TURCHIA ED IRAN: NESSUN NUOVO SORRISO ALL’ORIZZONTE

L’amicizia di circostanza fra Ankara e Teheran, favorita da Mosca, sta subendo numerosi colpi ed è destinata a deteriorarsi sempre di più. Terreno di scontro: l’Iraq. 

In geopolitica, una delle massime maggiormente rappresentativa delle alleanze e delle politiche internazionali è il nemico del mio nemico è mio amico. Ma, si intende, un’amicizia ‘sì fondata non ha alcun pilastro stabile su cui poggiare, soprattutto se pensiamo che le relazioni, positive o negative che siano, sono sempre il risultato di sostrati storici ben sedimentati

L’avvicinamento di circostanza fra Turchia ed Iran è da inquadrarsi in tale dinamica, in cui i nemici comuni non sono l’ISIS o il PKK, ma l’asse Abu Dhabi-Riad-Cairo e Washington

Ma in una lotta sempre più serrata per l’egemonia regionale, dove entrambe stanno perdendo terreno – Ankara dopo l’escalation semi-fallita nell’Egeo e nel Mediterraneo orientalel’elezione di Biden la marginalità politica nella regione del Caspio, e Teheran a causa di un rallentamento nei dialoghi con gli Statesnonostante Biden –, il legame di amicizia è destinato a deteriorarsi, come effettivamente sta avvenendo.

Il terreno sul quale, ancora una volta, sta consumandosi la rivalità è l’Iraq.

È da tempo che l’Iran guarda con sospetto la presenza e gli interventi militari della Turchia nel territorio iracheno, volti, formalmente, al contenimento del gruppo terroristico del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), le cui attività si concentrano prevalentemente nel Kurdistan iracheno, al nord dell’intero territorio dell’Iraq. 

Già l’anno scorso, l’attacco di un drone turco sull’area di Sidekhan, nella provincia di Sulaymaniyah, in cui due ufficiali iracheni persero la vita, aveva causato un irrigidimento delle relazioni con Teheran, data la prossimità del confine. La presenza di Ankara è diventata sempre più ingombrante per gli interessi di Teheran, anch’essa fortemente presente nel Kurdistan iracheno, attraverso il gruppo paramilitare Forze di Mobilitazione Popolare (PMU/PMF), appoggiato militarmente dall’Iran. Tale gruppo ha infatti dispiegamenti militari e brigate dal Sinjar lungo tutto il confine con la Siria del nord-est. 

Recentemente, un altro attacco militare turco ha definitivamente fatto scattare le molle diplomatiche di Teheran: in un’operazione militare turca, condotta il 19 febbraio, sulle alture di Gara, nel nord Iraq, hanno perso la vita non solo miliziani del PKKma anche i 13 ostaggi turchi che Ankara aveva promesso di liberare. Ovviamente, all’attacco sono seguiti i rimpalli di responsabilità circa la portata e la riuscita della missione. 

In seguito all’attacco, l’Ambasciatore iraniano a Baghdad non ha lesinato parole dure di opposizione all’atteggiamento turco, specificando che in nessun modo Teheran tollera l’intervento e la presenza militare di altri Paesi sul suolo sovrano dell’Iraq. La risposta, secca, della Turchia è arrivata per bocca del Ministro degli Esteri, Çavaşoğlu, il quale ha richiamato l’Iran a collaborare contro il terrorismo (del PKK, che, dopo l’uccisione di Suleimani, sembra invece collaborare benecon le PMU/PMFe non a porsi come ostacolo, ed anche tramite l’Ambasciatore turco in Iraq.

A tali attacchi ed accuse, vanno anche aggiunti gli arresti di alcune spie ed ufficiali iraniani, tra cui l’ultimoarresto dell’ufficiale diplomatico iraniano Mohammad Reza Naserzadeh, accusato di omicidio ad Istanbul, e la crescente ostilità di Ankara nei confronti dell’ingombrante ombra di Teheran sulla regione.

La tensione va sempre più crescendo. La Turchia continua a minacciare un prossimo attacco proprio sulle alture di Sinjar, dove si concentra la presenza delle PMU/PMF, ma dove anche il PKK dispone di avamposti per raggiungere con maggiore facilità la Siria. È probabile che l’attacco seguirà la visita di Papa Francesco in Iraq, prevista dal 5 all’8 marzo – la quale, ci teniamo a specificare, insieme alla pressione diplomatica di Europa e Russia, potrebbe modificare le intenzioni degli attori.  

È altamente improbabile che si passi dalle parole ad un vero conflitto fra le parti. Fatto certo è che questa tensione continuerà a crescere e che l’Iraq diventerà sempre più terreno di scontro regionale ed internazionale. Allo stesso tempo, potrebbe irrobustirsi la cooperazione militare fra Turchia e Stati Uniti, in funzione anti-Iran; mentre sarà difficile per l’Iraq riuscire a destreggiarsi nell’intricato quadro regionale, ma è molto probabile si getti ancora più convintamente nelle braccia dell’asse Abu Dhabi-Riad-Cairo.

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY