STRATEGIA USA: LAVORARE CON GLI ALLEATI PER RAFFORZARE LA PRESENZA NELL’ARTICO

La strategia americana nell’Artico prosegue: i bombardieri si appoggiano in Norvegia, per fronteggiare l’avanzata militare di Cina e Russia.

L’importanza di lavorare con gli alleati atlantici nell’Artico, per rendere effettiva e concreta la presenza statunitense è emersa in una recente dichiarazione del Comandante dell’Eucom (Comando europeo degli Stati Uniti) Tod D. Wolters. Il discorso, tenutosi durante un convegno inerente le possibilità di conflitti aerei e spaziali, organizzato dalle forze aeree americane, ha posto l’accento su quelli che sono gli obiettivi statunitensi. Prosegue quindi, il lavoro di rafforzare l’impegno ed il dialogo con gli alleati e i partner regionali, allo scopo di creare deterrenza. L’obiettivo è sempre lo stesso: scoraggiare qualsiasi azione ostile, proveniente dalla Russia o dalla Cina. Washington sta muovendo le proprie risorse aeree. Attualmente ci sono infatti, alcune unità dell’aeronautica americana in Norvegia, la quale ha fornito appoggio per i velivoli, in funzione di accordi presi già lo scorso anno.

Nell’Artico, il discorso sembra avviarsi lentamente verso un gioco a tre con gli Stati Uniti ad imporsi nei confronti delle attività dilaganti sino-russe. Da Washington tuttavia,  non traspare l’intenzione di opporsi in maniera autonoma ai due giganti artici. Le incursioni statunitensi, la richiesta di appoggio alla Norvegia ed il tour diplomatico di Pompeo dello scorso anno nell’Artico, confermano la tendenza unilaterale che ha caratterizzato la politica estera statunitense negli ultimi anni. Dal punto di vista statunitense, stabilità, equilibrio e pace, saranno garantiti solo da una promozione efficace della cooperazione tra gli alleati, i quali, dovrebbero confrontarsi anche sulla possibilità di darsi delle regole. Sappiamo però che in verità, la strategia americana per l’Artico, si focalizza perlopiù su questioni inerenti la difesa dei confini e la sicurezza interna. Sulla prospettiva di un ritorno al multilateralismo, ci sono molti punti interrogativi, ed in linea di massima, gli americani, si allineano alla linea di pensiero degli altri players regionali.

Ora che il numero di militari russi e cinesi nell’Artico, sta raggiungendo cifre considerevoli, gli Stati Uniti starebbero spingendo per l’intesa verso una governance regionale. Si tratta in molti casi di equilibri troppo stagionati per poter cambiare in modo così repentino. Sicuramente puntare su appoggi economici ai paesi dell’area, potrebbe essere un vantaggio. E questo a Washington lo sanno. Più concretamente, la narrativa sostenuta dagli Stati Uniti, in relazione ai bombardieri schierati alla base di di Ørland in Norvegia sarebbero indispensabili per tutelare la sicurezza di Oslo nei confronti della presenza militare russa e garantire una solida partnership con il paese artico. Per il momento infatti, le unità militari americane, sono in Norvegia, ufficialmente per addestramento, ma la loro utilità, non viene ritenuta così improbabile dalle autorità militari. 

La cosa sicura è che nel lungo periodo, la strategia statunitense nell’Artico potrebbe assumere caratteristiche analoghe a quelle già viste in altri scenari mondiali. Gli Stati Uniti potrebbero essere in procinto di intraprendere una missione, contro un nemico ben definito, che si mostra pericoloso per gli obiettivi di politica estera e sicurezza nazionale americana. In questo caso, come nei precedenti in giro per il mondo, potrebbero definire la strategia e determinare la coalizione, imbarcando con sé, tutti gli alleati propensi a sobbarcarsi questo impegno. La differenza però, sta negli interessi economici che legano gli alleati, anche a realtà come Russia e Cina. Altro elemento da tenere sotto controllo è la leadership dell’Artico, fortemente in discussione, in uno scenario in cui gli Stati Uniti, sanno bene che la vittoria non è né scontata, né molto probabile. 

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

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