IL VIAGGIO DI PAPA FRANCESCO VERSO LA FRATELLANZA RELIGIOSA

Il viaggio del Papa in Iraq, dal 5 all’8 marzo è la prima uscita oltremare di Papa Francesco in 16 mesi, nei quali la pandemia ha costretto il Pontefice a rimandare i suoi programmi all’estero. Era stato il desiderio di Giovanni Paolo II per il Giubileo, era stato l’auspicio di Benedetto XVI, ora diventa realtà con Francesco. Il Vaticano ha pubblicato nelle scorse settimane l’itinerario della visita in Iraq. Il programma, ricco di eventi e incontri con personalità religiose e politiche di tutto il Paese, rivela due missioni: evidenziare la difficile situazione che vive popolazione cristiana in Iraq e promuovere il dialogo interreligioso.

Nel nostro tempo, il dialogo interreligioso è una componente importante dell’incontro tra i popoli e le culture“, ha detto Papa Francesco. “Quando viene visto non in termini di compromissione della nostra identità ma come occasione di comprensione e arricchimento reciproci, il dialogo può diventare un’opportunità per i leader religiosi e i seguaci di diverse confessioni, e può sostenere gli sforzi responsabili dei leader politici per promuovere il bene comune.

Due anni fa, il Papa aveva annunciato l’intenzione di visitare l’Iraq entro il 2020, ma il piano è stato interrotto quando il coronavirus ha iniziato a diffondersi.

Oggi il suo atterraggio all’aeroporto internazionale di Baghdad arriva in un momento particolare, tra un aumento di nuovi casi di coronavirus nel Paese, una crescente influenza di gruppi armati e un paio di attentati a Baghdad rivendicati dallo Stato islamico. Per il leader cattolico, il momento perfetto per dimostrare supporto al popolo iracheno e ad alcune delle più antiche comunità cristiane del mondo.

Le religioni dell’Iraq 

Soprattutto per ragioni politiche, il governo non ha mantenuto statistiche accurate sulla proporzione relativa delle popolazioni sunnite e sciite. Si può affermare che circa tre quinti della popolazione è sciita e circa due quinti è sunnita. Gli sciiti sono quasi esclusivamente arabi (con alcuni turkmeni e curdi), mentre i sunniti sono divisi principalmente tra arabi e curdi ma includono altri gruppi più piccoli, come azeri e turkmeni.

Dall’inizio dello stato iracheno nel 1920 fino alla caduta del governo di Saddam Hussein nel 2003, le élite al potere erano principalmente di minoranza araba sunnita. La maggior parte degli arabi sunniti segue la scuola di giurisprudenza Ḥanafīta e la maggior parte dei curdi la scuola Shāfiʿīta.

L’Iraq è stato tradizionalmente il centro fisico e spirituale dello sciismo nel mondo islamico e, come in Iran, gli sciitiiracheni seguono il rito duodecimano. Le due città sante più importanti dello sciismo, Najaf e Karbala, si trovano nel sud dell’Iraq, così come Kūfah, santificato come luogo dell’assassinio di ʿAlī – il quarto califfo – nel VII secolo. Sāmarrāʾ, più a nord, vicino a Baghdad, porta un grande significato culturale e religioso per la Shiʿah come luogo della vita e della scomparsa del dodicesimo imam, Muhammad al-Mahdī al-Ḥujjah. In epoca premoderna l’Iraq meridionale e orientale costituiva un luogo di incontro culturale e religioso tra il mondo arabo e persiano sciita, e gli studiosi religiosi si muovevano liberamente tra le due regioni. Anche fino a tempi relativamente recenti, si poteva trovare un gran numero di importanti studiosi iraniani che studiavano o insegnavano nelle grandi madrase (scuole religiose) a Najaf e Karbala. L’Ayatollah Ruhollah Khomeini, ad esempio, ha trascorso molti anni a Najaf mentre era in esilio. Sebbene gli sciiti costituissero la maggioranza della popolazione, sono rimasti politicamente ed economicamente emarginati fino alla caduta del regime di Saddam Hussein. 

I seguaci di altre religioni includono cristiani e anche gruppi più piccoli di yazīdīmandeiebrei e bahāʾī. La comunità ebraica quasi estinta fa risalire le sue origini all’esilio babilonese (586–516 aEV). In passato gli ebrei costituivano una piccola ma significativa minoranza ed erano in gran parte concentrati a Baghdad o nei dintorni, ma, con l’ascesa del sionismo, i sentimenti antiebraici si diffusero e con fondazione d’Israele quasi tutti emigrarono.

I cristiani in Iraq

Le comunità cristiane sono principalmente discendenti dell’antica popolazione che non fu convertita all’Islam nel VII secolo. Sono suddivisi tra varie sette, tra cui nestoriani (assiri), caldei – nati dallo scisma con i nestoriani nel XVI secolo e ora affiliati alla chiesa cattolica romana – e membri delle chiese siro-ortodosse e ortodosse orientali

Un censimento dell’Iraq del 1987 riportava il numero di cristiani nel Paese, ovvero 1,4 milioni. 

Caldei, siriaci e assiri portano con sé un’antica tradizione cristiana, parlando lingue derivate dalle lingue accadiche e aramaiche. L’aramaico è la lingua parlata da Gesù e la più antica lingua parlata ininterrottamente nel mondo. Le comunità caldee, siriache, assire e armene furono le prime a convertirsi al Cristianesimo, nel I secolo d.C. grazie alla predicazione degli stessi apostoli. 

Dall’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003, il numero di cristiani nel paese è precipitato da circa 1,5 milioni a meno di 400.000. Papa Francesco in precedenza aveva condannato una “indifferenza omicida” nei confronti dei cristiani in Medio Oriente.

L’incontro con i cristiani iracheni

Tra i vari appuntamenti, il programma prevede, come primo incontro pubblico del Papa, quello con i vescovi, il clero e le comunità religiose irachene nella cattedrale siro-cattolica “Nostra Signora della Salvezza”, a Baghdad. La chiesa rappresenta un luogo significativo per i cristiani iracheni perché, il 31 ottobre del 2010, durante la messa vennero massacrati da 5 terroristi islamici circa 50 fedeli.

La celebrazione della messa in rito caldeo nella Cattedrale Caldea di “San Giuseppe” a Baghdad da parte del Papa è un altro evento significativo: “È la prima volta che il Papa celebra in un rito orientale – afferma il patriarca caldeo di Baghdad, cardinale Louis Raphael I Sako – abbracciando così tutta la Chiesa. Il Pontefice non è solo il Papa dei fedeli di rito latino, ma di tutti i cattolici”.

Il viaggio di Francesco in Iraq lo porterà anche nella regione curda settentrionale, dove la popolazione cristiana è fuggita a causa delle persecuzioni dell’ISIS, a partire dal 2014.  Solo da Mosul, antichissima comunità caldea,fuggirono 500.000 persone, un quarto della popolazione circa. Nel giro di poche settimane naufraga nel Kurdistan iracheno, tra Erbil, Dohuk e Zakho, un milione di persone, che si aggiungono a una popolazione di cinque milioni circa e ai 500.000 profughi dalla Siria.

L’incontro con il leader sciita

Una tappa importante del viaggio del Papa sarà a Najaf, per la visita di cortesia al Grande Ayatollah Sayyd Ali Al- Husaymi al-Sistani, uno dei maggiori leader sciiti del mondo. 

Francesco ha già stretto stretti legami con l’eminente leader sunnita, lo shaykh Ahmed el-Tayeb, il grande imam di Al-Azhar, la sede della cultura sunnita al Cairo.

A un anno dalla firma dello storico Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, da parte di Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib, l’incontro con al-Sistani rappresenta un’ulteriore passo verso il dialogo religioso. Il Documento è un appello per porre fine alle guerre e condanna le piaghe del terrorismo e della violenza, specialmente quella rivestita di motivazioni religiose. “La fede – si legge nella prefazione – porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare”. 

Anche al-Sistani è stata una voce verso la fratellanza religiosa. Di fronte allo sfaldamento delle forze di sicurezza, all’incapacità della classe dirigente di superare le proprie rivalità e alle agende contrapposte dei principali alleati (regionali e internazionali), al-Sistani si era erto a punto di riferimento per l’intero Iraq, chiamando tutti i cittadini, a prescindere della loro appartenenza etnico-confessionale, a superare le divisioni interne e a imbracciare le armi a difesa della nazione. L’appello venne raccolto da decine di migliaia di volontari che, sotto le insegne dello Hashd al-Sha‘bi (Unità di Mobilitazione Popolare – PMU), giocarono un ruolo fondamentale nell’arrestare l’offensiva di IS e nella sua successiva sconfitta. 

La linea tenuta dal al-Sistani sul piano (geo)politico e religioso è sempre stata improntata a una strenua difesa della propria indipendenza e alla protezione degli interessi dell’Iraq, nonostante questo ha significato opporsi in più occasioni alle volontà di Teheran e Qom, a dispetto delle proprie origini. 

Dialogo interreligioso

Il viaggio del Papa all’insegna della fratellanza religiosa, lo porterà in un altro luogo simbolo del dialogo tra le fedi, la piana di Ur, dove terrà un incontro interreligioso.

Antichissima città della bassa Mesopotamia, situata 15 km a ovest dell’attuale corso dell’Eufrate, nel luogo ora detto dagli Arabi Tell el-Muqayyar, “il tumulo della pece“, a metà ottocento Ur venne subito identificata, grazie ad alcune iscrizioni rinvenute, con “Ur dei Caldei“, considerata la patria di Abramo, un modello di incondizionata sottomissione al volere di Dio le tre religioni del Libro (Ebraismo, Cristianesimo, Islam). Ed è proprio negli aspetti comuni che bisogna fondare il confronto intercomunitario. 

Il dialogo interreligioso è oggi una delle sfide più radicali del nostro tempo, una sfida inevitabile, fondamentale e urgente, non solo sul piano culturale e spirituale, ma anche sociale, politico e delle relazioni internazionali. Esso gioca un ruolo sempre più rilevante e talora decisivo nei processi d’integrazione culturale, d’inclusione sociale e di pacificazione. Contro ogni forma d’isolamento, di discriminazione, d’ignoranza, d’indifferenza, di disprezzo, di radicalismo e feroce fondamentalismo, frutti avvelenati di una decadenza culturale e spirituale del genere umano, l’unica vera arma a nostra disposizione è quella della cultura e dell’educazione, della conoscenza reciproca e della responsabilità.

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