre le ostilità, o almeno impedire che crescano ulteriormente, rappresenta per l’India l’unico modo concreto per evitare che il rischio di minacce su due fronti si concretizzi. Questi sarebbero perciò i motivi più plausibili secondo i quali l’India potrebbe aver accettato un cessate il fuoco sulla Line of Control


Tuttavia, al di là delle speculazioni sul perché si sia raggiunta questa improvvisa intesa sul cessate il fuoco, caldamente appoggiata da parte indiana quale parte di una strategia chiara di New Delhi in cui la riduzione delle ostilità con il Pakistan sarebbe necessaria per potersi concentrare sul prevenire un qualsiasi tipo di minaccia proveniente dalla Cina, resta da vedere fino a che punto dinamiche extra regionali, soprattutto derivanti dalla nuova amministrazione Biden alla guida degli USA e alla sua nuova politica asiatica, possano aver influito nei calcoli indiani.

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