DIPLOMAZIA DEL VACCINO: LA CINA NEL MONDO ARABO

Grazie alla pandemia, la Cina sta estendendo la sua influenza nel Medio Oriente, rischiando di sostituire la tradizionale presenza statunitense.

La presenza cinese in Medio Oriente è sempre più preponderante. I Paesi arabi a stento gestiscono la situazione di emergenza, derivante dalla pandemia di Covid-19, di cui ha “approfittato” la Cina per ampliare il suo soft power, dapprima con quella che è ormai nota come “la diplomazia delle mascherine” e ora con “la diplomazia del vaccino”. L’obiettivo di Beijing è quello di produrre e distribuire il vaccino nei paesi del sud del mondo, al momento trascurati dai paesi occidentali, questi ultimi impegnati nella campagna vaccinale a livello domestico. 

La cooperazione nel settore sanitario, infatti, costituisce uno dei punti fondamentali della Belt and Road Intiative e dallo scoppio del Covid-19, ha esportato milioni di mascherine e altro materiale sanitario necessario, inaugurando la “nuova via della seta sanitaria”.

Ora è il tempo del vaccino. Emirati Arabi Uniti e Bahrain sono stati i primi paesi al mondo ad approvare il vaccino Sinopharm, di produzione cinese, ancor prima dello stesso governo cinese e, successivamente, anche Egitto e Marocco. 
Gli Emirati Arabi Uniti mirano a diventare un hub regionale nella distribuzione del vaccino Sinopharm, aspetto da non sottovalutare dal momento che i paesi del Golfo sono da sempre di particolare importanza strategica per Washington. 

Qualche giorno fa, l’Iran, uno dei paesi più colpiti dalla pandemia, ha ricevuto 250 mila dosi di vaccino dal governo cinese, proprio nel giorno in cui la Repubblica Islamica ha oltrepassato le 60 mila morti per Covid-19. Il Leader supremo, l’ayatollah Khamenei, ha vietato l’importazione di vaccini di produzione statunitense o britannica, in quanto “completamente inaffidabili”. I vaccini saranno forniti solo da paesi alleati, come Cina, Russia e India, confermando, ancora una volta, di quanto si stia politicizzando la pandemia. 

La Cina , anche grazie alla Belt and Road Initiative, a cui hanno preso parte 17 paesi dell’area mediorientale, sta espandendo la sua influenza economica nel mondo arabo. 

In quanto la Cina è il secondo consumatore al mondo di petrolio, i maggiori investimenti cinesi riguardano il settore energetico, campo in cui la regione del Golfo gioca un ruolo di primo piano, fornendo alla Cina il 43% delle importazioni di petrolio. 
In Libano, il 40% delle importazioni è di provenienza cinese; per l’Iraq, la Cina è diventata il maggior partner commerciale e anche le relazioni tra Cina ed Egitto sono in forte crescita.
In base ad un sondaggio di Arab Barometer, la Cina è la potenza globale più popolare nell’area MENA e, come partner commerciale, è preferita agli Stati Uniti o alla Russia.

Rimane incerto se, nel lungo periodo, la crescente influenza cinese, rafforzata dalla pandemia, riuscirà a sostituire i tradizionali alleati occidentali e, in particolare, l’egemonia statunitense. È pur vero che l’emergenza sanitaria, prima o poi, finirà e gli Stati Uniti torneranno ad imporre la loro potenza in un’area del mondo strategica.

Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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